ASPETTANDO LE REGIONALI. In Campania la situazione politica è grave ma non è seria

In estate, si sa, all’interno dei partiti vi sono forti fibrillazioni. Soprattutto quando l’estate che si vive prelude a successive elezioni. È il caso della Campania, dove l’anno prossimo vi saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale. Tutti i partiti, nessuno escluso, cercano di presentarsi con il vestito della domenica; si abborraccia un programma sterile, vuoto, fatto solo di parole d’ordine, ma desolatamente vuoto di contenuti. E ciò non è una novità. I contenuti da decenni sono spariti dall’agenda politica. Adesso si parla con slogan, con parole urlate. Del resto la visibilità è un modus vivendi entrato a far parte della politica già dalla fine degli anni Ottanta, quando c’era la “Milano da bere”, i giovani “yuppies” e tante altre amenità del genere, che non hanno lasciato nulla se non il vuoto assoluto (e non si tratta solo di una definizione tautologia!).

In Campania c’è il PD che cerca di rioccupare le posizioni di potere che gestisce da anni e che vede il Presidente Vincenzo De Luca fare la voce grossa in qualsiasi consesso e contesto, richiamare il concetto di ‘padre padrone’ è un mero eufemismo. Certo ha ben governato la città di Salerno, ma la Regione Campania che è quasi quaranta volte Salerno in termini demografici è ben altro, per non evidenziare le problematiche territoriali che sono diverse all’interno di una stessa provincia, come, ad esempio, l’agro aversano è cosa ben diversa dall’alto casertano in provincia di Caserta, o l’agro nocerino-sarnese è cosa ben diversa dal Cilento in provincia di Salerno. Uomini, fatti, zone, paesi diversissimi fra di loro che non possono essere risolti col cipiglio del comando deluchiano. E poi il PD, in verità, non sta nemmeno in mezzo al guado, non si è ancora posto il problema se attraversare o meno il guado. Per il momento si limita a vivere per moto d’inerzia. Il voto europeo per il PD a Napoli (ma come in tutta Italia) dimostra solo una cosa: l’attaccamento al PD delle zone a fortissima connotazione alto-borghese (e su questo potremmo ritornarci in qualche successivo intervento).

Il M5S annaspa. Non riesce ad individuare alcuna prospettiva per l’anno prossimo. Adesso pare che Beppe Grillo sia di nuovo sceso in campo per virare a favore dell’attuale Presidente della Camera, Roberto Fico, in un progetto ancora nebuloso, dove non si capisce se dovrà essere Fico a guidare il Movimento l’anno prossimo oppure Fico dovrà essere da garante con De Magistris, il roboante Sindaco di Napoli, finora vittorioso nelle competizioni amministrative, ma, a ben vedere i dati, forte di una striminzita percentuale di votanti. È un’ipotesi altalenante che va avanti oramai da qualche anno e sempre soggetta ad umori gastrici e lunari.

Forza Italia è il partito (ma non è partito?) che risente anche in Campania di una vera e propria mancanza di strategia, anzi, addirittura di tattica. I maggiorenti di FI danno l’idea dei parenti del morto che si beano delle parole di speranza enunciate tanto dal medico del fisico che dal medico dell’anima. Si beano e basta. Non hanno prospettiva. Le loro energie si disperdono in piccole scaramucce tra i vari soggetti. Inutile dire che la spinta propulsiva degli inizi degli anni Novanta è letteralmente venuta meno ed il corpo elettorale ha voltato altrove le su richieste di cambiamento della società.

Fratelli d’Italia, sul versante di destra, deve incominciare a decidersi dei suoi obbiettivi politico-culturali, cercando di parlare una sola lingua nei vari consessi in cui è presente, altrimenti, oltre le roboanti – anch’esse – battute della Meloni non si va. Oltre alla constatazione che le battute roboanti devono poi trovare applicazione nel tessuto politico-amministrativo locale.

Ben diversa è la posizione della Lega, che, seppur criticata ed in diversi casi disprezzata, è riuscita a raggranellare percentuali elettorali molto forti, in special modo in quelle zone e quartieri un tempo dominio assoluto dei partiti di sinistra. Certo la questione dell’autonomia (che, è bene ricordare, non è nata oggi, ma già coi precedenti governi a conduzione PD) può scalfire le simpatie dei meridionali verso i ‘nordisti’. In tutto ciò è importante il ruolo che giocheranno i presidenti ed i consigli regionali del Sud, i quali tutti dovrebbero giocare non solo su ciò che l’autonomia è, così come rappresentata finora, ma iniziare a porre sul tappeto ben altri problemi e questioni, fermo restando che le regioni meridionali – e con esse tutti gli altri enti locali – dovranno impegnarsi a spendere, saper spendere le risorse finanziarie che comunque l’Europa mette a disposizione, cercando di definire progetti e programmi che abbiano la vita di una tartaruga e non di una farfalla, pensando solo a soddisfare gli appetiti dei vari clientes. Parafrasando Ennio Flaiano possiamo che “in Campania la situazione politica è grave ma non è seria.”