CASERTA. LE PIAZZE DEL SAPERE E AISLO PRESENTANO IL VOLUME DI TOMMASO ZARRILLO : ” LA LAVORAZIONE DELLA CANAPA , L’UCCISIONE DEL MAIALE E IL TEATRO CONTADINO “

Caserta. Nell’ambito della rassegna ”  Letture di gusto. Libri, cibo e territorio”   , organizzata da  Le Piazze del Sapere e da Aislo ,  Martedì 17 aprile 2018 ore 17.30, presso il  Caffè degli Artisti Via Mazzini , sara’ presentato il nuovo libro

“La lavorazione della canapa, l’uccisione del maiale   e il teatro contadino”
di Tommaso Zarrillo, ed. Melagrana

Saluti
Luigi Bove, Casa Editrice
Intervengono
Paolo Broccoli , già Deputato
Domenico Proietti, Università L. Vanvitelli
Umberto Riccio, CasertaTurismo
Coordinano Le Piazze del Sapere
In collaborazione con: Caffè degli Artisti, Auser Caserta, Consorzio Caserta Turismo
Esposizione di prodotti tipici a cura rete di Impresa Canapa Sativa Caserta.

Il libro “La lavorazione della canapa, l’uccisione del maiale e il teatro contadino“ rappresenta un documento prezioso, ben strutturato ed argomentato, che raccoglie in maniera dettagliata alcune specifiche ritualità dei contadini dell’agro marcianisano, in particolare quelle relative alla lavorazione della canapa e dell’uccisione del maiale, accompagnate da altrettanti momenti di canti e recitazione che richiamavano ad una antichissima tradizione contadina del territorio. Zarrillo aveva per anni raccolto (anche attraverso una sua testimonianza diretta e con l’ausilio di trascrizioni lasciategli dalla sua famiglia) versi, testi di canti popolari e teatrali che la civiltà contadina si tramandava oralmente da generazioni.
In particolare Zarrillo approfondisce alcuni momenti considerati topici nell’attività lavorativa agreste che scandivano le varie fasi della lavorazione della canapa. Quest’ultima, per molti anni, era stata il sostentamento principale su cui si basava la sopravvivenza dei marcianisani,attraverso attività dirette o strettamente collegate a questa tipologia di coltura.

Il lavoro, talvolta massacrante, si svolgeva quasi per intero nei campi ed impegnava uomini, donne e ragazzi sin dalla tenera età. Intere giornate di lavoro che iniziavano prima delle luci dell’alba e terminavano a sera tardi. Un impegno che non lasciava spazio a momenti di svago o di semplice socialità e che, probabilmente, ha generato il bisogno di creare situazioni di teatralità, canti e sfottò che servivano a distrarre dalla monotonia e a lenire la fatica dei braccianti.

Una sorta di blues nostrano che avveniva nei campi dove squadre di contadini, che solitamente si mettevano l’uno di fronte all’altro e “a fronne ‘e limone”, cioè accompagnandosi solo con la propria voce senza l’ausilio alcun tipo di strumento musicale, impostavano i loro canti. Spesso gli sfottò erano rivolti all’indirizzo del “padrone” del raccolto o del terreno, perché li faceva lavorare troppo o li pagava troppo poco. Ma questi momenti di svago e di recitazione, con organizzazione di parti teatralizzate dove avevano un ruolo i vari membri della famiglia “allargata” contadina, avvenivano anche nelle corti o all’interno delle abitazioni degli agricoltori.

Nel prezioso volume del prof. Zarrillo trovano spazio anche alcuni momenti significativi legati a particolari eventi sia relativi al sostentamento alimentare, come quelli dell’uccisione del maiale, sia di tipo religioso o addirittura amoroso. Ne sono esempi le rappresentazioni dei dodici mesi, il pianto di carnevale, la partenza del carro della dote, il dialogo della madre e del pretendente alla mano della figlia, del laccio d’amore ecc. L’autore vuole dimostrare l’esistenza di un teatro contadino scaturito dai canti intorno alla lavorazione della canapa e di altre colture, sommerso e poco indagato, strutturato spesso in farse teatrali, in parte recitate e in parte cantate nelle ampie corti dei palazzi agricoli.