di Gesualdo Napoletano
SAN PRISCO – Sono anni ormai che non è più possibile fare una passeggiata sui colli Tifatini, nonostante gli sforzi di un Circolo Cacciatori che, alle pendici del Poligono di tiro definito Bersaglio ,aveva creato una piccola isola di verde dove trascorrere ore liete con la famiglia e respirare aria pura.
Per responsabilità di alcuni vandali extracomunitari che hanno divelto panchine, casette in legno , quest’area è divenuta un porcile e una discarica a cielo aperto .
E l’amministrazione comunale guidata dal sindaco D’Angelo, quali provvedimenti intende prendere nei confronti di costoro? In quei luoghi necessita una maggiore vigilanza , in vista della primavera, e l’Assessore al ramo dovrebbe interessare l’autorità giudiziaria, dopo alcuni rilievi dei Carabinieri del NOE e della Guardia di Finanza.
Drogati e “amanti del dolce vinello locale” vanno ad ubriacarsi per poi lasciare nello spazio antistante l’altarino con la croce, pezzi di vetro e siringhe infette.
Negli anni ’70 , quando i bambini avevano la tosse convulsa i genitori o i nonni li portavano alle pendici del Tifata, per farli respirare un po’ di aria pura, oggi invece non è più possibile, perché l’ ex Cava Statuto, ai suoi piedi contiene di tutto: da lastre di amianto a residui di calcinacci, da rifiuti tossici seppelliti negli anni ’70 e ’80 e che di notte venivano interrati a lunghe colate di cemento sopra.
Chissà cosa produce quel terreno agricolo? Tanti anni fa le mine inserite nel monte squarciavano il Tifata e provocavano la rottura dei vetri nelle abitazioni nei pressi del ponte che porta a Casagiove.
Tanti anni fa, un sindaco socialista, il prof. Agostino Stellato volle sfidare Statuto Rodolfo, titolare di quella cava, dalla quale una mattina di 50 anni fa, partirono addirittura dei colpi di fucile che per fortuna non colpirono il popolo che manifestava contro la chiusura della stessa.
Una “maledetta” Cava che ha reso invalidi tanti lavoratori, alcuni dei quali sono morti di tumore al polmone, compreso il capo reparto, che prestava la sua opera in nome e per conto di Statuto, all’estrazione di pietrisco , tanto richiesto dai costruttori della intera Regione Campania.
Alla fine una vertenza legale, andata a buon fine con una relazione del professore Sgrosso, convinse il Prefetto dell’epoca, alla chiusura totale della cava.
Oggi tocca al sindaco D’Angelo e all’assessore all’ambiente ed alla sicurezza insistere sull’ARPAC, per ulteriori approfondimenti sui rifiuti tossici che sicuramente hanno inquinato le falde acquifere, dopo le dichiarazioni choc del custode della ex Cava Statuto, deceduto alcuni fa.