Domenica 12 luglio l’ultimo saluto nella sua Capri in due momenti come si legge nel manifesto :

Ci sono artisti che inseguono il successo e altri che finiscono per rappresentare l’anima di un popolo. Peppino di Capri appartiene a questa seconda categoria. Nato sull’isola che porta nel nome e cresciuto respirando musica fin da bambino, ha attraversato oltre sei decenni di storia italiana senza mai rinunciare alla propria identità, diventando uno dei più grandi ambasciatori della canzone napoletana nel mondo. Le sue melodie hanno superato mari e continenti, ma hanno sempre conservato il profumo della sua terra, il colore del Golfo di Napoli e quella malinconia dolce che da secoli rende unica la musica partenopea. La sua è una carriera costellata di successi internazionali, festival vinti, milioni di dischi venduti e canzoni entrate nell’immaginario collettivo. Eppure, accanto ai grandi classici della musica leggera italiana, Peppino di Capri ha custodito con amore il patrimonio della tradizione napoletana, interpretandolo con rispetto e sensibilità, senza mai snaturarne l’essenza. Lo ha fatto con la naturalezza di chi quella musica l’ha vissuta prima ancora di cantarla. Tra le pagine più significative del suo repertorio figura Me chiamme ammore, brano scritto e interpretato dallo stesso artista, che nel 1970 conquistò il primo posto al Festival della Canzone Napoletana. È una canzone che parla d’amore con parole semplici e autentiche, raccontando il ritorno inatteso della donna amata e la gioia di ritrovarla dopo l’attesa. Una melodia che ancora oggi conserva intatta la sua capacità di emozionare e che rappresenta uno dei momenti più alti della produzione napoletana del secondo Novecento. Ma Me chiamme ammore è soltanto una tessera di un mosaico molto più ampio. Nel corso della sua lunghissima carriera, Peppino di Capri ha inciso decine di brani in lingua napoletana, restituendo nuova vita ai capolavori della tradizione e affiancandoli alle proprie composizioni. La serie discografica Napoli ieri – Napoli oggi rimane una delle operazioni culturali più importanti dedicate alla canzone partenopea: un viaggio musicale attraverso melodie immortali come Passione, Core ‘ngrato, Reginella, Na sera ‘e maggio, Silenzio cantatore, Luna Rossa, Anema e core, ‘I te vurria vasà e Dicitencello vuje, interpretate con uno stile elegante e moderno che ha saputo avvicinare anche i giovani a un repertorio senza tempo. Fin dagli inizi, con brani come Nun è peccato, il suo percorso artistico ha dimostrato che tradizione e innovazione possono convivere armoniosamente. La sua voce, accompagnata dal pianoforte e da arrangiamenti sempre raffinati, ha saputo raccontare Napoli senza ricorrere agli stereotipi, ma attraverso la forza della melodia e la sincerità dell’interpretazione. Oggi parlare di Peppino di Capri significa raccontare una parte importante della storia della musica italiana. Significa ricordare un artista che ha saputo trasformare la sua napoletanità in un linguaggio universale, portando il nome di Napoli nei più prestigiosi teatri del mondo e facendo della canzone partenopea un patrimonio condiviso da intere generazioni. Per questo il suo nome non appartiene soltanto alla cronaca musicale, ma alla memoria culturale del nostro Paese. La sua voce continua a raccontare una Napoli autentica, elegante e senza tempo, quella che vive nelle emozioni, nelle melodie e nei ricordi di chi ama la grande musica italiana.
