PIEDIMONTE DI CASOLLA, ABBAZIA SAN PIETRO AD MONTES. GRANDE SUCCESSO DELLA PIECE TEATRALE ” STAZIONE DI SERVIZIO N. 23″

di GIUSEPPE VOZZA

Il femminicidio, un tema attualissimo, un tema sempre presente, che interseca la vita di tutti noi viene portato sulle scene dalla compagnia “Matutae”.

Si tratta di tutte donne che hanno adottato per il proprio gruppo teatrale un nome antichissimo, che richiama tutta la nostra memoria storico-culturale della Campania Felix e, per ciò stesso, un nome impegnativo, che richiede sforzi, riflessioni, analisi, progetti. E questo già la dice lunga, perché le parole sono pietre.

L’altra sera, giovedì 4 gennaio, hanno proposto “Stazione di servizio n° 23” in un luogo insolito ma incomparabilmente antico e pregno di cultura: l’abbazia di San Pietro ad Montes a Piedimonte di Casolla. Importante è stata preziosa del Centro Le Ali.

Dopo un intervento musicale di Emilio Di Donato, alla chitarra, e di Anastasia Cecere, al flauto, la compagnia “Matutae” ha dato sfoggio della propria bravura teatrale tenendo attanagliati circa duecento spettatori con un susseguirsi di scene, a volte anche sotto forma di tableaux vivants, tutte pregne di dialoghi, espressioni, silenzi, parole, abbracci, immagini, a volte tristi a volte ilari, a volte emozionanti a volte freddi, insomma uno sviluppo dialogico continuo con il tema della donna, o, per meglio dire, col tema del femminicidio sempre al centro.

Le otto attrici, tra l’altro tutte recitanti col proprio nome di battesimo, hanno raccontato le sofferenze e le violenze psichiche ancor prima che fisiche, situazioni promananti dalla corresponsabilità dell’uomo e della donna nel rapporto di coppia, al punto che la donna quale vittima non riesce più a discernere il suo status e diventa complice del carnefice. La drammatizzazione ha evidenziato i vari tasselli di questo pericolosissimo ‘gioco’, che, purtroppo, non ha fine se non con la soppressione dell’anello più debole. Ed in questo rapporto dialettico la donna a volte si sente inadeguata a gestire il rapporto col proprio uomo, se non addirittura sentirsi colpevolizzata di un qualcosa che non riesce a discernere, tanto essa è fagocitata da un rapporto malsano alla radice. E non riesce ad affrontare con gli altri la sofferenza che il rapporto le produce attimo dopo attimo, al punto di sentirsi consenziente con la propria soppressione, che, da un lato, è liberazione e, dall’altro, ne prende coscienza proprio nel momento in essa avviene. Insomma un gioco diabolico che vede mescolarsi Eros e Thanatos, con la fusione vincitrice della pulsione di morte.

E’ da evidenziare che “Stazione di servizio n° 23” è una pièce teatrale coinvolgente, dove l’aspetto triste è sapientemente mischiato con quello leggero, ironico, al punto che tale secondo aspetto pare essere quello preponderante della proposizione del tema del femminicidio. Di certo, si tratta di una scelta della regia (che è collettiva), proprio per meglio veicolare i diversi momenti della costruzione assurda del rapporto vittima-carnefice, dell’assurda costruzione della distruzione, proprio perché il riso, a volte, molte volte ha una carica maggiore del pianto, perché meglio riesce a penetrare nella psiche e nel cuore di donne ed uomini. Uniche pecche della serata: problemi audio che hanno reso indecifrabili alcuni dialoghi e telefonini accesi con inquinamento luminoso in un luogo scenico che necessariamente doveva essere al buio.

La compagnia “Matutae” vede impegnate le seguenti attrici: Brillante Massaro (autrice del testo), Anna Borghi, Mina Mastantuoni, Mimì Trapani, Elena Luppino, Simona Giuntini, Giovanna Piombino, Maria Teresa Buonpane.

 

Le  foto di scena sono di Massimo Bonomo. Le foto di Mina Fiore erano esposte in mostra.

 

Importante è stata la preziosa collaborazione del Centro Le Ali