Quello che doveva essere un intervento routinario di emorroidectonia (intervento di esportazione delle emorroidi) si trasforma invece in una tragedia e il paziente muore.
E’ successo al Moscati di Aversa nel 2015 ed ora, gli eredi di C. N. chiedono giustizia. Una giustizia che di fatto fa fatica a venire fuori, perchè dopo la Consulenza Tecnica d’Ufficio depositata dal Ctu Maurizio Grillo, durante l’accertamento tecnico preventivo svoltosi davanti il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sarà avviato, il 6 giugno, il processo affinchè ogni dettaglio poco chiaro della vicenda venga chiarito.
La storia inizia nel marzo del 2015, quando C. N., 58enne, viene ricoverato con una diagnosi di emorroidi di IV grado. Già nel corso della preospedalizzazione, c’è la prima nota stonata: il paziente non viene sottoposto all’esame emocromocitometrico, non considerando in modo dovuto le condizioni cardiopolmonari già critiche del paziente, e viene operato senza però aver prestato il consenso informato a ricevere il trattamento chirurgico di emorroidectonia.
I moduli vengono firmati dalla sorella del paziente: “il consenso informato non è un atto strettamente formale come in maniera disarmante è sostenuto dal C.T.U. – spiega il legale rappresentante degli eredi di C.N. Luca Di Lorenzo, specialista in diritto sanitario e responsabilità per colpa medica -. Bensì rappresenta un diritto costituzionalmente sancito. Ben si comprende quindi come tale superficiale interpretazione dia atto della scarsa dimestichezza del CTU, seppur sicuramente trattasi di eccellente chirurgo, rispetto alle tematiche medico-legali. Inoltre, non è accettabile che un soggetto (anche se sorella del paziente) non titolato ad esprimere la volontà del paziente si esprima in sua vece, non risultando che Ciro Napoletano fosse stato dichiarato incapace di intendere e di volere”.
L’intervento dura un’oretta, dalle 19.30 alle 20.30 del 20 marzo del 2015: già dalla prima notte dopo l’intervento le condizioni cliniche peggiorano gravemente. Nella fase post operatoria, Napoletano viene controllato soltanto cinque ore dopo l’intervento: già allora le condizioni cliniche sensibilmente peggiorate fino alla tragica morte di C. N. per un intervento routinario andato male.
“Se è vero che, come sostenuto dal Ctu, una abbondante perdita ematica sarebbe stata notata dai sanitari, è altrettanto vero che per notarla gli stessi avrebbero dovuto visitare il paziente – spiega il legale Di Lorenzo -. Ma risultando l’assenza di un opportuno monitoraggio post-opertatorio, ben si comprende come proprio tale condotta omissiva sia da ritenersi di tipo censurabile, non avendo consentito di individuare il grave deterioramento del quadro clinico sfociato poi alla morte del paziente”.
Da qui, il balletto giudiziario vissuto dagli eredi del paziente. Stando alla cartella clinica, gli operatori che in quel momento controllavano il paziente, hanno posto un semplice tampone nel retto per cercare di fermare l’emorragia. Visto il peggioramento repentino delle condizioni non monitorate di Napoletano, i familiari hanno poi accettato di portarlo a casa, dove è morto.
In questa storia tanti sono i nei dell’assistenza sanitaria offerta al paziente e ai suoi familiari: “Stando a quanto affermato dal Ctu, il malcostume invalso negli ospedali italiani dovrebbe tranquillamente prevalere su diritti personalissimi e costituzionalmente garantiti”, dice ancora l’avvocato Di Lorenzo. Tanti nei, a partire dal consenso informato, che di norma deve essere firmato solo dal paziente (soprattutto se non è urgente) o considerando il fatto che molti esami sul paziente non sono stati fatti in modo opportuno prima dell’intervento.
Fatto sta che le valutazioni tecniche emerse nel ricorso per Atp non hanno assolutamente fatto luce sulle gravi negligenze e responsabilità dei sanitari e della struttura per la morte di C. N..
I familiari, dunque, hanno deciso di continuare il percorso giuridico per fare chiarezza sulle circostanze del caso e lo scorso 6 giugno 2017 è iniziato il processo che dovrebbe fare luce sulle responsabilità mediche della morte di un paziente che doveva sottoporsi ad un semplice intervento di routine.