CASERTA. ANTONIO ZAMPELLA HA DAVVERO UCCISO MARCO MONGILLO ? QUESTA MATTINA I FUNERALI CELEBRATI DA DON ANTONELLO GIANNOTTI.

di Giovanna Paolino

Questa mattina , alle ore 10.30, nella Chiesa del Buon Pastore,  Don Antonello Giannotti ha celebrato i funerali di Marco Mongillo , il giovane ucciso lo scorso venerdi’ da un colpo di pistola nel Rione Santa Rosalia di Caserta.

La salma e’ giunta dall’obitorio dell’ospedale  procedendo ai lati del Parco Santa Rosalia , del Rione Tescione e del Rione Vanvitelli.  Tutt’intorno , come un sinistro presagio, i manifesti di morte del giovane  quasi a  rimarcare quanto e’ accaduto, in nome di una giustizia lontana e dimenticata in questa terra nella quale criminalita’ organizzata e  politica hanno trasformato dolore e male di vivere in una soap opera chiamata Gomorra.

Ma tant’e’ !!!

Si tratta adesso di stabilire come sono andati effettivamente i fatti in quel drammatico 10 luglio allorquando

Marco Mongillo, pizzaiolo ventenne di Caserta, viene  ucciso da un colpo di pistola da un amico mentre, pare, stavano “giocando” alla roulette russa durante un compleanno.

L’omicida, Antonio Zampella,  sostiene che si era trattata di una tragica fatalità in quanto era “convinto” che la pistola fosse scarica.

La madre della vittima , invece, non crede alla versione e sostiene  che Zampella intendesse uccidere.

Successivamente il colpo di scena sulla morte del ragazzo: il gip di Santa Maria Capua Vetere  decide che Zampella rimarrà dietro le sbarre, che la ricostruzione dei fatti, del “gioco” finito male e della disgrazia sono “inverosimili” e che la personalità del 19enne omicida è pericolosa, “allarmante e priva del necessario autocontrollo”. In poche parole, potrebbe ledere ad altri. Quindi il ragazzo rimane in cella.

Non si è trovato, fra l’altro, alcun rimasuglio della droga che Zampella sosteneva si fosse consumata dopo pranzo. Ci sono molte contraddizioni nel racconto: la pistola, che l’omicida ha detto di aver gettato dalla finestra, era avvolta in un panno. I testimoni sono fuggiti tutti. Il fratello della vittima dice di essere sceso perché gli erano cadute le cartine delle sigarette proprio al momento dello sparo. Per la Procura, qualcosa non quadra.Oltre al sospettato Rocco Belardo , sono ancora tenuti in stretto riserbo i nomi degli altri due indagati per la detenzione di arma clandestina e di favoreggiamento.

Ma procediamo con ordine.

L’omicidio si e’ consumato in un contesto legato non alla microcriminalita’, ma alla criminalita’ organizzata di Caserta.

Innanzi tutto la vicenda pone in primo piano la inutilita’ della pena degli arresti domiciliari .Gli arresti domiciliari, non possono essere intesi come una vacanza premio, ma devono mantenere la loro essenza di misura cautelare, seppur attenuata rispetto alla custodia in carcere. Con l’applicazione della stessa, solitamente, il magistrato prescrive di evitare contatti con soggetti diversi dai parenti e dai difensori. Niente visite a casa, dunque, né tantomeno telefonate ed sms con soggetti terzi.

In questo caso, come in altre situazioni, e’ evidente la inosservanza delle norme che regolano questo istituto.

Chi avrebbe dovuto controllare il detenuto Umberto Zampella? E perche’ questo non e’ avvenuto ?

Ancora. Umberto e Antonio Zampella sono i nipoti del piu’ famoso Zampella Peppe a’ Purchetta , noto per vicende varie , principalmente legate al sistema , e non solo, dei parcheggiatori abusivi. Un sistema dinanzi al quale,  ancora una volta,  la citta’ di Caserta ha chiuso bocca, orecchie e occhi.

Questo omicidio, dunque, non deve lasciarci perplessi: in fondo, se solo si tiene conto dei due punti sopra indicati, era inevitabile che , quanto prima, secondo le leggi di Gomorra, ” quanto prima ci scappasse il morto”.

La domanda e’ un’altra : chi ha davvero ucciso Marco Mongillo ?

La mamma della vittima non crede nella storia della roulette russa . Anzi, sostiene la tesi dell’omicidio premeditato.

Allora procediamo con ordine.

Innanzi tutto e’ davvero impossibile giocare alla roulette russa con una pistola semiautomatica, una Browning calibro 7, 65. Marco sarebbe stato ucciso da un colpo solo frontale . Altro che roulette russa!  Antonio Zampella dice di avere lanciato la pistola dal balcone dopo essere svenuto. Ma la pistola e’ stata trovata in via Borromini nascosta in canovacci da cucina.

Qual e’ , dunque , la verita’ ?

Secondo le persone vicine a Marco, i rapporti fra questi e il clan Zampella erano quanto mai tesi.

Il giovane, che viene descritto come un ragazzo alquanto determinato,  sarebbe stato inviso non ad Antonio Zampella ma al fratello Umberto, quello, cioe’ , che era agli arresti domiciliari e che, per disposizione di legge, non avrebbe dovuto incontrare nessuno se non gli stretti parenti.

Ma non e’ tutto. Si dice che ogni sera, alcuni giovani amici degli Zampella, passassero , a bordo di un ciclomotore,  nei pressi del Ristorante ” La Loggetta ” in via Colombo coprendo di insulti il giovane pizzaiolo.

Sembra che nei confronti del giovane pizzaiolo Umberto Zampella avesse una ostilita’ maturata nel corso del tempo e che, proprio per questa ragione, Marco Mongillo non avrebbe mai potuto  recarsi a casa sua per una visita di amicizia o per partecipare a un pranzo.

Si dice anche che Umberto Zampella  ci avesse provato con la fidanzata di Marco e che , per sfidarlo,  avrebbe coinvolto nella propria cerchia di amicizie il fratello del ragazzo , Vincenzo, la cui versione dei fatti sarebbe discordante con quella di Antonio , e che , si dice, sarebbe stato presente all’omicidio.

Un testa a testa, dunque, quello fra Umberto Zampella e Marco Mongillo, che, secondo le indiscrezioni, non si era mai piegato alle provocazioni di Umberto , andando dritto per la sua strada.

Allora , se i fatti sono questi, per quale ragione il ragazzo era a casa di Umberto Zampella ?

Sono in molti a pensare che il giovane  si sia recato nella ” casa maledetta” per portare indietro il fratello e sottrarlo alla plagiante amicizia di Umberto.

Addirittura sono in tanti a pensare che la versione raccontata da Antonio Zampella sulle modalita’ di svolgimento dei fatti sia finalizzata a proteggere  quello che potrebbe essere il vero assassino.

La Magistratura e le Forze dell’Ordine riusciranno sicuramente a stabilire la verita’.

Il Gip Nicoletta Campanaro del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nella sua ordinan.za di custodia cautelare ha scritto che l’indagato Antonio Zampella, durante il secondo interrogatorio in carcere “forniva una versione palesemente difensiva, a tratti inverosimile, finalizzata a ridimensionare le sue responsabilità nella vicenda in esame e a ricondurre l’evento mortale nell’alveo di una condotta di tipo colposo”.  La ricostruzione del “gioco finito male” non convince nemmeno gli inquirenti della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Il procuratore capo, Maria Antonietta Troncone, l’aggiunto Antonio D’Amato e il sostituto Michele Caroppoli hanno ordinato altri rilievi sul luogo del delitto e perquisizioni nelle abitazioni di altri due indagati per reati connessi all’omicidio.

Rimane il dolore straziante di una madre , che piange inutilmente  il proprio figlio, e rimangono domande in cerca di risposte congrue.

Rimane la responsabilita’ delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare questo territorio, non si capisce per quale ragione ,  abbandonato da Dio e dagli uomini.

Rimane una citta’ silente che annaspa nell’imbarazzante baratro dell’omerta’ con la convinzione che quanto accaduto sia solo una fiction da cancellare cambiando semplicemente canale.