Sono più di 100 gli ausiliari scolastici coinvolti nell’indagine dei diplomi falsi. Gli “incriminati” provengono tutti dal Sud Italia, molti dalla Campania, per lavorare nelle scuole del nord si sono muniti di certificati fasulli.
Licenziamenti. Verifiche. Denunce. Cominciano ad avere effetto sia in Veneto sia in Campania le prime richieste di accertamento sulla conformità dei titoli di studio, avanzate da alcune scuole a partire da ottobre. Gli istituti che si sono attivati finora sono localizzati soprattutto nel Veneto, ma anche nelle Marche e in Abruzzo. Lo scandalo sembra destinato ad allargarsi a macchia d’olio.
In dicembre, secondo quanto rivelano oggi Il Gazzettino di Venezia e Il Mattino di Napoli, quattro bidelli salernitani e uno veneto sono già stati licenziati. E in molti altri casi pare stia per scattare la revoca dei contratti di assunzione, ottenute indebitamente da candidati che avevano presentato falsi diplomi.
Nei guai sono finiti anche tre insegnanti di sostegno salernitani, accusati di aver presentato titoli di formazione non regolari, tutti emessi da enti di formazione privati di Salerno che sono finiti a loro volta sotto inchiesta.
La Guardia di finanza della Campania ha da tempo avviato una serie di complesse indagini sul personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola. L’obiettivo è scoprire se fra coloro che sono stati assunti alla fine degli anni Novanta ci siano posizioni ottenute illegalmente, attraverso diplomi falsi: i primi licenziamenti fanno pensare che i sospetti fossero fondati.
I reati ipotizzati nell’inchiesta sono gravi, a partire dalla truffa ai danni dello Stato. Tutti i soggetti colpiti dal licenziamento saranno anche denunciati alle rispettive Procure per dichiarazione mendace e presentazione di falsi titoli di studio.
L’inchiesta è partita da una denuncia circostanziata, giunta oltre un anno fa alle sedi regionali campane del Provveditorato agli studi. Dello scandalo si era occupata anche la trasmissione Mediaset Striscia la notizia, che più o meno un anno e mezzo fa, ad Avellino, aveva registrato di nascosto un uomo che sosteneva, in cambio di poche migliaia di euro, di poter fornire titoli di studio e attestati che garantissero punteggi superiori nelle graduatorie per gli aspiranti supplenti scolastici. L’uomo era finito agli arresti domiciliari e il prossimo 9 gennaio dovrebbe svolgersi un’udienza del processo.
Sullo scandalo dei titoli falsi sta indagando anche il Provveditorato agli studi di Salerno, ma è coinvolta tutta l’amministrazione scolastica campana, guidata dalla direttrice generale Luisa Franzese, che ha personalmente dato un grande impulso alle indagini e al repulisti.
I primi riscontri sul commercio di titoli di studio falsi erano nati in ottobre tra Salerno e Napoli, e da allora il Provveditorato campano ha avviato un’indagine interna su alcuni presunti “diplomifici”.
Gli accertamenti amministrativi si collegano a quelli penali, condotti dalla Procura di Napoli, che ipotizza un legame tra lo scandalo dei diplomi falsi e l’incendio che il 2 dicembre si è sviluppato negli archivi del Provveditorato di Salerno: nel rogo sono andati in fumo proprio molti documenti relativi a titoli e registri di esami di Stato.
.