L’eclettica Antonella Iris De Pascale si racconta in un’intervista densa di emozioni.

L'artista contemporanea ci parla del suo operato artistico e della sua visione futura rispetto al panorama dell'ArtDesign.

Per Belvederenews abbiamo intervistato Antonella Iris De Pascale in arte Iris, Artista contemporanea, arteterapeuta e counselor. Nata a Firenze nel 1964, vive e lavora tra Roma e Firenze. Il suo percorso artistico inizia precocemente e si sviluppa attraverso una solida formazione che include gli studi di decorazione all’Accademia d’Arte di Firenze, la frequentazione di importanti studi di maestri d’arte e la successiva specializzazione triennale in counseling, arteterapia e life coaching. Questa doppia anima — artistica e psicologica — definisce l’unicità della sua produzione.

Parlaci dell’artista dovendoti descrivere attraverso materiali, colori, elementi che definiscono la tua anima artistica, quali selezioneresti?

Dovendo raccontare il mio rapporto con l’arte e il mio percorso artistico attraverso i materiali, se dovessi tradurre la mia anima artistica in materia, sceglierei elementi che parlano di profondità dei meandri della mente, dell’anima, del buio della luce e di contrasti profondi. Come materiali, selezionerei la garza, la carta stratificata, colori a base di malte sabbiate, materie che nascondono il tempo ma in alcuni tratti si lasciano attraversare per far emergere fragilità e cicatrici. Per i colori, sceglierei i toni della terra e dell’ombra, i neri densi, i bruni e il rosso cardinale, rosso rubino a contrasto, il bianco puro e il blu oltremare. Il colore non solo racconta ma è legato al contesto.  Per me è mappa dell’inconscio. Materia e colore sono funzionali a far emergere l’invisibile.

C’è stato un momento preciso della tua vita, un’urgenza o un cortocircuito, in cui hai capito che fare arte non era solo una passione ma un’esigenza?

“Il cortocircuito è avvenuto quando ho capito che la realtà ordinaria non mi bastava più per contenere il mio urlo interiore che voleva emergere attraverso il colore e la materia: i nodi della psiche, le ferite della memoria, il mio perenne contrasto tra l’involucro del corpo e l’anima che va oltre ogni gabbia. Non è stata una scelta razionale, ma un’urgenza quasi fisica, una frattura interiore corpo-anima. In quel momento l’arte è diventata il mio principale linguaggio espressivo, anche se ho trascorso anni di silenzio in questo ambito. Ho compreso che creare non era un modo per evadere dal mondo, ma l’unico strumento viscerale che avevo per abitarlo e per sopravvivervi, trasformando il mio mondo interiore in pura energia.

Quale messaggio vuoi trasmettere al tuo pubblico e cosa pensi di scuotere dentro chi guarda?

Voglio trasmettere un’esperienza interiore da attraversare. Il mio obiettivo è sollevare nell’osservatore domande, curiosità, trasmettere bellezza che può nascere e svilupparsi anche dall’inquietudine, perché’ dopo la tempesta appare il sole e osservare un quadro può strappare le persone per un attimo al torpore e al rumore quotidiano carico di difficoltà’. Nel tempo ho scoperto che in ogni osservatore scuoto sensazioni ed emozioni diverse, ma quel tipo di emozione io l’ho vissuta in fase di realizzazione. Quando un collezionista compra un mio quadro, comprendo in quale mia emozione vissuta si è rispecchiato provocandogli una reazione sia estetica ma anche emotiva intellettuale.

Quali sono le tematiche che affronti e intendi sviluppare nei tuoi prossimi lavori?

Dal 2020 a oggi il mio percorso dal nome “Trasformazioni in viaggio” si è focalizzato sulla metamorfosi interiore, attraverso viaggi, abitando luoghi, persone e danze. Ho sempre dato un taglio interiore all’esperienza del Viaggio, nel quale coglievo l’anima dei luoghi, delle persone quel invisibile che presentificavo attraverso sagome di donne che volteggiano nello spazio. Il mio nuovo capitolo ora segna un’evoluzione necessaria: “Ritorno alla bellezza” e non intendo una bellezza puramente estetica o decorativa, ma una bellezza vistata come puro atto di resistenza spirituale, opposizione alla bruttezza, guerre, politica, discriminazioni, violenze . La bellezza come cura e ricomposizione dell’anima dopo la tempesta. Nei miei prossimi lavori intendo sviluppare la tematica della catarsi e della rinascita. Se prima il mio lavoro artistico mi vedeva andare e stare in un viaggio di andata, ora sono in un momento di ritorno ma anche di ricongiungimento alla bellezza per portare alla luce quell’oro per rimarginare le crepe, esplorare come la materia, dopo essere stata distrutta frammentata, ora viene trasformata, per ritrovare una nuova, potente e sacra armonia.”

Quanto le tue origini familiari campane hanno inciso sul tuo aspetto intimo emotivo, presente nella tua ricerca pittorica ?

“Le mie origini familiari campane(irpine) da me fortemente difese e coltivate, sono la linfa sotterranea della mia ricerca: quella terra, il mio è un archetipo emotivo fatto di contrasti viscerali, odori densi, colori stratificati dal tempo, persone, voci calorose e sonore e una profonda, innata ricerca di felicità e sacralità. Questa radice incide sul mio aspetto più intimo perché mi ha insegnato a cercare sempre la luce, guardare oltre l’albero di fico del mio giardino traducendo quella passionalità ancestrale e quella forza interiore in una pittura che non dimentica mai da dove viene l’anima.”

Un videoclip per commentare le sue opere.

https://www.youtube.com/watch?v=LMN7ZF1Zdnc

Grazie Antonella!

Grazie a Voi!