Il consigliere comunale denuncia la mancata progettazione che blocca il futuro della città.
CASAL DI PRINCIPE – “Non si tratta di aspettare ancora un po’, qui il problema è più serio: significa che si producono atti e delibere ordinarie, senza un deciso indirizzo politico. Significa che non c’è alcun progetto e nessun piano per far ripartire questo Comune. Siamo fermi, inchiodati. I problemi per cui quest’Amministrazione fu votata sono ancora tutti sul tavolo. C’erano 4 anni fa e ci sono oggi. Nessuno dei nodi è stato affrontato e risolto. La crisi economica che sta strozzando le tante attività edilizie e commerciali di Casal di Principe non è stata affrontata adeguatamente. La disoccupazione aumenta. Il degrado urbano delle periferie pure”- afferma il consigliere Costantino Puocci – “Ormai siamo nell’ultimo anno di mandato del sindaco Natale e della grande rivoluzione promessa c’è ben poco. Spero solo che questi ultimi mesi possano essere utilizzati per una scossa definitiva. Di proposte e suggerimenti ne ho presentati tanti ma sono tutti lì fermi sul tavolo del sindaco o peggio in commissione”. Presentate nella giornata di ieri solleciti e nuove interpellanze per interrogare sindaco e maggioranza circa una proposta streaming per portare a conoscenza dei cittadini le attività consiliari, l’attuazione del regolamento comunale per la Partecipazione affinché i casalesi possano sottoscrivere petizioni o istituire referendum cittadini ed infine nella stessa giornata è stata protocollata un’altra interrogazione per conoscere a che punto si trova l’iter per la realizzazione dell’area mercato e la conseguente Regolamentazione per l’ammissione di una seconda fiera mercatale settimanale. In questi 4 anni sono state presentate dal solo consigliere Puocci una ventina di interpellanze, interrogazioni e mozioni consiliari per contribuire, anche dall’opposizione, all’amministrazione della città ma – secondo il capogruppo – la maggioranza pare faccia quadrato intorno agli ordini del giorno provenienti esclusivamente dalla Giunta senza valutare quanto giunge dalla minoranza.