Nella scuola secondaria di secondo grado – e, più in generale, nell’immaginario comune – la filosofia medievale è spesso condannata a un ingiusto oblio. La si immagina ostica, noiosa, appesantita da questioni religiose lontane dalla nostra sensibilità. E come accade per quello che si studia poco, intorno ad essa si sedimentano pregiudizi, luoghi comuni, fraintendimenti.
Il libro di Pasquale Vitale, Filosofia medievale. Storie, opere e concetti (Diarkos), nasce proprio per scardinare questa percezione. E lo fa con una chiarezza e una vivacità che sorprendono. La filosofia medievale, ci mostra Vitale, non è affatto una stanza ammuffita piena di cianfrusaglie: è un laboratorio intellettuale, attraversato da domande radicali sull’esistenza, sul senso del vivere, sul rapporto tra ragione e fede.
I filosofi medievali – da Agostino ad Abelardo, da Tommaso a pensatori meno noti come Pietro d’Abano – non sono figure immobili, ingessate nella devozione. Sono inquieti, problematici, spesso tormentati. La loro fede non è un dogma pacificato, ma un interrogare continuo, un invito a rendere conto di sé, delle proprie scelte, del proprio modo di abitare il mondo. Sono insomma più vicini a noi di quanto immaginiamo.
Vitale riesce a restituire questo attraverso una sapiente arte della variatio: alla spiegazione limpida dei concetti affianca uno storytelling coinvolgente; ai passaggi più tecnici alterna box di collegamento al presente, curiosità, aneddoti che illuminano. Il risultato è un testo che non solo informa, ma accompagna, incuriosisce, apre porte.
Soprattutto, toglie le lenti grigie con cui spesso guardiamo il Medioevo. Non è un mondo cupo: siamo noi a proiettarvi la nostra opacità. Vitale ci invita a cambiare sguardo, a lasciarci sorprendere dai colori, dalle tensioni, dalle invenzioni concettuali di un’epoca che ha plasmato in profondità la cultura occidentale.
Uno dei meriti maggiori del libro è proprio questo movimento doppio: da un lato, la riscoperta dei grandi, come Agostino e Tommaso, sotto una prospettiva più vicina al nostro presente – senza cadere però in forzature interpretative; dall’altro, l’apertura di sentieri laterali, che conducono verso figure meno note ma altrettanto affascinanti. È un invito a comprendere che, quando ci si avvicina con occhi nuovi al “noto”, si comincia inevitabilmente ad appassionarsi anche all’“ignoto”.
In definitiva, Filosofia medievale. Storie, opere e concetti è un antidoto al “sonno dogmatico” che grava sulla percezione comune del Medioevo filosofico. È un libro che risveglia, che restituisce vitalità a un patrimonio di idee troppo spesso relegato ai margini.
Se volete liberarvi dai pregiudizi e scoprire quanto il pensiero medievale possa parlare al nostro presente, il volume di Vitale è un ottimo punto di partenza.
