DI GIANCLAUDIO DE ZOTTIS
Crescita del PIL più nel Nord (dati 2016 fonte Istat, Confindustria e Svimez) ma non al punto da evitare la rimarcazione scomoda di occupare le prime posizioni in Europa per disoccupazione, giovanile in assoluto. Tuttavia secondo il ministro del Mezzogiorno e della Coesione territoriale Claudio de Vincenti, i segnali di ripresa sono tali che, se continuati nel tempo, potrebbero invertire il “trend” evitando fuga di cervelli all’estero ma anche alla decrescita popolare. Ma nel Mezzogiorno, quello delle provincie, quello che espone con la stessa, incredibile semplicità industrie di eccellenza assoluta – lo ha scoperto l’altra mattina anche il premier Gentiloni visitando nel Sannio la Adler e il pastificio Rummo – e statistiche impressionanti come la Calabria dei giovani senza lavoro, si attestino intorno al 53%. Il Sud come prima ma anche meglio di prima. Al centro di sperimentazioni significative sul piano dell’approccio metodologico, come i Patti del governo con le Regioni e le Città metropolitane; e al tempo stesso con la più vistosa frenata dei contratti «pieni» (altri dati, sempre di ieri, forniti dall’’Inps) che pure dopo il boom del 2015 generato dalla decontribuzione al massimo possibile (8mila euro a contratto) avevano raggiunto un picco quasi clamoroso. Il Sud dei giovani, certo, come il congresso nazionale dei Consulenti del Lavoro che ha bene evidenziato: giovani capaci in Campania, nonostante i limiti della disoccupazione, di essere comunque terzi in Italia per numero di laureati 2016 (22mila) che hanno trovato un’occupazione nel giro di tre anni. Ma anche giovani, piu’ di 8mila, che non ce l’hanno fatta a lavorare a casa loro e che sono stati costretti a lasciarla per impiegarsi in una regione diversa da quella di iscrizione al corso di laurea.Tutto e il contrario di tutto, verrebbe da dire. tuttavia sarebbe “folle” guardare il bicchiere mezzo vuoto. Specie ora che tra mille difficoltà si avverte il vento nuovo della crescita. Secondo il ministro De Vincenti, che le risorse ci sono tra fondi europei e fondi nazionali (a cominciare da quelli di Sviluppo e Coesione). Altre misure importanti come il credito d’imposta per chi investe nel Sud e non solo per l’acquisto di nuovi macchinari sono talmente convenienti da poter «incentivare» anche i più riottosi a investire al meridione. Per non parlare dei tanti progetti rimessi in moto – molti, per la verità ancora in fase di stand by – dal Masterplan e sui quali le Regioni in primis ma anche i sindaci delle Città metropolitane sono obbligati ad accelerare. Ma qui inizia anche il Sud del bicchiere mezzo vuoto, attendosi ai dati forniti dai Consulenti del Lavoro – che parla di Caserta come la provincia che lo scorso anno ha fatto registrare la quota più elevata di popolazione inattiva (51,7%), più del doppio di Bologna che ha l’indice più basso (appena il 23%). E quello, il Sud, che anche in altre aree, da Catania a Reggio Calabria, da Foggia a Benevento, gli inattivi sono più della metà della popolazione.