BREXIT: L’ISOLAZIONISMO BRITANNICO TROVA IL SUO CORONAMENTO.

BREXIT: L’ISOLAZIONISMO BRITANNICO TROVA IL SUO
CORONAMENTO.

di Sebastiano Devastato

Pochi ci credevano fuori dai confini del Regno Unito. A quanto pare, però, i sudditi di
Sua Maesta britannica, invece, ci speravano. Ed hanno votato di conseguenza. A nulla
sono serviti i moniti alla prudenza sia delle autorità della UE, sia dei singoli capi di
governo europei, e Renzi tra questi. Anche l’appello in extremis del premier
britannico David Cameron perché nelle urne prevalesse il ‘Remain’ , è caduto nel
vuoto.

E anche se lo scarto è sembrato minimo ( 52% per la ‘Brexit’ e 48% sul
‘Remain’), l’affluenza di oltre il 72% dei cittadini britannici, una percentuale di gran
lunga superiore a quella che nel Regno Unito normalmente si registra persino nelle
elezioni politiche generali, dove, si sa , si vota a turno unico e con una polarizzazione
netta tra conservatori ( Thory) e laburisti, per cui, ogni singolo voto può significare
un governo di segno opposto, testimonia che i britannici, stavolta, non si sono fidati
di cosa decidesse, anche in vece loro, il loro vicino.

Del resto la Gran Bretagna ha sempre svolto un ruolo di ‘freno’ in relazione alle politiche comunitarie. Hanno
sempre preferito suluzioni ‘parziali’, che salvaguardassero la loro specificità, piuttosto
che investire in politiche europeiste a tutto tondo. Non a caso, delle grandi potenze
politico-economiche europee, la sola Nazione rimasta fuori dal sistema della moneta
unica , l’euro appunto, è stata la Gran Bretagna.

Si sono sempre fidati di più delle loro riserve monetarie, del rigore nella politica economico-finanziaria messa in atta dal Cancelliere dello Scacchiere ( il Ministro delle Finanze di Sua Maestà), piuttosto che
della BCE. In politica estera, attesa la estrema debolezza delle istituzioni comunitarie,
l’assenza di una strategia e di una reale forza, non solo diplomatica, anche militare, di
intervento negli scenari internazionali, la Gran Bretagna è stata sempre molto più
vicina agli Stati Uniti a cui si sente profondamente legata da vincoli ‘atlantici’ assai
più solidi di quelli coi paesi europei. Sarà l’origine degli stati, la comunanza della
lingua e della cultura anglosassone con il ‘grande fratello’ di oltreoceano, la gran
bretagn ha sempre seguito gli Stati Uniti anche nei recenti eventi bellici in Iraq, in
Afghanistan ed in tutti gli scenari di crisi internazionale, ad onta del non
interventismo franco-tedesco.

Poi, di fronte alla minaccia di un ingresso incontrollato
di migranti e profughi provenienti dall’africa, sempre più hanno preso piede gli
spauracchi alimenati da Farage, esponente dell’ultradestra d’oltremanica, e di una
buona fetta anche dei conservatori di Cameron, spauracchi dovuti al possibile
ulteriore calo dell’occupazione e della concorrenza dei migranti nell’occupare posti di
lavoro che, pur essendo disdeganti dai britannici stessi, ed, invece ricoperti a costi
anche più bassi, dai cittadini extracomunitari, in tempo di crisi servono a far sbarcare
il lunario alle classi autoctone medio-basse del Regno Unito.

Adesso l’isolazionismo
britannico ha avuto al sua consacrazione popolare. ‘Perfida Albione’ risorge come
antagonista delle politiche continentali unitarie perseguita dalla U.E. Si attendono
tempeste monetarie, ma soprattutto politiche sia nel Regno Unito che nel resto
dell’Europa. Quanti Stati saranno tentati dall’esempio britannico? In Italia il
Movimento cinque stelle non mancherà di alzare la voce.