Caserta , 1 Maggio 2017 . CGIL , CISL e UIL e vertenza della Provincia di Caserta : irrisolta anche la questione del Museo Campano

di PASQUALE IORIO

Caserta. Va dato atto alle Segreterie Provinciali CGIL-CISL-UIL di aver posto al centro dell’iniziativa del 1 maggio la vertenza della Provincia di Caserta, che sta mettendo a rischio alcuni diritti fondamentali dei lavoratori e dei cittadini di Terra di Lavoro. In questo modo la Festa dei lavoratori non si ripropone come un rituale, ma acquista un valore di lotta e di mobilitazione politica e sociale.

Come esponente del FTS Casertano desidero esprimere il mio pieno sostegno e la solidarietà alla lotta dei sindacati e dei lavoratori in difesa di alcuni diritti fondamentali umani e sociali, a partire da quelli per il lavoro ed il salario (che da questo mese vengono cancellati), ma anche di cittadinanza come quelli all’istruzione (in oltre 50 scuole medie superiore), alla sicurezza e mobilità sul territorio, all’igiene ambientale e sanitaria nei luoghi di lavoro.

Tutti questi servizi sono vanificati a seguito di una situazione di dissesto dell’Ente Provincia – e delle società collegate. Oggi siamo di fronte ad una vera e propria bancarotta, ad una deriva fallimentare di una intera classe politica ed istituzionale a livello nazionale e provinciale. Questo dato di fatto è stato sottolineato dalle varie relazioni ed interventi dei lavoratori e responsabili sindacali, ma anche dalle drammatiche testimonianze di impotenza da parte dei sindaci intervenuti (quelli di Caserta, di Marcianise e di S. Maria CV). A rincarare la dose c’è stato l’intervento dell’on. Camilla Sgambato – unica rappresentante degli eletti a livello regionale e del parlamento – la quale ha dichiarato la sua condizione di solitudine nei confronti del governo nazionale e campano. Il suo intervento è stato contestato quando ha opportunamente richiamato le responsabilità gravi di chi ha diretto la Provincia negli anni scorsi.

E’ utile ricordare che per una coincidenza storica l’attuale situazione di crisi si può raffrontare ad un altro momento drammatico per Terra di Lavoro. Infatti, 90 anni fa nel 1927 in piena era fascista il Governo Mussolini ne decretò lo scioglimento e la soppressione con un decreto di imperio. Oggi il governo di centro-sinistra decreta una sua morte per fame, in base ad assurde riforme (come quella Del Rio, che va rivista con urgenza) e burocratiche normative in materia di tributi, vessatorie nei confronti della nostra realtà.

Di fronte a questa situazione occorre una capacità di mobilitazione e di proposte da parte delle forze politiche, sociali e produttive di Terra di Lavoro. Non basta rivendicare l’orgoglio dell’identità perduta e calpestata, occorre mettere in campo una nuova visione di governance fatta di strategie innovative e di progettualità. In primo luogo spetta ai sindaci ed amministratori locali, ma anche a chi è stato chiamato a svolgere ruoli di rappresentanza istituzionale ai vari livelli.

Dopo la manifestazione di oggi il movimento sindacale – in cooperazione con il mondo del terzo settore e del volontariato – è chiamato a dare continuità alla mobilitazione: è giunto il momento di rilanciare una nuova vertenza Caserta, con al centro le politiche dei servizi e dello stato sociale per proporre un modello di sviluppo coerente con azioni di coesione sociale e di cittadinanza democratica, di riscatto civile e politico, con un rinnovato patto tra produttori, imprese, mondo del sapere e della cultura, della scuola e dell’università.

Il tema è anche e soprattutto quello della mancata erogazione di servizi essenziali per il territorio. Lo hanno sottolineato nei loro interventi il presidente facente funzioni dell’ente, Silvio Lavornia; il rappresentante dei dirigenti scolastici del casertano, a nome di tutte le scuole che non si sa per quanto altro tempo funzioneranno vista l’assenza di qualsivoglia manutenzione e dei certificati di agibilità; quello della rete informale dei genitori degli istituti superiori, che ha chiesto parità di diritti tra i ragazzi del casertano e quelli di ogni parte d’Italia. Come hanno sollecitato anche il sindaco di Caserta, Carlo Marino e il suo collega di Marcianise, Antonello Velardi – che non ha risparmiato critiche ad una classe dirigente inadeguata che ha ridotto il territorio della provincia a condizioni di degrado, senza alcun peso a livello nazionale e campano – è giunto il momento di allargare il fronte livello della mobilitazione sociale e culturale, con l’attivazione ed il varo di un tavolo istituzionale permanente per far emergere il modello caserta (come sistema), che oggi più che mai deve assumere dimensioni nazionali e richiede strumenti eccezionali di intervento (come quelli per la lotta per affermare valori di legalità democratica e di coscienza ambientale in una terra ancora devastata da crimini come quelli delle cave e dei rifiuti tossici).

Come è stato sottolineato nel manifesto sindacale nel lavoro vi sono le radici anche per il nostro futuro. Noi aggiungiamo che anche nella nostra comunità si può ripartire con la cultura come fattore di coesione sociale, con il sapere, con la conoscenza e con l’innovazione, investendo sulle competenze e sul futuro di tanti giovani talenti e risorse di cui è ricco il nostro territorio.

Su questo continua la battaglia di civiltà avviata dalle associazioni cittadine di Capua per salvare e dare un futuro al Museo Campano, emblema della nostra identità e memoria culturale.