SANT’AGATA DEI GOTI- Tre giorni di spettacoli, tablao dal vivo, street food e cultura iberica, nel segno di un’identità storica che il festival ha il merito di restituire alla memoria collettiva.
Dopo il successoo del Barrio Fest 2025 andato oltre ogni aspettativa ragionevole con quasi 10.000 presenze in due sole giornate: un pubblico arrivato da tutta la Campania per ascoltare suoni di chitarra flamenca tra le mura di tufo e profumo di paella che saliva dai vicoli. Un’atmosfera che era difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta, nel centro storico di Sant’Agata de’ Goti, un borgo a cui l’atmosfera di certo non manca.
Un borgo che parla catalano da secoli
Per capire perché il flamenco si sia ambientato così bene tra queste mura, bisogna fare qualche passo indietro. Sant’Agata de’ Goti, nel cuore del Sannio beneventano, è uno di quei luoghi che sembrano sospesi tra epoche diverse: medievale nell’architettura, romano nell’impianto, con uno stratificato passato che passa per dominazioni longobarde, normanne e angioine prima di arrivare, appunto, agli Aragonesi. È in quel periodo che il borgo sviluppa legami profondi con il mondo catalano e spagnolo — legami che non sono rimasti solo nei documenti. La Finestra Catalana che si affaccia su uno dei vicoli del centro storico è lì a ricordarlo: traccia architettonica di un’identità mediterranea che non si è mai del tutto cancellata.
Inserita tra “I Borghi più belli d’Italia” e insignita della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Sant’Agata de’ Goti custodisce un centro storico arroccato su uno sperone di tufo, circondato da profonde gole, con un patrimonio di chiese, palazzi e vicoli che molti conoscono ancora troppo poco. L’area che dalla Cattedrale scende verso la piazza centrale era un tempo un quartiere vivace e popolare — un vero barrio mediterraneo, fatto di incontri quotidiani e scambi continui. È da questa memoria che il Barrio Fest prende nome e sostanza, non come operazione folkloristica, ma come gesto di restituzione culturale.
La seconda edizione: tre giorni, cinque location, nessuna pausa
Dall’1 al 3 maggio 2026, il centro storico torna ad animarsi — questa volta per tre giornate intere, con un programma più lungo e più articolato rispetto all’esordio. Gli spettacoli live si distribuiscono su cinque location nel cuore del borgo: Patio San Francesco, Largo Lapati, Largo Scuola, Largo del Toro e il Tablao San Vito, quest’ultimo pensato come spazio più raccolto e teatrale per i momenti di maggiore intensità performativa.
Venerdì 1 maggio apre il festival con un pomeriggio in progressione: dal primo pomeriggio, i gruppi cominciano a occupare gli spazi in rotazione continua, con esibizioni che si sovrappongono e si rincorrono da un largo all’altro. Flamenco de Pitimini, Mestizo Flamenco, Los Perros de la Calle, Flamenco Lado Sur, Las Sevillanas e la compagnia del Tablao San Vito con Don Chisciotte — tre repliche nell’arco della giornata — danno subito il tono a un festival che non concede tempi morti.
Sabato 2 maggio è la giornata più densa: il cartellone si arricchisce con l’arrivo di La Jumara e dei Gitanos, che affiancano le compagnie già presenti, e le performance si spingono fino alle 22:00 al Patio San Francesco con Los Perros de la Calle. Al Tablao San Vito, nel frattempo, il flamenco non si ferma: Flamenco de Pitimini e Flamenco Lado Sur si alternano dal pomeriggio fino a notte fonda.
Domenica 3 maggio tutte le compagnie tornano in campo per un ultimo giro completo tra le location, con inizio già alle 13:00 e spettacoli fino alle 20:30. Don Chisciotte chiude il Tablao San Vito alle 20:00, in quello che promette di essere il congedo più teatrale dell’intero weekend.
Attorno agli spettacoli, il borgo si anima con visite narrate nel Barrio — itinerari che raccontano le radici iberiche di Sant’Agata attraverso architettura e storia locale — e con mercatini, mostre e sfilate che portano vita negli angoli più nascosti del centro storico. La tradizionale Infiorata di Maggio, con i balconi addobbati a fiore, trasforma ogni facciata in una scenografia naturale. E poi c’è il cibo: l’España Street Food porta nei vicoli i sapori del Sud della Spagna, dalla paella alle tapas, completando un’immersione sensoriale che non lascia fuori nulla.
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