NAPOLI- La nonna di un ragazzino di 13 anni ha scritto, su Facebook, al consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, lamentandosi della scelta della Dirigente di un Istituto comprensivo di Scampia di non aver consentito l’ingresso a scuola al nipote, reo di sfoggiare una capigliatura dai riflessi di un colore non tradizionale. Borrelli, ricevuta la notizia, ha informato l’Ufficio scolastico regionale della Campania per le valutazioni del caso.
Dal canto suo la Dirigente ha tenuto a precisare che “tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”
Del resto, in questa stessa scuola, sono bandite treccine ma anche creste, bermuda, pantaloni stracciati, sandali, trucco pesante, ombelico scoperto, maglie e felpe con simboli che inneggiano alla violenza. A tal proposito dichiara la Dirigente che i ragazzi
”Imparano oggi quello che servirà loro domani. Potranno mai andare a lavorare in bermuda o con l’ombelico scoperto o con treccine blu elettrico? Non credo proprio. Un giorno saranno avvocati, infermieri, medici, artisti, bancari e sapranno che esistono regole da rispettare, sapranno cos’è un dress code” e aggiunge “che il ragazzo in questione ha un talento per il pianoforte e la passione per la matematica. Va guidato per evitare che segua cattivi modelli”.
La questione è molto più complessa di quel che può apparire e chiama in causa molteplici fattori. In ogni scuola il Patto di corresponsabilità ,prescritto dal D.P.R n. 249/1998 (novellato dal D.P.R 235/2007),ha lo scopo di rafforzare il rapporto tra la scuola e la famiglia, fornisce un insieme di regole e nome di comportamento dei docenti, delle famiglie e degli alunni, nonché i criteri per la valutazione degli stessi. Il modello base del Patto è fornito dal Miur, anche se ogni scuola ha la facoltà di personalizzarlo, ma non certo di snaturarlo.
Secondo tale modello gli allievi sono tenuti:
-A rispettare i loro docenti e tutto il personale operante nelle scuole, gli ambienti, gli arredi, le attrezzature, i sussidi, il materiale didattico;
-Ad impegnarsi quotidianamente durante il lavoro in classe
-A rispettare gli orari di ingresso.
Sono poi previste regole per l’ utilizzo dei dispositivi elettronici e norme contro la violenza e il bullismo dentro e fuori i locali scolastici.
Detto questo, sia la Costituzione italiana che la Dichiarazione universale dei dei diritti dell’uomo tutelano la libertà di espressione a patto che non si superino i limiti del buon costume. Nel caso specifico,l’attenzione si è concentrata su scelte di carattere estetico e dunque su un terreno scivolosissimo se consideriamo che la maggior parte dei pensatori moderni concorda nel ritenere con Hume che “ogni individuo deve accettare la propria inclinazione estetica e non pretendere che gli altri si uniformino ad essa”.
Esiste, infatti, una percezione della bellezza che si definisce “gusto” e che cambia nel tempo e da persona a persona e che ci permette di apprezzare uno stile e un modo di porsi anziché un altro. In ambito estetico, dunque, non possono e non devono, sempre ovviamente nei limiti della pubblica decenza, subentrare giudizi di ordine morale che pretendano di delineare questioni di opportunità, anche perché la personalità degli individui passa anche attraverso la possibilità di comunicare all’ esterno, attraverso un proprio “stile”,sofferenze , disagi , allegria , gioia che gli educatori devono saper interpretare ,fedeli al motto spinoziano per cui “humanas actiones non ridere, non lugere neque detestari sed intelligere”.
Il ruolo della scuola è quello di orientare gli allievi affinché possano conoscere le proprie potenzialità e giungere a comprendere che tutto il mondo si dispiega di fronte a loro affinché lo inventino e non lo ripetano.
Se domani, dunque, in Tribunale o in Ospedale oppure in Banca, a seconda del percorso che avranno intrapreso, coloro che sono oggi studenti si vedranno tenuti ad un determinato abbigliamento o ad un certo tipo di contegno in ragione del lavoro che avranno scelto di svolgere, ciò sarà l’effetto di una valutazione che essi stessi avranno compiuto, e non il risultato di una preclusione imposta loro a priori: perché saranno essi stessi ad aver valutato che tra gli effetti implicati dal lavoro che avranno appunto scelto di svolgere, insieme all’orario o all’ammontare dello stipendio, rientra anche quello di un atteggiamento più o meno rigoroso od imbrigliato loro richiesto. Se pertanto appare comprensibile la decisione della Dirigente, comunque a sua volta vincolata all’osservanza del Patto di Corresponsabilità e chiamata a trasmettere il valore che le regole assumono in una società civile, sarebbe altresì auspicabile che la definizione di tali regole sia imperniata su elementi sostanziali e non mere apparenze di carattere formale: come ricordava Einstein riguardo alla discussa sciatteria di un noto un musicista, geniale suo pari, “per quanto riguarda Schubert, ho solo questo da dire: suonate la sua musica, amatela e tenete la bocca chiusa”.