Cancello Scalo. Il Castello del Matinale, da maniero federiciano a covo dei briganti 

di Pasquale Iorio
Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro
Negli anni in cui facevo il pendolare tra Napoli e Caserta all’altezza della stazione ferroviaria di Cancello venivo sempre attratto dalla visione di un castello che si erge sulla collina, Il Castello del Matinale o di Rudovaco. Merita una adeguata attenzione da parte di tutti per recuperarlo come bene comune, simbolo di civiltà. Per questo abbiamo deciso di fermarci qui per la 5 tappa del nostro viaggio.

Si affaccia sulla valle di Suessola e appartiene al Parco Regionale del Partenio. Venne costruito nella prima metà del 1200 da Tommaso II D’Aquino, conte di Acerra prima del matrimonio con la figlia illegittima di Federico II, Margherita di Svevia. Il castello presenta la classica architettura dei castelli Normanno-Svevi presenti in Puglia. La pianta è quadrata e racchiude il cortile interno e le quattro torri ai lati, visitabili attraverso una scala un po’ impervia, una quinta torre si trova sul lato nord.
Si erge a circa 212 metri di altezza sul livello del mare. Il suo fondatore intorno all’839 fu il longobardo Rudovaco, che prima di morire ne fece dono al conte di Acerra, Cullezio. Secondo la tradizione il conte, nel tentativo di unire l’edificio al castello del suo feudo tramite un cunicolo sotterraneo, provocò il crollo di un’intera ala della costruzione. Non fece in tempo a porre rimedio al danno perché trovò la morte nella battaglia di Sclavi, dove combatté al fianco di Landone di Capua. A ricostruire il castello fu il normanno Ramperto che di lì a poco, però, ne ordinò la distruzione.

L’edificio, comunque, fu di nuovo ricostruito nel XII secolo ad opera dei conti Mattaloni assumendo le forme attuali, fatta eccezione per le piccole modifiche apportate dai vari proprietari e per gli inevitabili danni dovuti al trascorrere dei secoli. Nel 1437 Giovanni Vitellesco da Corneto, patriarca alessandrino, avendo fatto prigioniero l’Orsino ricevette il cappello cardinalizio dal papa Eugenio. Dal 1443 al 1460 Giacomo Candida di Benevento fu castellano del Castello di Cancello, che fu per un certo tempo feudo degli estinti duchi di Maddaloni. Dopo essere stato posseduto dai principi di Caraminico, per successione femminile è passato agli attuali Barracco.

Nel periodo del brigantaggio il Castello divenne il regno del brigante Mucusiello. Nel 1785, durante il periodo napoleonico, per la sua posizione strategica, il castello (nel 1799) ospitò il generale Championnet che, al comando dell’armata francese, costrinse alla fuga il re Ferdinando IV consentendo ai rivoluzionari napoletani la proclamazione della Repubblica Partenopea. In quello stesso periodo fu annoverato dal Lavigny, nell’elenco preparato per l’arrivo di Giuseppe Bonaparte, tra le opere di interesse artistico. Tutti ebbero rispetto per il Castello.

Nel 1943 il Castello fu sede dei Comandi della Quinta e della Settima armata delle truppe alleate. Il colonnello Spencer J. Braw grande disegnatore e appassionato di opere d’arte, preparò degli schizzi del Castello esposti in seguito a New York nel 1949, ad una mostra di monumenti dell’Italia meridionale. Al corpo centrale sono addossate cinque poderose torri quadrate. Sulla sinistra del lato che guarda a sud-ovest, accanto a una torre, è visibile l’ingresso segnato da un arco a ogiva. Una delle torri presenta al suo interno una stanza con intonaco affrescato alla maniera pompeiana, secondo la moda che si diffuse nelle dimore della nobiltà sul finire del XVIII secolo, all’indomani della scoperta di Ercolano e di Pompei.

Per visitarlo basta scendere alla fermata delle FS di Cancello scalo e percorrere un breve tratto a piedi di circa venti minuti ed arrivare in cima, con attenzione e cautela. Da lassù si gode uno splendido panorama, con una vista fino al Centro Direzionale, al Vesuvio e Ischia.

Nel passato la struttura è stata in parte restaurata ed adattata a sede di eventi. Anche se presenta in alcuni punti un terreno piuttosto malconcio al suo interno, è molto gettonato per passeggiate e pic-nic all’aperto soprattutto nel periodo pasquale. Le guide del posto raccontano che questo castello è attorniato di mandorli, ulivi, asparagi e fichi d’india. Se si è fortunati, si può incontrare un gruppo di caprette pascolare e abbeverarsi alla fontana pubblica.

Alcuni anni fa la famiglia Barracco presentò un progetto alla Regione Campania per la sua valorizzazione come sede di un parco letterario, che purtroppo non venne preso nella giusta considerazione dalla Giunta dell’epoca. Forse oggi i proprietari del maniero, d’intesa con il comune di S. Felice a Cancello ed il Parco Regionale, potrebbero riprovarci per restituire alla comunità e rendere fruibile un monumento di alto valore per la nostra storia ed identità culturale.

Anche in questo caso può valere l’esempio di una buona pratica come quella del Real SITO di Carditello