Spiccioli di spiritualità, la Bibbia, questa sconosciuta

A cura di Michele Pugliese

Per l’appuntamento domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità”, diretta dal prof. P. Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla della Bibbia, in occasione della Domenica della parola.
Oggi, la Chiesa cattolica, nella terza domenica del tempo ordinario, celebra la “Domenica della Parola”, istituita da Papa Francesco nel 2019 per sottolineare l’importanza della Sacra Scrittura nella vita cristiana, al fine di incoraggiarne la lettura, la riflessione e la divulgazione. È un’occasione per mettere la Bibbia al centro della vita dei fedeli e delle comunità con l’obiettivo di riscoprire il senso salvifico della Parola di Dio e il suo ruolo: “Una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo”, così diceva papa Francesco nella lettera “Aperuit illis” (pubblicata il 30 settembre 2019, in occasione dei 1600 anni dalla morte di San Girolamo, il santo studioso e traduttore della Sacra Scrittura).
I sondaggi sulla lettura della Bibbia in Italia non sono confortanti e indicano un divario consistente tra il possesso del libro e la sua lettura. Quasi il 70% degli italiani possiede una copia della Bibbia, ma circa il 51% non la apre mai, secondo un sondaggio Censis del 2016. Solo il 27% degli italiani afferma di aver letto un brano biblico negli ultimi 12 mesi, una percentuale molto più bassa degli USA (75%), dove si rilevano tra l’altro anche citazioni bibliche o riferimenti a storie bibliche nella letteratura e nella cinematografia (valga per tutti il celebre versetto – anche se di libera interpretazione – di Zaccaria 20,27 del film Pulp fiction di Quentin Tarantino del 1994).
Ma perché gli italiani non leggono la Bibbia? A parte il fatto che oggi sono pochissimi quelli che leggono un libro per intero nell’arco di un anno, per quanto riguarda la Bibbia, pur essendo il libro più diffuso e tradotto al mondo (2454 lingue diverse), l’86% degli italiani ignora completamente le Sacre Scritture e, in materia di fede, non ha alcuna nozione di base. Appena uno su quattro ha letto nell’ultimo anno un brano biblico (negli Usa, due su tre) e solo una piccola minoranza sa se i Vangeli sono parte della Bibbia, se Gesù ha scritto libri della Bibbia, chi tra Mosé e Paolo era un personaggio dell’Antico Testamento e chi ha scritto un vangelo tra Luca, Giovanni, Paolo e Pietro. Secondo la ricerca-choc commissionata all’Eurisko dalla Commissione biblica cattolica e presentata in Vaticano dai vescovi Paglia e Ravasi e dagli accademici Cacciari e Diotallevi, la Bibbia in casa c’è, peccato che quasi nessuno la apra, la legga, e mediti. C’è un detto popolare che dice che gli italiani hanno tanta venerazione per la Bibbia che non osano nemmeno toccarla, figuriamoci leggerla. Vox populi, vox Dei.
La Bibbia non è letta in Italia a causa di una combinazione di fattori storici, culturali e sociali: un passato di restrizioni ecclesiastiche (poi superate), una secolarizzazione crescente, la scarsa confidenza con il testo sacro (in parte anche per difficoltà linguistiche) e una fede spesso più tradizionale e meno legata alla lettura biblica rispetto ad altre confessioni, specialmente protestanti. In passato, la Chiesa cattolica ha scoraggiato la lettura personale della Bibbia in volgare per timore di eresie, preferendo la lettura in latino o l’interpretazione del clero. La tradizione cattolica italiana si è concentrata sulla lettura liturgica durante la Messa, rendendo la Bibbia un testo principalmente “di chiesa” piuttosto che “di casa”.
Se l’inchiesta statistica fotografa un presente segnato da molta confusione e ignoranza, gli italiani sembrano ben disposti a migliorarsi sul fronte biblico nel futuro: sei italiani su dieci sono favorevoli a far studiare la Bibbia a scuola.
Recentemente il noto studioso e filosofo Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, si è espresso a favore dell’inclusione della Bibbia nei programmi scolastici come testo fondante della cultura occidentale. È vero che la Bibbia è ampiamente presente nei programmi dell’Insegnamento della Religione, ma sarebbe opportuna farla rientrare anche in tutte quelle discipline umanistiche che si preoccupano di valorizzare la cultura italiana: si pensi alla Storia dell’Arte, o anche al greco dove si potrebbero proporre brani di traduzione dal Nuovo Testamento. L’approccio di Cacciari alla Bibbia è che essa è fondamento culturale di tutta la storia dell’Occidente. “La conoscenza tecnica della Bibbia è scarsissima – dice il filosofo – mi sono capitati studenti da 30 e lode in filosofia che confondevano San Paolo con Mosé e credevano che Gesù avesse scritto la Genesi”. Cacciari aggiunge che “se un intellettuale laico non si confronta con la Bibbia e non presuppone che quel libro è anche Parola di Dio, allora sbaglia mestiere”.
Eppure la rivalutazione della lettura della Bibbia ha radici lontane e risale al Concilio Vaticano II e alla sua costituzione dogmatica Dei Verbum del 1965 che recita: “La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo”, e si raccomanda poi che se ne faccia una lettura assidua: “Perciò è necessario che tutti i chierici, principalmente i sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato (…). Parimenti il santo Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere la sublime scienza di Gesù Cristo con la frequente lettura delle divine Scritture”. E poi il documento cita San Girolamo, “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”, e auspica che i fedeli si accostino volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi.
Concludiamo con una domanda: ma la Bibbia dice di leggere la Bibbia? Certamente sì. Sono molti i passi in cui è espresso questo concetto: “La scrittura è il luogo principale dove si conosce Dio e si riceve la sua grazia e pace” (2 Pietro 1,2-3); “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Matteo, 4,4); “Ogni Scrittura è ispirata e utile a insegnare, a rimproverare, a correggere e a educare alla giustizia” (2 Timoteo 3, 16-17); “Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte” (Giosuè 1,8). Negli Atti degli Apostoli poi i fedeli di Berea vengono lodati perché “esaminavano ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così” (17,11), e la Lettera ai Romani di San Paolo dice che la fede viene dall’ascolto, e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (10,17).
Ma il passo più bello, a mio modo di vedere, è quello del Salmo 119: “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino”. Speriamo che sia così.