CAMORRA. CHI DAVVERO TRADI’ MICHELE ZAGARIA PER 40MILA EURO ?

Sono in molti a pensare che  la ” talpa ” che ha svelato il nascondiglio  di Michele Zagaria  abbia un nome .

La ‘ricevuta di pagamento’ di quarantamila euro  cela il nome del ‘pentito’, ma  quanti sono vicini al boss puntano il dito contro  Giuseppe Inquieto.

La Dia parla , in modo sibillino, del ” Paravento del Capo dei Capi “.

A confermare le accuse contro Giuseppe Inquieto  emergerebbero  le affermazioni di due donne , ovvero la moglie di Vincenzo Inquieto, fratello e proprietario della villa nel cui sottosuolo si nascondeva Zagaria, e Rosaria Massa, molto vicina  al boss, la quale parla con la figlia della persona che ha portato alla cattura di ‘zio Michele‘.

Dalle intercettazioni delle due donne viene fuori  un unico nome  ,  e cioe’  Giuseppe Inquieto da loro indicato come il traditore di Zagaria.

Su un punto i pentiti sono molti chiari : Michele Zagaria ha potuto eludere la giustizia per ben 17 anni solo perche’ ” protetto e tutelato ” dalla citta’ di Casapesenna .

In altri termini , mentre per la legge italiana Zagaria, il boss Zagaria,  era latitante, a Casapesenna era ben noto che egli fosse li’ , anche se la precisa sistemazione del bunker nel quale alloggiava era  conosciuta solo dai fedelissimi, e tra questi vi era  Giuseppe Inquieto.

Secondo alcune dichiarazioni  di pentiti e non solo , lo stesso Sindaco della citta’ avrebbe  consentito a Zagaria di utilizzare un sistema di linea telefonica parallelo, per parlare senza essere intercettato.

Restano , in ogni caso , le accuse contro Giuseppe Inquieto , che stando alle dichiarazioni di Generoso Restina , uno dei vivandieri di Zagaria,  sarebbe stato  l’unico a conoscere tutti i bunker di Michele Zagaria perché da lui  costruiti”.

Eppure , su questo punto ,  non vi sono dichiarazioni univoche da parte dei pentiti.

Se, da un lato, Inquieto è stato indicato come il traditore di Michele Zagaria , e’ anche vero che un ‘altra parte di pentiti  lo indica come il fedelissimo del boss. Sarebbe pertanto impossibile che egli  si sia venduto per 40mila euro. Per quale ragione Inquieto avrebbe dovuto svendere il boss che egli stesso aveva tutelato per oltre 20 anni e dal quale aveva ricevuto denaro e sicurezza ?

E , allora, dinanzi a questi dubbi , chi sarebbe davvero il Paravento del Capo dei Capi ?

Le indagini su Zagaria e sulla fazione del clan dei Casalesi che da lui prendeva ordini risalgono a dieci anni fa, quando l’allora procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Franco Roberti, poi per lungo tempo procuratore nazionale antimafia, affidò l’incarico di sgominare la cosca al giovane sostituto procuratore Catello Maresca che riuscì ad arrestarlo il 7 dicembre 2011. Della cattura di Zagaria ne ha parlato anche la fiction sotto copertura,

Nei giorni scorsi , gli inquirenti con l’operazione della Dia del 12 aprile 2018 ,  che ha portato all’arresto dei fratelli Inquieto e l’individuazione di un ingente patrimonio in Romania,  hanno  dato un colpo ferale alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi e all’ex boss a cui faceva capo.
La stima dei beni è ancora in corso ma, secondi quanto sta emergendo, ammonterebbe a qualche centinaia di milioni di euro. Il patrimonio individuato é riconducibile all’ex boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria e i due arrestati – Giuseppe Inquieto, 48 anni, residente ad Aversa e Nicola Inquieto di 43 anni, residente in Romania e catturato con un mandato di arresto europeo – sono fratelli di Vincenzo Inquieto, l’uomo che aiutò il boss Zagaria nell’ultimo periodo della sua latitanza durata più di 15 anni, fino all’arresto, nel bunker realizzato sotto la villetta di via Mascagni a Casapesenna .

L’inchiesta che ha portato all’arresto dei fratelli Inquieto è durata circa due anni ed è stata svolta in collaborazione con l’autorità giudiziaria e gli organi di polizia romeni, con il coordinamento di Eurojust e del servizio Interpol. Si sono avvalse delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche nonché di una intensa attività di analisi di documentazione bancaria e finanziaria. In Romania, in particolare nella città di Pitesti, gli inquirenti hanno individuato l’imponente patrimonio societario ed immobiliare riconducibile a Nicola Inquieto e formato da imprese di costruzione, centri benessere, varie centinaia di appartamenti già ultimati o in corso di realizzazione. Le indagini su Nicola Inquieto, arrestato a Pitesti (Romania) attraverso la procedura del mandato di arresto europeo con il supporto di Eurojust e del servizio Interpol, in stretto contatto con il II reparto investigazioni e con il III reparto relazioni internazionali della Dia, hanno consentito di individuare l’imponente patrimonio societario ed immobiliare in Romania, tra imprese di costruzione, centri benessere, varie centinaia di appartamenti già ultimati o in costruzione. Secondo gli elementi di prova raccolti nel corso delle investigazioni avrebbero, altresì, avuto un ruolo strategico e fiduciario nella gestione di una fase della latitanza di Michele Zagaria, detto “Capastorta”.