CAMPOSANO – Ha riaperto i battenti il negozio di barbiere che solo la II Guerra Mondiale aveva chiuso

Il mestiere del barbiere appartiene ad altri tempi e sembra che nel ventunesimo secolo non ci sia più spazio per questa figura, ma non è così. Resta la sua figura ma si è modernizzata, ora si frequentano corsi della durata di alcuni anni

CAMPOSANO (NA) – A Camposano è una vera e propria istituzione il negozio di barbiere sito in Via Rispoli nr. 9. Solo la II^ Guerra Mondiale era riuscita a farla chiudere ma subito dopo la firma della Pace ha ripreso la sua attività e va avanti di generazione in generazione.

La pandemia da COVID-19 l’ha di nuovo fatto chiudere per tre lunghi mesi ma ora ha riaperto la “saracinesca” e sta incominciando a ricevere, su appuntamento e rispettando i rigidi protocolli di sicurezza (grembiuli, guanti, mascherine, gel, sanificazione dopo ogni taglio di capelli. Stiamo parlando del negozio di acconciature maschili (una volta venivano conosciute come “barbierìa”, bottega di barbiere) aperta nel lontano 1930 da Orlando Bolognino e da questi passata in eredità al figlio Salvatore nel 1966 che a sua volta l’ha lasciata ai suoi due figli: prima Antonio ed il secondo è Angelo.

Prendersi cura dei capelli è da sempre un’attività fondamentale per l’uomo. La storia del lavoro di parrucchiere è infatti piuttosto lunga e risale addirittura all’età “Paleolitica”. I rasoi più antichi ritrovati dagli archeologi risalgono a ben 3.500 anni fa in Egitto, durante l’Età del Bronzo, mentre i primi negozi di barbieri veri e propri vengono ideati dagli antichi Greci: è qui che l’acconciatura diventa una professione e i negozi un punto di ritrovo per la vita cittadina.

Durante il medioevo avvenne una rivoluzione: in Europa si diffuse infatti la pratica dei barbieri-chirurghi. Oltre a occuparsi dei capelli, i barbieri potevano curare mali minori ed effettuare pratiche come i salassi. È qui infatti che comincia la curiosa storia dell’insegna per barbieri, quell’asta più o meno lunga con un pomo di bronzo all’estremità e una spirale di strisce bianche e rosse che ne percorre la lunghezza (nella versione americana compare anche il colore blu).

Ecco il perché della forma: l’asta rimandava al palo che veniva dato da stringere al paziente durante il salasso, in modo che il braccio restasse orizzontale e le vene risultassero ben visibili. Il pomo in bronzo all’estremità aveva la forma del vaso in cui il sangue si raccoglieva, mentre le strisce rosse simboleggiavano le garze insanguinate. Ed anche il nonno, durante la guerra andava mettendo le sanguisughe per curare i malati.

Salvatore Bolognino da giovane ha lavorato molti anni a Napoli come “garzone di bottega” per apprendere i rudimenti di un’arte che non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Solo dopo avere imparato l’arte ed il mestiere ha deciso di far ritorno a Camposano ed aprire un negozio “tutto suo”, con il quale ha portato avanti la famiglia ed ora i suoi figli proseguono la tradizione di famiglia.