“La Corte d’Appello di Roma ha introdotto un nuovo reato penale: la bravata. Ci sarebbe da ridere se, al contrario, non fosse accaduto realmente che per un tribunale dello Stato italiano un soggetto, già protagonista di reati violenti, che prende una pistola e uccide una persona ha commesso una bravata. Un termine gravemente offensivo per la vittima, Ciro Esposito, per la sua famiglia e per tutti quelli che credono ancora nella giustizia in Italia”. Lo hanno dichiarato il consigliere regionale dei verdi, Francesco Emilio Borrelli e il conduttore radiofonico Gianni Simioli.
“Siamo sconcertati dalle motivazioni scritte nella sentenza della Corte d’Appello che ha ridotto da 26 a 16 anni la pena per l’omicida, Daniele De Santis – proseguono Borrelli e Simioli – per due ragioni: i futili motivi sono da sempre considerati come aggravante della pena e non viceversa; con queste motivazioni passa il principio che chiunque uccida una persona nei pressi di uno stadio, di una discoteca, di un concerto, commette una bravata e non un omicidio. Facile rendersi conto delle conseguenze di questo ragionamento”.