Il dottor Hussam Abu Safiya è un pediatra palestinese. Come cita l’appello di Amnesty International (https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/), dirigeva l’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya nella Striscia di Gaza.
“Dirigeva” perché è detenuto dal 27 dicembre 2024, catturato e sequestrato dall’esercito israeliano durante un’irruzione in ospedale. Nessun processo finora, nessun crimine a suo carico, solo detenzione confermata e prolungata con due diverse decisioni il 9 gennaio 2025 e il 28 aprile 2026 a tempo indefinito.
L’uomo, 52 anni, è addirittura in isolamento dal 5 giugno, come denunciano il suo avvocato, Nasser Awda, e l’associazione Physicians for Human Rights-Israel: “il trasferimento punitivo è stato ordinato subito dopo la richiesta di rilascio mossa dal team legale alla Corte suprema”.
Safiya, stando alle testimonianze di ex detenuti, è sottoposto a diverse torture fisiche e psicologiche, nonché privato delle cure mediche e di cibo a sufficienza, come riporta Il Manifesto.
Per quale motivo Israele si accanisca così barbaramente nei confronti di un medico, non è dato sapere. Il suo caso, però, è il più famoso ma non l’unico: Il Manifesto, infatti, riporta di 737 medici, infermieri e personale sanitario, oltre all’uccisione di oltre 1.700 sanitari, la distruzione di ospedali e cliniche, il mancato ingresso di strumentazioni mediche, carburante e medicinali (un contatto locale, cardiopatico, ha raccontato l’impossibilità di poter accedere a farmaci salvavita quali Lasix, Plavix, Entresto, Metacardia MR e altri perché Israele non li lascia entrare).
Il grande clamore internazionale ha sortito un minimo effetto: oggi Safiya è comparso davanti alla corte. E’ visibilmente provato e dimagrito: la sua immagine è un monito a continuare a firmare e parlarne perché sia liberato insieme a tutti i colleghi sanitari.
