Se chiedete a Simone Zullo cosa ci sia sopra la pizza che ha appena scalato il tetto del mondo al Pizza World Championship, non vi risponderà elencando soltanto ingredienti. Vi parlerà di un biglietto di sola andata per l’Australia nel 2011, di una valigia piena di sogni ma senza inglese, senza soldi e con la paura a fargli da ombra. In compenso, il coraggio ha avuto la meglio.
Simone è un pizzaiolo casertano, di Alife, con la frazione di San Michele nel cuore. Oggi ha 36 anni ed è titolare, insieme al fratello Alessio, della pizzeria Fratelli Pulcinella a Sydney. Una trentina di dipendenti, mamma e papà nella squadra e una storia che sembra uscita da un film.
Qualche ora fa i riflettori del mondo della pizza si sono accesi su di lui. Simone ha trionfato alla XXIII edizione del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo – Caputo Cup, nella categoria Pizza Napoletana S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita), portando sul gradino più alto del podio una marinara tutta matesina, impreziosita dall’olio extravergine di oliva di Tonda del Matese e dall’Origano del Matese.
Quella dei fratelli Zullo, però, non è soltanto una storia di ristorazione. Sarebbe troppo riduttivo definirla così. È una vera sceneggiatura scritta con farina, sacrifici, cadute e una dose quasi folle di ostinazione.
Prima della gloria c’è stato il buio. Ci sono stati i giorni in cui Simone si guadagnava da vivere facendo freestyle con la pizza per strada. E c’è stato soprattutto il primo grande salto nel vuoto in una terra lontana da casa: un investimento da 180.000 dollari australiani che si trasformò in un fallimento totale.
Molti si sarebbero fermati.
Loro no.
“Non abbiamo perso quei soldi. Abbiamo semplicemente pagato la nostra università”, racconta oggi Simone con un sorriso che sa di esperienza.
Tra le macerie di quel sogno infranto, i due fratelli ripartono da zero. In tasca restano appena 600 dollari.
Finita qui?
Nemmeno per idea.
Con quegli ultimi soldi acquistano un vecchio carrello, recuperano materiali di fortuna e costruiscono un forno con le proprie mani. È l’inizio della rinascita.
Poi il destino decide, ancora una volta, di mischiare le carte. Dopo aver tentato di rientrare in Australia, Simone viene respinto dalle autorità australiane. Da un giorno all’altro si ritrova lontano dall’attività che aveva contribuito a costruire e dai suoi figli, nati e cresciuti in Svizzera.
È in quel momento che il carrello dei Fratelli Pulcinella smette di essere soltanto un’attività commerciale e diventa un simbolo di resilienza.
Alessio ne diventa il custode solitario ma instancabile.
Mentre Simone continua a sostenere il progetto da lontano, Alessio non molla mai. Le pizze vendute passano da una al giorno a dieci, poi cinquanta, poi cento. Nemmeno le minacce di multe municipali da un milione di dollari riescono a spegnere quel forno.
“Cadi, ti rialzi, ti sposti, ricominci. Sempre da capo. Sempre con le mani sporche di fuliggine e dignità”, racconta Simone.
Anni dopo, quel carrello abusivo e visionario si è trasformato in Fratelli Pulcinella Parramatta: una realtà sviluppata su tre livelli, diventata un punto di riferimento della ristorazione italiana a Sydney.
La vittoria di Simone Zullo al Campionato Mondiale rappresenta il punto esclamativo di una frase iniziata quindici anni fa tra le montagne del Matese, in provincia di Caserta.
Ma quel trofeo non premia soltanto un impasto perfetto o una cottura impeccabile.
Premia la promessa di due fratelli che hanno scelto di non arrendersi quando tutto sembrava perduto.
Premia il coraggio di ricominciare quando non era rimasto più nulla.
Premia la convinzione che il fallimento non sia la fine della strada, ma soltanto una curva del percorso.
E forse è proprio questa la lezione più bella.
Perché il sapore del riscatto, in fondo, è ancora la pizza più buona del mondo.