La parola che resiste: Odeh Amarneh ospite del Seminario Permanente di Simona Venezia

Di Nunzia Capasso per Instasophia

Ci sono parole che descrivono il mondo e parole che lo attraversano, ne custodiscono le ferite, ne raccolgono la memoria. È a questa seconda dimensione del linguaggio che guarda l’incontro I nomi e la voce. Poesie da Gaza, in programma il 12 novembre 2026 alle ore 15.30 presso l’Aula Ex Cataloghi Lignei dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ospite d’eccezione sarà il poeta e scrittore palestinese Odeh Amarneh, Attaché culturale dell’Ambasciata di Palestina in Italia, una delle voci più intense della contemporanea letteratura palestinese.

Accanto a lui interverranno Simona Venezia, professoressa ordinaria di Filosofia Teoretica presso l’università Federico II, ideatrice e curatrice del Seminario Permanente, insieme ad Alberto Merzari (Accademia di Belle Arti di Urbino), Bernardo De Luca e Luca Mandara (Università degli Studi di Napoli Federico II), in un dialogo dedicato al rapporto fra poesia, testimonianza e responsabilità della parola.

Quando il linguaggio diventa opposizione

L’incontro si inserisce nel percorso di ricerca promosso da Simona Venezia, che da anni indaga il legame profondo tra pensiero filosofico e scrittura poetica. In un presente dominato dalla velocità della comunicazione, dalla semplificazione e dall’erosione dei significati, il Seminario Permanente si configura come uno spazio di resistenza culturale, un laboratorio critico che restituisce alla parola il suo peso originario.

Per Venezia, la poesia non rappresenta un semplice genere letterario, ma un atto di opposizione filosofica e civile in un tempo di perdita del senso. La parola poetica conserva infatti la capacità di sottrarsi all’omologazione, di custodire le differenze, di aprire visioni inattese. Perché il pensiero, da solo, non basta: ha bisogno di nomi, di volti, di voci che lo incarnino e lo rendano esperienza viva.

Odeh Amarneh: la memoria che si fa poesia

In questo orizzonte la presenza di Odeh Amarneh assume un significato particolarmente profondo. Nato nel 1976 a Ya’bad, nei pressi di Jenin, e oggi residente a Roma, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca presso la Sapienza, Amarneh porta nella propria opera una biografia segnata dalla storia del suo popolo.

Ancora adolescente, durante la Prima Intifada del 1987, conobbe la prigionia, l’isolamento e la violenza delle carceri israeliane. Un’esperienza che ha trovato espressione nel romanzo autobiografico Memoria di un ragazzo di serie B (Calamus, 2023), una delle più significative testimonianze contemporanee della letteratura di prigionia palestinese.

Eppure, dalle ferite della storia la sua scrittura non trae soltanto denuncia. Nei suoi versi sopravvivono l’amore, la nostalgia, l’attesa e la speranza. La poesia diventa così il luogo in cui il dolore si trasforma in parola condivisa e la memoria continua a generare futuro:

«Una conchiglia solitaria ha detto:

lei è la tua patria, ma sei apolide.

Quanto è corretto o bugiardo questo mare

Vero che mangia i bambini?»

Da qui nasce la forza della sua voce: non dall’oblio della sofferenza, ma dalla capacità di attraversarla senza rinunciare all’umanità.

Un appuntamento necessario

L’incontro con Odeh Amarneh rappresenta molto più di un’occasione letteraria. È un invito a confrontarsi con una testimonianza viva, a interrogare il presente attraverso la forza conoscitiva della poesia, a riconoscere nel linguaggio uno strumento di memoria e di responsabilità civile.

Nel lavoro di ricerca di Simona Venezia e nella voce di Amarnehsi incontra una stessa convinzione: la parola autentica continua a resistere. Resiste all’indifferenza, alla cancellazione, alla perdita di senso. E proprio per questo resta uno dei luoghi più alti in cui l’umano può ancora riconoscersi.

L’ingresso è libero. Un appuntamento prezioso per studenti, studiosi e cittadini che desiderino riscoprire la forza trasformativa della poesia e la possibilità, ancora concreta, di abitare il mondo attraverso la voce di chi, facendo poesia,     continua a resistere.

Per chi desidera essere informato sulle iniziative del Seminario può farlo seguendo le pagine ufficiali:

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