SWWFF 2026. Micaela Ramazzotti premiata alla Carriera: “Per recitare bisogna vivere intensamente la vita”

Intervista di Emanuela Francini

Conferito il premio alla Carriera, in data giovedì 9 luglio, nell’ambito della sedicesima edizione del Social World Film Festival di Vico Equense, alla nota attrice romana Micaela Ramazzotti. Attrice affermata ed identitaria nel panorama cinematografico italiano, è conosciuta e amata dal grande pubblico per le sue magistrali interpretazioni ed è stata premiata più volte ai David di Donatello, ai Nastri d’Argento, ai Globo d’Oro ed ai Ciak d’Oro.
Ha conosciuto, durante la kermesse cinematografica vicana che si pone l’obiettivo di narrare audiovisivamente la realtà sociale, gli allievi delle masterclass che ambiscono al ruolo attoriale. “Ricevere questo premio per me è una grande gratificazione, apprezzo l’organizzazione di questo festival perché valorizza la presenza dei giovani che decidono di guardare con grande ambizione la vita. Per poter recitare bisogna vivere intensamente, non superficialmente. Vivete per vivere, non semplicemente per stare al mondo. Vivete con intensità, fino a esplodere di felicità”. La recitazione è un modus vivendi, una forma di percezione e restituzione della vita che Micaela riconferma ogni giorno. “Capisco di voler continuare a fare questo mestiere ogni volta che finisco un film. Ogni progetto è una nuova sfida: cambia il regista, cambia il personaggio, cambia la storia. È sempre come ricominciare da capo”.
È un lavoro bellissimo, ma bisogna mettersi al servizio del film e della visione del regista. Occorre fidarsi, affidarsi e, una volta concluso il lavoro, lasciarlo andare
Ha svelato, di seguito, i retroscena riguardante “Felicità” (2023), il film fuori concorso proiettato durante la manifestazione vicana e che ha segnato il suo esordio alla regia. La critica, di fatti, l’ha accolto positivamente durante l’80° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. La trama vede la Ramazzotti protagonista nel ruolo di Desirè, una parrucchiera che lavora sui set cinematografici e vive intrappolata in una famiglia profondamente disfunzionale, composta da genitori egoisti e manipolatori. Nonostante una relazione sentimentale difficile con Bruno (Sergio Rubini) – professore che cerca vanamente di farle aprire gli occhi – e il peso delle continue richieste della famiglia, Desirè cerca con tutte le sue forze di proteggere il fratello Claudio (Matteo Olivetti), fragile e sopraffatto dalle condizioni in cui vive. La sua missione nonché lotta di aiutare e salvare il fratello minore diventa un percorso di emancipazione personale, alla ricerca di una vita serena e scevra di ricatti emotivi.
La pellicola affronta con grande realismo e delicatezza dei temi importanti quanto delicati come la salute mentale, la dipendenza emotiva ed i rapporti familiari tossici e disfunzionali. L’attrice, sceneggiatrice e regista ha rivelato com’è nata l’idea, svelandone l’aspetto embrionale: “Per me devono esserci sempre delle storie: è la storia che vince. Quando una storia ti chiama, senti l’urgenza di raccontarla e, soprattutto, di condividerla. Le storie si trovano ovunque: nei bar, nelle tabaccherie, nelle farmacie. Per fare cinema bisogna vivere intensamente, non limitarsi a esistere. Solo vivendo davvero ci si costruisce un bagaglio umano da cui nasce il desiderio di raccontare qualcosa. Da tempo sentivo l’esigenza di raccontare Felicità. Ho seguito un percorso un po’ diverso dal solito: ho scritto prima il soggetto, poi la sceneggiatura e solo dopo sono andata dagli attori che avevo già immaginato per quei ruoli. Io ero già nel copione, perché ero l’unica già “ingaggiata”. Ho portato il testo a Max Tortora, Anna Galiena, Sergio Rubini e Matteo Olivetti, dicendo loro: “Ho scritto una storia dove ci siete voi, leggetela e fatemi sapere”. Dopo uno o due giorni mi hanno chiamata tutti, quasi all’unisono, chiedendomi quando avremmo girato il film. Io non avevo ancora nemmeno un produttore. Così ho cercato un produttore e, in poco tempo, mi sono ritrovata sul set con gli attori che desideravo e una troupe straordinaria. È stato molto intenso realizzare un film così delicato e personale”. Si è poi soffermata sul significato del film e sul messaggio sociale che ha inteso lasciare: “Felicità parla di una famiglia profondamente disfunzionale: due genitori che manipolano e abusano emotivamente dei propri figli. Il fratello è affetto da una grave depressione, mentre Desirée cerca di salvarlo e, allo stesso tempo, di liberarsi sia dalla famiglia sia da una relazione sentimentale altrettanto manipolatoria. Il cuore del film è l’amore tra due fratelli. Desirée può sembrare frivola, distratta o superficiale, ma in realtà è una donna molto forte e profonda. È anche un film contro il pregiudizio: non bisogna giudicare, bullizzare o prendere in giro le persone senza conoscerle. Chi siamo noi per giudicare gli altri?” La felicità è collegata alla fragilità. Vi è una bidirezionalità imprescindibile, seppure apparentemente incomprensibile. Questo Micaela Ramazzotti lo sa bene, data la sua selezione di personaggi femminili che non hanno paura di mostrare le loro debolezze perché proprio quest’ultime diventano la benzina per partire verso la strada del riscatto. “Mi piace interpretare personaggi che presentano fragilità psicologiche o particolari complessità interiori. Portarli sullo schermo significa condividere paure, emozioni e fragilità – ed ha concluso – Quando interpreto un personaggio, il mio obiettivo è rendergli giustizia. In quel momento mi interessa raggiungere un’emozione da trasmettere al pubblico e offrire una lettura diversa della realtà. Per me questo è il lavoro dell’attrice; il resto conta molto meno”.

Foto in copertina di Marianna Desiderio