CASERTA. CENTRI COMMERCIALI IN CITTÀ – Il Consigliere Comunale ANTONIO CIONTOLI:”Questa vicenda infliggerà un ko tecnico definitivo alla capacità di resistenza dei piccoli commercianti”

di GESUALDO NAPOLETANO

CASERTA – In questi ultimi giorni è scoppiata la polemica riguardante la costruzione di alcuni centri commerciali nella città di Caserta. Stando ai fatti saranno costruiti ben tre centri commerciali nella zona che comprende i quartieri di Parco Cerasola, Parco degli Aranci, Via Falcone e Via Borsellino.

A proposito di tale questione il Consigliere Comunale di Caserta Antonio Ciontoli, con la sua costante e intelligente attenzione alle problematiche della città,  si è recato nella zona in cui dovranno essere costruiti questi centri commerciali.

“Ho utilizzato la mia mattinata di ferie – ha detto il Consigliere Comunale di Caserta, Antonio Ciontoli –  per fare un giro nel perimetro delle 4 aree dedicate a centri di distribuzione commerciale, ne rilevo, con preoccupazione, una rete capillare di storici operatori, integrata da ultimo da numerosi investimenti fatti da giovani, destinata, purtroppo, a ricevere disagio nel breve e medio periodo. Un’area interclusa in circa 600 metri di linea d’area e che coincide con il Parco Cerasola, in cui c’è ancora una grande capacità di resistenza e di sviluppo commerciale, con il Quartiere degli Aranci, Tredici, San Clemente, Centurano, la Torretta, Falciano, Tuoro e Garzano, Via Ruta e area mercato, per finire all’impatto forte sui Rioni e sulla stessa Via Acquaviva”.

La costruzione di questi centri commerciali in città potrebbe rivelarsi davvero un ulteriore problema dal momento che la crisi economica, fortemente percepibile a Caserta, verrebbe accentuata con l’edificazione di catene appartenenti alla grande distribuzione che andrebbero senza dubbio ad “ammazzare” letteralmente i piccoli commercianti casertani.

“Tutta la rete del commercio di vicinato cittadina – ha continuato l’attentissimo Ciontoli –  risentirà di questa non scelta che, a prescindere da ogni valutazione tecnica, necessitava dei tempi di discussione del Puc e di un dibattito politico, largo e diffuso, legato al campo delle opportunità e dei modelli di sviluppo di un territorio già largamente rimaneggiato, in quanto afflitto dalla precarietà occupazionale e dalla desertificazione, conseguenza derivata dalla imponente cinta delle catene della grande distribuzione, esistente intorno alla città. Un qualcosa che indurrebbe ancora a riflettere, come città capoluogo e vertice di una conurbazione, atteso che, in questi giorni, lo stesso casello di Caserta Sud è divenuto un punto di disagio e pericolo anche per chi ha altre esigenze ed emergenze e non usufruisce dei grandi attrattori”.

Davvero una situazione preoccupante questa, dovuta al permissivo piano Siad 2002, passato sotto 4 sindaci e varato prima della costruzione della cinta della grande distribuzione nei pressi di Caserta Sud,  che consente al dirigente di turno di definire il modello di sviluppo e di determinare una possibilità di impatto così cruenta e violenta sul piccolo commercio.

“Personalmente – ha concluso Antonio Ciontoli –  non ho nulla contro i centri commerciali, ne’ contro le proprietà, anche se resterebbero da fare importanti considerazioni sul destino dei guadagni ed i ritorni in termini di occupazione e benefici per il nostro territorio. Ho già trattato questo tema anche nell’ultimo consiglio comunale, ritenendo quello il luogo ufficiale in cui elevare la misura del dolore e la sofferenza strenua dei commercianti della nostra città. Mi chiedo, però, ancora una volta, data la vastità del tema in discussione, se il consiglio comunale non avesse avuto diritto alla informativa ufficiale. Così come mi chiedo se sono state informate le associazioni di categoria e cosa stanno facendo ora per parare un colpo, a mio vedere, letale. Questa vicenda, infatti, infliggerà un ko tecnico, definitivo, alla capacità di resistenza dei piccoli commercianti e a questo punto allo stesso Iperion in cui, ad oggi, opera il solo Famila. Una volta c’era la guerra tra i poveri, ora si innesca, addirittura, segno dei tempi moderni, una competizione tra le stesse strutture di medie e grandi dimensioni che lascerà a nostro carico la occupazione precaria e la desertificazione del territorio”.