AMBC, dopo le Universiadi che fine faranno il palazzetto dello sport e il campo sportivo?

La XXX Summer Universiade 2019 è almeno servita a sistemare ben 70 impianti sportivi, in tutte le province campane. Tra il patrimonio esistente da completare e/o migliorare s’è infilato anche qualche impianto mondragonese, come il palazzetto dello sport e il campo sportivo comunale. Ma dopo le Universiadi cosa ne sarà di questi impianti? Chi li gestirà e come saranno gestiti? E il campo sportivo comunale dovrà essere gestito per l’eternità nel modo naif con il quale si porta avanti da diversi anni?

Non siamo mai stati favorevoli “agli stati d’eccezione” che da sempre in Italia accompagnano i grandi eventi e che non di rado si traducono in corruzione, costi elevati e opere non completate. Tuttavia, prendiamo atto che la XXX Summer Universiade, al di là delle beghe da cortile tra “primedonne” alla guida di regione e capoluogo di regione e al netto dei timori che da più parti si avanzano (a nostro avviso infondati) per un possibile flop dell’evento dal punto di vista delle ricadute sull’economia locale, è almeno servita a sistemare ben 70 impianti sportivi, in tutte le province campane. Impianti ristrutturati, attrezzati e debitamente collaudati ed autorizzati (speriamo che tutto sia stato fatto a norma e nella legalità).

Sarà stato per i tempi ristretti o per le risorse non eccessive (anche se 280 milioni stanziati, non soldi del Governatore o di qualche Consigliere ma soldi pubblici attinti da Fondi sviluppo e coesione e Poc, per l’80% già spesi, non sono bruscolini), sta di fatto che si è scelto di non costruire ex novo impianti sportivi, ma di completare quelli incompleti e di fare manutenzione. Una scelta condivisibile. E tra il patrimonio esistente da completare e/o migliorare s’è infilato anche qualche impianto mondragonese, come il palazzetto dello sport e il campo sportivo comunale. Ma dopo le Universiadi cosa ne sarà di questi impianti? Chi li gestirà e come saranno gestiti? E il campo sportivo comunale dovrà essere gestito per l’eternità nel modo naif con il quale si porta avanti da diversi anni?

L’AMBC è convinta che l’uso degli impianti sportivi in esercizio da parte degli Enti locali debba essere aperto a tutti i cittadini e deve essere garantito, sulla base di criteri obiettivi, a tutte le società e associazioni sportive senza fini di lucro (art. 90 comma 24 L.289/2002). Tuttavia, anche per raggiungere tale obiettivo occorre stabilire la modalità di gestione di tali impianti (ed anche- finalmente- delle palestre scolastiche e delle altre strutture comunali), ovvero scegliere tra la gestione diretta e la gestione in concessione (esternalizzata). Sia la gestione diretta che l’esternalizzazione presentano, sulla base delle esperienze pregresse di centinaia di comuni, aspetti controversi.

La gestione diretta deve fare i conti, per esempio, con: la scarsità del personale; la crescente vetustà degli impianti; la scarsità delle risorse di finanza pubblica; i costi crescenti e non più sostenibili ecc. Nella gestione esternalizzata bisogna fare i conti, per esempio, con: lo scivolamento verso profili lucrativi/commerciali; l’allontanamento dai fini sociali; l’Incapacità gestionale; l’insostenibilità economica (“vi restituiamo le chiavi”) ecc. Occorrerebbe -a parere dell’AMBC- innanzitutto cercare di distinguere gli impianti a rilevanza economica (se ci sono) da quelli privi di rilevanza economica, successivamente attraverso un’analisi di fattibilità e un progetto serio scegliere tra le diverse opzioni (gestione diretta, affidamento in gestione attraverso bandi e convenzioni, concessione ad uso associativo, partenariati pubblico-privati) e, infine, procedere con le regolamentazioni del caso.

Resta il fatto che la situazione di dissesto informale del nostro comune non può più consentirci un uso (e abuso) di strutture pubbliche, di beni comuni a gratis per tutti (faremo più in là una riflessione anche per quanto riguarda alcuni servizi- come per esempio la gestione dei parcheggi- oggi esternalizzati e che andrebbero a nostro avviso immediatamente internalizzati). Ma di tutto ciò quando si discuterà? Chi se ne sta occupando? Sulla base di quale studio tecnico si procederà a scegliere?

Non c’è il rischio che “passata la festa” (leggasi Universiadi) -e la “festa” passerà molto presto- riavremo impianti chiusi o al massimo concessi provvisoriamente (cioè per sempre) a questa o a quella associazione più o meno amica, più o meno idonea, con costi di gestione accollati come sempre (e come accade per il campo sportivo) al bilancio comunale? Il sindaco oltre a farsi qualche foto inaugurale del palazzetto dello sport riuscirà -spremendosi- a farsi venire qualche idea al riguardo?

E, per finire, un aggiornamento sull’ “Autonomia differenziata”, di cui ci siamo occupati tante volte (a Mondragone da soli). L’Associazione Roars ha pubblicato le bozze di intesa datate 16 maggio, che il Dipartimento affari giuridici e legislativi aveva criticato nell’appunto consegnato al presidente del Consiglio: 68 pagine per Veneto e Lombardia e 62 per l’Emilia-Romagna. Per Massimo Villone:“La sintesi è quanto mai semplice: a meno di una radicale riscrittura, con l’approvazione delle intese lo Stato in queste tre regioni – l’Emilia-Romagna segue le altre a ruota – sostanzialmente chiude i battenti, sostituito da una sorta di aggregazione di staterelli indipendenti.

La Repubblica una e indivisibile è consegnata all’archivio della storia” https://www.roars.it/online/ecco-le-carte-segrete-sullautonomia-differenziata-come-veneto-lombardia-ed-emilia-romagna-si-preparano-a-frantumare-il-paese/.