Pochi giorni fa, il 19 agosto scorso, le due aziende farmaceutiche, Moderna e Merck, hanno pubblicato, in anteprima, i risultati dello studio clinico di fase 3 eseguito sul loro vaccino antitumorale personalizzato contro il melanoma.
Nello studio clinico, il vaccino è stato somministrato in combinazione con il pembrolizumab, un farmaco immunoterapico già impiegato nel trattamento del melanoma, con risultati ampiamente positivi. I primi risultati hanno mostrato un beneficio significativo rispetto al trattamento con il solo pembrolizumab.
Il vaccino sperimentale antitumorale, somministrato insieme alla terapia standard già utilizzata, il pembrolizumab, ha ampiamente centrato gli obiettivi principali dello studio clinico di fase 3: drastica riduzione del rischio di recidiva e del rischio di metastasia distanza.
Si tratta di una notizia particolarmente interessante: è il primo vaccino antitumorale ad mRNA, a superare la fase 3 di uno studio clinico. Tra i vari Paesi, allo studio ha partecipato anche l’Italiacol professor Paolo Ascierto, tra i più autorevoli specialisti in campo di melanoma, e l’Istituto Pascale di Napoli. Il professor Ascierto, in una intervista, ha definito questo trattamento una vera e propria “pepita d’oro” capace di aumentare la sopravvivenza globale del paziente.
Il vaccino, chiamato Intismeran Autogene (V940) è prodotto con la tecnologia dell’mRNA, la stessa tecnologia già utilizzata per la produzione dei vaccini contro il COVID-19.
La parola “vaccino” può, in questo caso, trarre in inganno, perché quando si parla di vaccino inevitabilmente si pensa ad un trattamento preventivo, ma qui non si tratta di prevenzione. In medicina si definisce vaccino qualsiasi preparato biologico capace di stimolare la risposta del sistema immunitario nei confronti di uno specifico bersaglio, allo scopo di prevenire o controllare una malattia. Esistono due tipologie di vaccini
Questo vaccino antitumorale è un vaccino terapeutico, che non previene l’insorgenza del melanoma, bensì ha lo scopo diabbattere la comparsa di recidiva e la metastatizzazione a distanzain persone con melanoma ad alto rischio di recidiva, dopo suacompleta asportazione chirurgica. Quindi un trattamento rivolto a chi il melanoma lo ha già avuto e lo ha già rimosso chirurgicamente.
Altra differenza rispetto ai comuni vaccini, la più interessante, è che questo vaccino non è uguale per tutti, ma è un vaccinopersonalizzato, per così dire “sartoriale”. Viene, infatti, progettato sulla base delle caratteristiche specifiche del tumore del singolo paziente. Attraverso un’analisi delle cellule tumorali, eseguita servendosi di strumenti della Intelligenza Artificiale,vengono individuate alcune loro alterazioni caratteristiche, chiamate neoantigeni, che possono essere riconosciute dal sistema immunitario. L’obiettivo è quello di fornire al sistema immunitario una sorta di identikit delle cellule tumorali, in modo che possariconoscere ed eliminare eventuali cellule ancora presentinell’organismo, dopo rimozione chirurgia del melanoma,riducendo rischio che la malattia si ripresenti.
È importante, tuttavia, sottolineare che il vaccino non è un trattamento ancora disponibile nella pratica clinica. I risultati annunciati dalle case farmaceutiche sono, infatti, dati preliminaridello studio. Tutti i dati dovranno essere attentamente analizzati,per poi essere presentati nel dettaglio alla Comunità Scientifica a fine anno. Solo allora, se il vaccino riceverà l’autorizzazione all’immisione in commercio, potrà essere somministrato ai pazienti.
Se questi risultati saranno confermati, potremmo trovarci di fronte a un cambiamento importante in campo oncologico: non un unico vaccino contro il cancro, ma trattamenti personalizzati, costruiti sulle caratteristiche del tumore di ogni singola persona.