CONTRABBANDO DI ALCOOLICI A LIVELLO CONTINENTALE, LA GUARDIA DI FINANZA DI CASERTA SMANTELLA CARTELLO TRUFFALDINO ITALO-EUROPEO. ESEGUITI 12 ARRESTI, TRA AVERSA, SALERNO E LATINA, E SEQUESTRI DI BENI PER 10 MILIONI DI EURO

di DANIELE PALAZZO

 

CASERTA-Partita, a seguito di una accertamento fiscale, a carico di una Società di Sant’Arpino, l’inchiesta della Guardia di Finanza di Caserta che ha portato allo ”scoperchiamento del pentolone” su un fitto e redditizio traffico di prodotti alcoolici di contrabbando che, coinvolte 14 fabbriche, nazionali ed europee, per un giro d’affari da capogiro. Si pensi che, alla fine della retata che né venuta fuori, i finanzieri del capoluogo di Terra di hanno arrestato 12 persone, tra cui tre fratelli di Aversa, e sequestrato beni per oltre 10 milioni di Euro tra. Possedimenti mobili, immobili e rapporti finanziari. Nel mirino delle Fiamme Gialle casertane, anche alcune aziende di Latina e Salerno, i cui titolari, manco a dirlo, sono finiti in galera e con i ferri ai polsi, Ricostruita l’intera rete commerciale, di intrecci e connivenze, dei prodotti contrabbandati, sui quali vigeva un meccanismo così complicato di imbrogli ed intese criminali, attraverso i quali si riusciva ad evadere sia l’imposta sull’I.V.A. che quella sulle accise.

Oltre ai 12 imprenditori arrestati( loro impianti produttivi ubicati diverse province delle regioni Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia, sono coinvolti nell’inchiesta della GdF casertana anche gli amministratori di mezza Europa, afferenti diversi Stati dell’Unione, vale a dire Belgio, Bulgaria, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Polonia e Romania. Da qui, i prodotti stessi venivano smistati ad un sorta di società fantasma finale e, grazie al complicità di una ben distribuita rete di imprenditori conniventi, immessi sul mercato finale, quello italiano. Molteplici i “vantaggi” derivanti dall’illecito e perverso meccanismo posto in itinere dall’ennesima banda di tuffatori italo-europei. Come si apprende da fonte inquirente, lo stratagemma posto in essere consentiva a chi lo aveva escogitato di occultare la reale provenienza estera del prodotto alcolico, di accollare formalmente ai depositi fiscali fittizi il debito d’imposta che, di fatto, non veniva mai assolto e, cosa non trascurabile, di permettere ai depositi commerciali ultimi di ottenere le forniture di prodotti a un costo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Come si sarà intuito, molta è ancora la carne a fuoco. Non è escluso, quindi che, nelle prossime ore, si possano registrare nuovi e clamorosi sviluppi su questa clamorosa vicenda di cronaca, sviluppi su cui, nell’eventualità, sicuramente terremo informati i nostri affezionati lettori.