AVERSA – Si è configurato il reato di estorsione ex 629 del nostro vigente codice penale per un professore aversano. Il codice penale prevede, all’art. 629 che “chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.
La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.
Questi i fatti:
Un docente ha richiesto del danaro per consentire il superamento di un esame universitario, con tanto di volto più alto e anticipazione della seduta di laurea.
Con l’accusa di “tentata induzione indebita a dare o promettere utilità”, i carabinieri della sezione di Aversa, guidati dal tenente colonnello Donato D’Amato stamani hanno eseguito una misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio, per la durata di 12 mesi, nei confronti di un 67enne, docente ordinario, come precisato alla Facoltà di Ingegneria di Aversa dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, supportate dalle intercettazioni telefoniche e riscontrate anche da ulteriori elementi probatori acquisiti, mediante informazioni chiare precise e concordanti di persone informate sui fatti, hanno consentito di ricostruire un grave quadro indiziario nei confronti dell’indagato. Secondo l’ipotesi accusatoria, avvalorata dal GIP, il giudice per le indagini preliminari, come confermato da una nota a firma del procuratore aggiunto Domenico Airoma, il professore (originario della Basilicata e residente a Napoli), abusava della propria posizione, intraprendeva autonomamente una trattativa con uno studente universitario (di Teverola a pochi km da Aversa), nonostante non gli fossero state avanzate richieste da parte di quest’ultimo. In particolare, prospettando allo studente la possibilità di poter anticipare la propria seduta di laurea rispetto ad altri suoi colleghi e assicurandogli anche il superamento dell’esame che avrebbe dovuto sostenere con lui con un voto più alto, il docente cercava di indurre lo studente a farsi dare come corrispettivo, per questo servizio extra diciamo così, somme di denaro.
Dopo aver in più occasioni reiterato le proprie richieste – continua il comunicato della procura aversana a firma del procuratore incaricato delle indagini – il professore, intuite anche le resistenze dello studente, riferiva, falsamente, a questi che non aveva superato l’esame appena sostenuto, nel tentativo estremo di indurlo ad accettare. Ottenuto l’ennesimo rifiuto, il docente attestava, infine, il superamento dell’esame da parte dello studente che provvedeva, invece, a denunciare l’intera vicenda ai carabinieri. Da quanto si apprende, il docente avrebbe chiesto allo studente prima 2000, poi 500 e infine 300 euro, con offerte al ribasso er indurlo a farsi pagare, comunque mai versati dal ragazzo che, alla fine, avrebbe comunque superato l’esame con un voto dignitoso da parte del professore che, in tal modo, avrebbe sperato di non essere denunciato, ma così non è stato lo studente non si è lasciato intimorire ed è andato dai carabinieri che poi hanno ricostruito la vicenda col supporto del procuratore del tribunale aversano.