Spiccioli di spiritualità, La festa di Ognissanti

Di Michele Pugliese e Pietro Salvatore Reina

Il 1° novembre la solennità di Ognissanti unisce la Chiesa trionfante o gloriosa (i santi in Cielo) e la Chiesa pellegrina (i fedeli sulla Terra). La Chiesa ortodossa celebra questa festa la prima domenica dopo la Pentecoste. Molte Chiese protestanti la domenica successiva alla festa della Riforma (31 ottobre).

In Italia la festa di Tutti i Santi (1° novembre) è stata istituita ufficialmente come festività civile dallo Stato italiano con la Legge 27 maggio 1949, n. 260. Questa norma, approvata nei primi anni della Repubblica Italiana, andò a regolamentare l’intero calendario delle ricorrenze festive nazionali, inserendo Ognissanti tra i giorni festivi concordatari in cui scuole, uffici e attività pubbliche rimangono chiusi per consentire il riposo e la celebrazione
Il culto dei primi e delle prime martiri risale agli inizi del Cristianesimo, ma soltanto con la fine delle persecuzioni cominciarono a essere onorati tutti coloro che con la vita avevano testimoniato la loro fede in Dio. Dopo l’Editto di Milano del 313 e la fine delle persecuzioni, le catacombe e i luoghi di sepoltura si trasformano in veri e propri santuari e mete di pellegrinaggio.
La prima celebrazione di questa solennità risale al 13 maggio del 609 quando a Roma papa Bonifacio IV dedica il Pantheon alla Vergine Maria e a tutti i martiri. Solo successivamente fu stabilito che la solennità di Ognissanti si celebrasse non più quel giorno ma il 1° novembre, come avveniva peraltro già da tempo, in Francia e in altri paesi dell’Europa. A scegliere come data il 1° novembre fu papa Gregorio III nell’835, ma fu papa Sisto IV, nel 1475, a rendere la festa obbligatoria in tutta la Chiesa d’Occidente.
Lo spostamento al 1° novembre non fu casuale. La Chiesa scelse questa data per sovrapporsi e “cristianizzare” il Samhain, l’antico Capodanno celtico diffuso nelle isole britanniche e nel nord Europa. Per i Celti, quella notte segnava la fine dell’estate, l’inizio del buio invernale e il momento in cui il velo tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava. La sovrapposizione ha fatto sì che Ognissanti, il Giorno dei Morti e Halloween rimanessero indissolubilmente legati nello stesso fine settimana.
Anche se oggi Halloween viene percepita come una festa puramente commerciale e americana, la parola stessa è un’abbreviazione cristiana e scozzese. Deriva infatti da All Hallows’ Eve, che in inglese arcaico significa letteralmente “La vigilia di tutti i Santi” (Hallow significa santo).
Nel calendario cattolico ci sono migliaia di santi ufficiali, ma Ognissanti nasce per celebrare soprattutto coloro che non hanno un giorno dedicato nel calendario o che sono rimasti anonimi (persone comuni vissute santamente, martiri dimenticati dalla storia o beati locali). È, in pratica, la “festa cumulativa” per non lasciare nessuno escluso.
La tradizione di “dolcetto o scherzetto” (in inglese Trick or Treat) viene quasi sempre associata all’America moderna, ma in realtà le sue radici sono profondamente europee, medievali e strettamente legate proprio alla festa di Ognissanti e al Giorno dei Morti.
Nel Medioevo, in Inghilterra, Irlanda e in molte zone d’Europa, poveri e bambini usavano bussare alle porte delle case dei ricchi nel periodo tra l’1 e il 2 novembre. Questa usanza era chiamata Souling (da soul, anima). I bambini offrivano canti e preghiere per le anime dei defunti della famiglia ospitante. In cambio, ricevevano i Soul Cakes (i “dolci dell’anima”), piccoli panetti rotondi speziati con cannella, noce moscata e uvetta, contrassegnati da una croce. Più dolci si ricevevano, più preghiere venivano garantite ai defunti.
In Scozia e Irlanda, alla tradizione delle preghiere si affiancò quella del Guising (da disguise, travestimento). La notte della vigilia di Ognissanti, i giovani si travestivano con abiti spaventosi o maschere fatte di stracci. Si credeva che i morti e gli spiriti maligni vagassero sulla Terra quella notte. Mascherarsi serviva a mimetizzarsi tra loro per non essere catturati o perseguitati. Questi ragazzi mascherati andavano di casa in casa offrendo piccoli spettacoli, barzellette o canzoni in cambio di cibo, frutta o monete. Se non ricevevano nulla, potevano fare piccoli dispetti.
Le due tradizioni – i bambini che offrivano preghiere per i morti e in cambio ricevevano i dolcetti e quella dei giovani che si mascheravano per confondersi coi morti e non essere catturati dagli stessi – si spostarono in America perché nell’Ottocento, milioni di immigrati irlandesi e scozzesi si trasferirono negli Stati Uniti a causa della carestia. Ma nei primi decenni del Novecento, specialmente durante la Grande Depressione degli anni ’30, la notte di Halloween negli USA era diventata un momento di puro vandalismo, pieno di dispetti pesanti, danni alle proprietà e scherzi pericolosi. Per arginare questo fenomeno, le comunità americane decisero di “addolcire” la festa e istituzionalizzarla a misura di bambino: intorno agli anni ’40 e ’50 nacque lo slogan “Trick or Treat”. La dinamica divenne un pacifico patto: “Se mi dai un dolcetto (treat), non ti faccio lo scherzetto (trick)”.
Ecco come le tradizioni pagane si uniscono a quelle cristiane e come a volte fanno un giro “geografico” per andare in un continente e ritornare in quello d’origine. Resta il fatto che la solennità di Ognissanti, posta verso la fine dell’anno liturgico, ci dà la possibilità  di contemplare la città del Cielo e la santa Gerusalemme e ci invita a percorrere il cammino della santità perché Dio è il solo santo (Levitico 11,44).