CASERTA. Sequestro pozzi pieni di arsenico, insorge il mondo politico

CASERTA – Il sequestro dei 12 pozzi sul territorio di Caserta-San Nicola la Strada dovuto alla abnorme presenza di metalli pesanti, in primis l’arsenico, ha scatenato le ira del mondo politico nazionale e regionale. “La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere” – ha affermato l’On. Antonio del Monaco del M5S – “pochi giorni fa, ha disposto il sequestro di dodici pozzi utilizzati per uso domestico e irrigazione nel territorio di San Nicola la Strada (CE), in località “Piscina Rossa”. In questi pozzi è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti, in particolare da Arsenico, sostanza ad elevata tossicità; inoltre, a seguito dei carotaggi eseguiti in loco, sono stati rinvenuti grossi quantitativi di amianto.

Dalle indagini anche di natura storica, è emerso che la contaminazione da Arsenico risale all’epoca in cui l’ex Opificio Saint Gobain utilizzava l’area per sversare le acque residue del processo industriale di lavorazione del vetro; è stato assodato altresì che più soggetti, tra cui enti pubblici, conoscessero da anni questa “bomba ecologica” e non avessero assunto alcuna iniziativa utile a farvi fronte. Ancora una volta un disastro ambientale nella nostra martoriata terra” – ha aggiunto l’esponente grillino – “Non possiamo far finta di niente chiudendo gli occhi e tappandoci il naso. Siamo dei criminali che stanno lasciando alle generazioni future un habitat inquinato e forse senza soluzioni di bonifiche. Quello che più rattrista è che tutto ciò sembra così lontano da noi e facciamo finta che non esista sotto i nostri piedi o in ciò che mangiamo e beviamo. Bisogna alzare il tiro sulla cura dell’ambiente andando oltre il semplice discorso repressivo, ma sviluppando realmente un percorso culturale che abbia come pilastri fondamentali la promozione alla salute e la prevenzione”. Anche Legambiente ha detto la sua: “Siamo davanti ad un vero e proprio disastro ambientale di enormi proporzioni” – ha affermato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – “Un altro duro colpo ad un territorio già martoriato e che da anni attende una seria bonifica non più rinviabile.

Auspichiamo che la magistratura e le forze dell’ordine, a cui va il nostro plauso, accertino quanto prima le responsabilità di un vero crimine ambientale che si perpetuava da decenni sotto gli occhi di tutti con gravi danni per l’ambiente, l’economia e per la salute dei cittadini”. “Il sequestro di dodici pozzi utilizzati per uso domestico e fertirrigazione da parte Carabinieri del Nucleo di Polizia Ambientale e del Noe di Caserta a causa della “severa contaminazione da metalli pesanti” – hanno affermato il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il portavoce per la Campania del Sole che Ride Vincenzo Peretti – “è la testimonianza che alcuni territori continuano ad essere inquinati. I danni per l’ecosistema e per l’economia dei territori sono incalcolabili.

Auspichiamo che l’attenzione sul problema torni ad essere alta, anche sul piano nazionale. Lo sversamento illegale di rifiuti tossici e gli scarichi abusivi rappresentano un problema reale sul quale non bisogna mai abbassare la guardia. L’operazione dei Carabinieri testimonia l’impegno che le forze dell’ordine profondono quotidianamente per contrastare tali fenomeni. Ma non basta. Occorre che la politica faccia la propria parte, anche le istituzioni nazionali. Le bonifiche non sono più rinviabili. Servono risposte certe a chi vive in quei territori”.