Il 28 agosto 430, a 75 anni, muore nella città algerina di Ippona (odierna Annaba) (sant’) Agostino, una figura amata da Francesco Petrarca ad Albert Camus (che amava dire «Io sono Agostino prima della conversione e mi dibatto col problema del male»).
Una delle frasi capitali di (sant’) Agostino è «uomo ritorna in te stesso, perché nel tuo intimo abita la verità». L’uomo europeo nasce, anche, da queste parole. Tutta la filosofia dopo (sant’) Agostino ruota attorno a questo centro.
Agostino è un insegnante, un filosofo, un teologo, uno scrittore, un vescovo, un santo, uno dei quattro Padri della Chiesa insieme a sant’Ambrogio, san Girolamo e san Gregorio Magno. È definito doctor gratiae per la centralità, che nel suo pensiero, occupano sia i temi della grazia divina ma anche della salvezza dell’uomo.
Centrale è in sant’Agostino l’«inquietudine». La preposizione di luogo «-in» frantuma la parola «quiete». L’inquietudine per Agostino è una tensione continua della creazione, è una distanza piena d’amore verso una dialettica tesa tra la natura e la cultura.
Il giovane Agostino è studente prima nella città di Tagaste, l’attuale Souk Ahras, e poi a Cartagine. Agostino, poi, abbandona l’Africa per raggiungere la città di Roma dove vive un’importante e significativa crisi sul piano umano e concettuale per via delle influenze filosofiche dello scetticismo scientifico neoaccademico. Dopo aver aderito al manicheismo avverte tuttavia un perenne senso di incompletezza. In questo periodo di riflessioni e meditazioni grande influenza umana e culturale ha la lettura dell’Hortensius di Cicerone.
Nel 384 ottiene la cattedra di retorica a Milano per interessamento di Simmaco, prefetto di Roma. A Milano avviene il decisivo incontro con Ambrogio che esercita su di lui un enorme fascino. Nel nuovo ambiente milanese Agostino viene a contatto con le dottrine neoplatoniche. La frequentazione dei circoli e delle scuole neoplatoniche cristiane gli permette di superare il materialismo manicheo e lo scetticismo accademico.
Nell’estate dell’anno 386 si converte. Tra il 24 e il 25 aprile del 387 Agostino riceve il battesimo da Ambrogio. Sempre nello stesso anno, Agostino decide di far ritorno in Africa per condurre una vita monastica. Nell’autunno dell’anno 387 nei pressi di Ostia perde la madre Monica
Nell’anno 391 viene consacrato sacerdote e nel 395 riceve l’ordinazione episcopale, il ruolo guida dell’episcopato africano.
Il 28 agosto dell’anno 430 muore nella città di Ippona, assediata dai vandali di Genserico.
Agostino vive a cavallo fra due epoche, tra la «fine del mondo antico» e l’inizio dell’«età tarda antica», una «via di mezzo» fra l’Antichità e il Medioevo.
Ci lascia un’enorme eredità umana, filosofica, culturale. Non soltanto con Le Confessioni ma anche con il De civitate Dei – una grandiosa riflessione sulla crisi del mondo antico, in queste pagine il vescovo di Ippona elabora la concezione cristiana della «storia governata dalla provvidenza», ovvero dall’azione di Dio, – con il De musica, il De Trinitate, il De magistro, opere che hanno lasciato e lasciano un’eredità da cui non possiamo prescinde.
Sant’Agostino è un uomo, un maestro di retorica e di sapienza cristiana che all’uomo di oggi ha da suggerire, da dire, da «in-segnare» ancora tanto.