CASTEL VOLTURNO – Castel Volturno è senza sindaco. Pasquale Marrandino ha rassegnato le dimissioni nel pomeriggio di ieri, trascinando con sé tutta la sua Amministrazione. A poche ore dalla notifica della richiesta di custodia cautelare in carcere da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’interrogatorio di garanzia è fissato per il 30 luglio.
Con le dimissioni il Comune è commissariato. Il Prefetto ha nominato il viceprefetto Fernando Mone per la gestione ordinaria fino alle nuove elezioni.
Le ipotesi di reato contestate sarebbero 4:
1. Corruzione: presunta tangente a un tecnico per due incarichi.
2. Voto di scambio aggravato: presunta compravendita di voti alle amministrative 2024, vinte al ballottaggio contro la candidata Anastasia Petrella con soli 200 voti di scarto. Accuse che, qualora venissero confermate, renderebbero la Petrella e i suoi candidati parte lesa.
3. Voto di scambio: presunti “pacchetti di voti” in cambio di incarichi.
4. Corruzione: presunta mazzetta del 2022, quando Marrandino era assessore. Secondo gli atti, il marito di una consigliera comunale fu fermato con somme di denaro incassate dalla ditta che gestiva i rifiuti. Denaro sequestrato e poi restituito. In un interrogatorio recente la stessa persona avrebbe dichiarato che quel denaro era destinato all’allora assessore Marrandino.
Uno dei nodi per la Procura è il “pericolo di reiterazione”. Da qui la richiesta di misura cautelare in carcere e le repentine dimissioni.
Nel video pubblicato sui social per annunciare le dimissioni, Marrandino ha dichiarato di avere “piena fiducia nella magistratura”. Nello stesso messaggio però ha indicato come responsabili “chi ha perso le elezioni nel Giugno 2024”, additando ipotetiche denunce come origine delle inchieste e alludendo ad un uso strumentale della giustizia.
Un dato certo che smentisce questa ricostruzione è temporale: uno dei 4 filoni risale al 2022, due anni prima del voto e delle presunte denunce della minoranza.
Resta una domanda: se la fiducia nella magistratura è piena, perché dimettersi proprio ora?
Secondo i legali e gli osservatori, la scelta di lasciare insieme a tutta la maggioranza serve a far decadere il presupposto del pericolo di reiterazione e quindi ad evitare la misura più grave del carcere. Le dimissioni quindi non sarebbero conseguenza di eventuali denunce della minoranza, come l’ex Sindaco afferma, ma effetto diretto della richiesta di arresto della Procura.
L’uso comsapevole, da parte di Marrandino, del forte potere comunicativo è servito a tracciare una versione dei fatti che sminuisce il peso delle indagini, scaricandone l’origine sullo scontro politico. Una narrazione che nelle ultime ore ha alimentato tensioni. È addirittura nata una petizione popolare e si parla di una manifestazione “a difesa del sindaco”.
Resta però una domanda centrale per i cittadini di Castel Volturno: a fronte di un’ipotesi di voto di scambio aggravato che ha deciso le elezioni per 200 voti, interessa davvero sapere se l’esito delle urne è stato democratico o manipolato? Interessa sapere se il sindaco che li ha rappresentati era davvero la persona che credevano o se effettivamente quei reati siano stati commessi?
Invece l’attenzione si è spostata. Il merito delle 4 ipotesi di reato gravissime è stato obnubilato da una narrazione di faida politica.
Ma contro chi si manifesta? Contro atti della Procura? E che segnale si dà a una città che ha vissuto una competizione elettorale punto a punto, ora finita sotto la lente degli inquirenti? Che segnale si emana da una città che ne ha passate tante?
La presunzione di innocenza vale per tutti. I fatti, ad oggi, sono: 4 filoni d’indagine, una richiesta di arresto, e un Comune guidato da un commissario.