Borbone in America. Quando la speranza è l’ultima a morire.

di FIORE MARRO

Borbone in America. Quando la speranza è l’ultima a morire.

L’erede della dinastia borbonica in visita dal presidente  Trump

Caserta 16 aprile 2018

Chi conosce il mio pensiero, su come liberarsi dal giogo tosco – padano, sa di certo della mia speranza di rifare il verso a Gerry Adams, che proprio grazie all’intromissione americana, epoca Clinton, riuscì a liberarsi di Albione, riportando così un minimo di libertà sul territorio irlandese, dopo anni di lotta e sangue, di scontri veri a differenza nostra che al massimo esageriamo mettendo una notifica a favore su FB.

Recentemente, il presidente americano Trump ha ospitato nella sua residenza privata di Mar a Lago, in Florida, il discendente dell’ultimo Re e Pretendente al Trono delle Due Sicilie, don Carlo, Duca di Castro. Il quale sta facendo parlare molto di sé e della casata che rappresenta. Sono molte le qualità di questo gentiluomo, discendente tra gli altri di Luigi XIV di Francia, il “Re Sole”, malgrado il pregiudizio che circonda i Borbone, considerati in genere poco colti e poco intelligenti. Si tratta di un brillante intellettuale, laureato in Francia, apprezzato cultore di studi storici ed economici. Le sue battaglie sono – per ora – confinate nella meta politica: il Duca ha promosso una campagna volta a correggere i dizionari, che attribuiscono alla parola “borbonico” il significato di “arretrato e “oscurantista”. L’impegno per chiarire i meriti acquisiti dai suoi antenati: i quali fecero del loro regno uno dei migliori in Europa (le barzellette a sfondo razzistico sui Borbone e le Due Sicilie si decifrano soltanto con il “Vae victis”). Ora siccome anche Trump viene, spesso e volentieri, accusato di oscurantismo, arretratezza, con tutte le altre accuse che da 157 anni  la storiografia mendace, attribuisce anche ai nostri cari Borbone, ho sperato in un incontro tra  queste due parti: le ragioni dell’uno possono essere dell’altro e quindi anche nostre e invece no, alla fine, ciò che ne è venuto fuori è stato uno stillicidio mediatico verso la casa Borbone e soprattutto nei confronti della figlia di don Carlo, la secondogenita Maria Chiara, rea di avere postato la foto che  ritrae appunto Casa Reale  in compagnia del Tycoon. Offese e aggressioni verbali, naturalmente solo quelle, visto che oramai le guerre si fanno a furia di post e non più con napalm e bazooka, di suo subito dopo, proprio Donald Trump ha deciso  il bombardamento alla Siria, azione che ha scatenato i non pochi affezionati nostrani di Putin protettore della patria di  Bashar al-Assad, attuale presidente siriano, finchè bomba non li separi. Un turbinio di messaggi anti yankee ha inondato la rete telematica, allontanando così, ogni mia “velleità di collaborazione”, come si dice in questi casi. Mai una gioia.

Rimane comunque intatta la mia speranza che attraverso questi contatti,  si possa ripristinare la nostra sventurata vicenda, tanto simile a quella dei Confederati, grandi elettori dell’attuale Capo della Casa Bianca, arrivato alla Presidenza grazie anche alla alleanza tra gli Stati del “Middle West” e quelli del “Deep South”. In parallelo con questa tendenza, la spinta verso l’identitarismo alimenta le aspettative borboniche, finalizzate all’indipendenza duosiciliana.  Naturalmente l’evento in questione è stato, come di prassi, assolutamente ignorato dalla stampa nazionale, maestra nel tacere ogni cosa che si muove, a favore del passato, presente e futuro, dei territori napoletani, anche in questo caso e in un momento molto avvincente che si relaziona direttamente con la fraternità d’armi tra i fautori di Francesco II e i Sudisti americani.

Il nostro Pretendente al Trono è da noi, ovunque acclamato,  dalle Autorità e dal popolo: il Principe potrebbe rappresentare, la nuova frontiera, che legherebbe splendidamente la tradizione napoletana con il Mediterraneo e con, appunto, gli americani.

Nostro compito, come CDS, come borbonici, rimane la rivendicazione politica, sociale, storica, identitaria,  nel reclamare la memoria e la liberazione dell’Antico Regno.

Quella foto di Trump, manifesta apertamente il proprio interesse per questa nostra realtà? Il Presidente degli States annovera tra i propri seguaci molti appassionati della Confederazione, il Tycoon, si sa, simpatizza notoriamente per  i movimenti sovranisti, compresi quelli sostenitori delle rivendicazioni indipendentiste proprie delle “Patrie Negate” (come lo è attualmente la nostra) sacrificate nella formazione degli attuali Stati Nazionali

Che il Senatore Ted Kennedy finanziasse l’IRA era un segreto di Pulcinella.

Anche noi stiamo lavorando affinché i nostri connazionali di Nuova York ci ricevano a braccia aperte.

Forza e onore.