CASERTA .OMICIDIO MARCO MONGILLO: LA VERA STORIA DEI FRATELLI ZAMPELLA E DEI FRATELLI MONGILLO CRESCIUTI INSIEME. STORIA DI UNA AMICIZIA FINITA IN TRAGEDIA.

di Giovanna Paolino

Omicidio Marco Mongillo.  Continuano  a ritmo incessante le indagini relative alla morte di Marco Mongillo , il giovane pizzaiolo di 20 anni  ucciso lo scorso 8 luglio nei Rione Santa Rosalia di Caserta all’interno dell’appartamento occupato da Umberto Zampella sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti.

A guidare le indagini  Michele Caroppoli, Pm della Procura della Repubblica di Santa Maria C.V., che sta operando in piena sinergia con la Compagnia dei Carabinieri di Caserta.

Nella giornata di ieri avrebbe dovuto essere ascoltato anche Vincenzo Mongillo, fratello del povero Marco, presente in quel tragico 8 luglio nell’appartamento di Umberto Zampella. Di questa testimonianza, peraltro richiesta dallo stesso Vincenzo, la cui posizione all’interno della vicenda non risulta essere chiara, non si sono avute notizie.In ogni caso Vincenzo Mongillo, che nel processo e’ rappresentato dall’Avvocato Alessandro Di Nardo,  non ha detto la verita’.Gli avvocati  di Antonio Zampella, Mario Mangazzo e Michele Di Fraia, hanno chiesto di rivalutare il reato e la misura cautelare per Zampella, ai giudici del tribunale di Napoli. I legali, hanno presentato, di fatto, ricorso al tribunale del Riesame con lo scopo di far derubricare il reato da omicidio doloso ad omicidio colposo, puntando sulla dinamica del gioco finito male.

Sta di fatto che proprio ieri la  Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha provveduto alla nomina di un perito che dovrà analizzare i tre smartphone di proprietà dei ragazzi presenti nell’abitazione di via Cappuccini al momento dell’omicidio. Non si tratterà di un’analisi semplice: il sistema di crittografia utilizzato dalla chat più diffusa, whatsapp, infatti, non registra le conversazioni se vengono cancellate dall’utente.Indagini in corso anche per accertare  la provenienza della Browning calibro 7,65 , arma del delitto, che Antonio Zampella ,  reo confesso dell’omicidio  ha detto di aver acquistato illegalmente da un immigrato a Castel Volturno poche settimane prima.

Quale e’ la vera storia di questi ragazzi casertani finiti alla ribalta della cronaca per un tremendo omicidio?

Noi siamo andati nel Rione Santa Rosalia e abbiamo cercato  di comprendere elementi fino ad ora ignoti alla opinione pubblica.

Ma procediamo con ordine.

Marco e Vincenzo Mongillo sono figli di Mariella Bocconi ed hanno una sorella maggiore gia’ sposata.

La madre si separa dal padre dei due ragazzi, uomo noto a tutti come lavoratore serio ed onesto, e si  trasferisce , con i due figli maschi, al Rione Vanvitelli , guarda caso al piano superiore rispetto all’appartamento in cui vivono i due fratelli Umberto e Antonio Zampella.

La mamma degli Zampella e’ Rosa, sposata con il fratello minore di Luigi Zampella noto come Peppe a’Purchetta. Anche i genitori di Umberto e Antonio si separano e da quel momento sembra che il padre dei ragazzi rompa con loro ogni contatto. Il padre dei ragazzi oggi vive nel Rione Trento mentre  la  mamma Rosa e’ attualmente in carcere, arrestata in seguito ad una maxi operazione di droga nella quale sono stati coinvolti numerosi casertani tra cui Maurizio Cappa e Salvatore Palmieri, oltre che qualche dipendente del Consorzio Ecocar Ambiente scarl.

Ma ritorniamo alla storia dei fratelli Zampella e dei fratelli Mongillo.

Rosa Zampella , al momento della separazione, si trasferisce al Rione Vanvitelli e si unisce a Rosario Palmieri  con cui va a vivere nell’appartamento al piano di sotto dei giovani Marco e Vincenzo Mongillo.

La famiglia Palmieri, inoltre, e’ proprietaria dell’appartamento in Rione Santa Rosalia dove Umberto Zampella era agli arresti domiciliari e dove si e’ consumato l’omicidio di Marco Mongillo.

I giovani Zampella e i giovani Mongillo sono, dunque, cresciuti insieme , nello stesso stabile, in due appartamenti l’uno sovrapposto all’altro.

E questo dato aiuta a comprendere la natura dei rapporti che esisteva fra questi ragazzi.

Fra i quattro Marco Mongillo era quello che si era dedicato ad una vita onesta. Sono in molti a pensare che il giovane si sia recato da Umberto Zampella, agli arresti domiciliari per droga , per aiutare il fratello caduto anch’egli nella rete della droga.

E’ insistente la tesi secondo cui Marco avrebbe minacciato Umberto, qualora questi non avesse lasciato andare Vincenzo, di  rivelare alle Forze dell’Ordine il contenuto di un messaggio sul telefonino che avrebbe definitivamente inchiodato gli Zampella e i loro protettori.Da qui la decisione degli Zampella di uccidere Marco Mongillo.

Vincenzo, invece, sarebbe stato di proposito mandato fuori per non avere testimoni all’accaduto.

Insomma, la tela di questo omicidio continua ad essere intricata ed e’ quanto mai difficile accettare che i fratelli Mongillo e i fratelli Zampella siano addirittura cresciuti insieme.

Una amicizia sulla quale , degrado, solitudine , violenza e la criminalita’ organizzata hanno posto la loro tragica egida.

Sono tante le domande per le quali si attende una risposta.

Perche’ non risponde di questa tragedia anche chi doveva controllare il detenuto agli arresti domiciliari Umberto Zampella ? Vi sono o no delle responsabilita’ istituzionali  in questa vicenda?

A questo punto si puo’ solo concludere dicendo che in questa assurda e spietata  guerriglia armata  di ” poveri” la citta’ di Caserta ha perso un  bravo ragazzo.