“LAVORO DA SCHIAVA NEI CALL-CENTER PER 90 EURO AL MESE”

Due anni e mezzo di pensione in quattordici anni di lavoro. Due figli piccoli, un marito artigiano e un sorriso aperto al futuro, nonostante tutto. Michela, 33 anni, si guarda allo specchio e non vede la protagonista di “Tutta la vita davanti”, ma una combattente con la stessa tenacia.

“Lavoro e voglio essere pagata, mi sembra giusto” racconta in un’intervista all’AdnKronos, precisando che ancora lei di quei 33 centesimi l’ora, guadagnati in un call-center di Taranto, non riesce a capacitarsi.

“Avevo un un’unica commessa”, aggiunge,”vendevo i pacchetti internet e di telefonia per 6 ore al giorno”.Ma non è tutto. Michela quei 92 euro al mese di stipendio neanche li ha visti, perché “il pagamento è a 60 giorni”, continuavano a ripeterle i suoi dirigenti,anche se da contratto era a 30.

Uno scempio, un racconto che il governo, Renzi, Padoan, dovrebbero ascoltare quando parlano di ripresa. Al massimo si può parlare di presa in giro e purtroppo la situazione di Michela non è isolata.

Infatti l’amarezza e la delusione di Michela e di tutte le sue colleghe per un bonifico di neanche 100 euro per un intero mese di lavoro a sei ore giornaliere, si sono trasformate in rabbia e amarezza quando queste povere persone sottopagate si sono sentite dire “Chi va al bagno perde un’ora di lavoro”.

“Una schiavitù”, aggiungono le colleghe, “non sappiamo quale altro termine possa sintetizzare questa situazione di lavoro scandaloso.”

“Inoltre l’azienda anche per un ritardo di soli 3 minuti non riconosceva la regolare retribuzione oraria” , conclude un’altra collega.

“Ho calcolato l’effettiva paga oraria con la calcolatrice e quando ho visto il risultato, ovvero 33 centesimi di euro l’ora, ho pensato di aver sbagliato, di avere cliccato un tasto piuttosto che un altro. Ho rifatto i conti ed il risultato era lo stesso. Non era un errore, era la realtà. Non volevo crederci. Davvero, non riuscivo a capacitarmene”, ribadisce piangendo Michela. Il sindacalista annuncia che ha già contattato i legali per “usare la legge contro il caporalato per fermare questo sfruttamento”. Nuovi schiavi, nuovi aguzzini.