di GIOVANNA PAOLINO
Ancora una aggressione ai danni degli Agenti della Polizia Penitenziaria. Questa volta i fatti che andiamo a raccontare si sono svolti nell’Istituto Penale per Minorenni di Airola , che non si sottrae all’escalation di violenza , ormai biglietto da visita delle carceri italiane.
A denunciare l’accaduto e’ Vincenzo Palmiero Segretario Regionale O.S.A.P.P.- Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria il quale ribadisce , ancora una volta, la necessita’ di riformare il sistema carcerario con particolare riguardo alla detenzione dei minori.
Questi i fatti verificatisi in data 22 febbraio 2018.

Il detenuto autore dell’aggressione agli agenti penitenziari, classe 1999, era ubicato nella camera n. 4 del 1 gruppo, con blindo chiusa , in esecuzione della sanzione di esclusione dalle attivita’ per giorni 8 che gli era stata irrogata il giorno 22 febbraio 2018.
Nella serata del 22 febbraio 2018, alle ore 21.00, circa, l’Assistente Penitenziario, durante un normale giro di controllo udiva dei rumori indistinti provenienti dalla camera in cui era ubicato il suindicato detenuto. Immediatamente, l’Assistente si portava nei pressi della camera , ove di fatto non riusciva a vedere il detenuto , per effettuare una ispezione visiva all’interno della stessa attraverso lo spioncino del blindo e quello del bagno.
Nonostante gli sforzi, infatti, l’Assistente non riusciva a visionare il lato della camera ove era ubicato il bagno.
Tuttavia, egli era in grado di comprendere l’origine dei rumori e di intuire che essi fossero dovuti a colpi sul muro del bagno nonostante il tentativo del detenuto di attutire i rumori dei colpi attraverso l’abile espediente di aprire contemporaneamente l’acqua della doccia e del lavabo.

L’Assistente, fortemente insospettito, richiedeva immediatamente l’intervento del Preposto ai Reparti Detentivi nonche’ degli altri due colleghi in servizio sui gruppi, che senza indugio si portavano nel reparto.
Poiche’ persisteva ancora il rumore dei colpi, con tutta la cautela del caso il suindicato gruppo di Agenti di Polizia Penitenziaria apriva la camera in modo da non essere sentiti. Una volta all’interno, aperta la porta del bagno che si presentava chiusa, essi sorprendevano il detenuto intento a scardinare con uno dei piedi di ferro del tavolo, in dotazione alla camera, la parte del muro posta sopra la finestra del bagno prospiciente il giardino dell’Istituto.
Il detenuto , appena vistosi scoperto nel suo tentativo, si scagliava con violenza inaudita contro l’Assistente Penitenziario colpendolo con un pugno al volto e provocandogli cosi’ un generale stordimento. A sua volta uno degli Agenti interveniva immediatamente per neutralizzarlo nel tentativo di impedire che il detenuto potesse continuare ad usare violenza nei confronti dell’Assistente e proteggere il detenuto stesso da qualsivoglia pregiudizio alla sua integrita’ fisica.
Purtroppo il livello di escandescenza e violenza raggiunto dal giovane rendeva indispensabile l’intervento del Preposto e di un altro Assistente Penitenziario che si trovavano costretti ad usare la forza necessaria per neutralizzarlo considerato che , nel suo tentativo di contenimento , l’Agente intervenuto a difesa dell’Assitente subiva colpi alla spalla destra.
Il detenuto veniva condotto in via precauzionale e per il tempo strettamente necessario nella sala socialita’ del gruppo, unica stanza piu’ idonea per effettuare il suo contenimento e posta a sorveglianza a vista.
Immediatamente veniva disposta la destinazione del detenuto nella stanza collettiva n. 1 del gruppo n.2 –
L’Assistente Penitenziario e l’Agente Penitenziario venivano accompagnati all’Ospedale di Sant’Agata dei Goti per gli accertamenti del caso.
A sua volta il detenuto e’ stato sottoposto a visita medica e non ha riscontrato echimosi, ematomi o lesioni.
Questo grave episodio pone il focus sulla situazione delle carceri minorili , quelle in teoria riservate a delinquenti minorenni, che, invece , sono piene di detenuti maggiorenni. Per capirci: in Italia un detenuto su sei, nelle strutture destinate ai minori, ha superato i diciott’anni. In alcuni casi la quota dei “giovani adulti” (così vengono definiti nel gergo carcerario) supera addirittura quella dei minori.
“La giustizia minorile è alla deriva – attacca Vincenzo Palmieri , Segretario Regionale dell’Osapp, – e così facendo viene meno pure il principio della rieducazione: vista la presenza massiccia di maggiorenni si è ribaltata la situazione, e siamo arrivati al punto che i più grandi hanno la possibilità di insegnare agli altri il crimine”.
Senza contare che, in effetti, il passaggio per i maggiorenni dai carceri minorili a quelli normali è impedito, anche e soprattutto, dall’endemica situazione di sovraffollamento di questi ultimi.
” La questione principale resta quella delle carceri – continua Palmieri – da qualunque parte la si veda. Nel senso che ospitano migliaia e migliaia di detenuti fino ai 25 anni che hanno commesso un reato minore quand’erano già maggiorenni: se anche loro avessero accesso alle strutture minorili, che rappresentano un’altra dimensione del mondo penitenziario e costano pure meno, si risolverebbero alcuni problemi”.
” Il nostro ringraziamento agli Agenti della Polizia Penitenziaria – conclude – che hanno impedito , con gravissimi rischi personali , il tentativo di fuga del detenuto”.