CASERTA. Al “Chimera Bar”, il Caffè Letterario dell’Associazione LiberaLibri discute sulla VI^ Crociata, partita 790 anni orsono

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Al “Chimera Bar”, il Caffè Letterario dell’Associazione LiberaLibri discute sulla VI^ Crociata, partita 790 anni orsono

CASERTA – Si svolgerà giovedì 5 luglio 2018, al Chimera Bar (nomen omen) in via Vescovo Natale 17 (Caserta), il ricordo dell’inizio della VI^ Crociata, quella di Federico II, che partì esattamente settecento novanta anni fa, nel giorno di San Pietro e San Paolo (29 giugno). L’incontro è organizzato dall’Associazione Liberalibri ed interverranno Vincenzo de Rosa, coordinatore dell’Associazione, poi P. Broccoli, A. Ianniello ed A. Omaggio. Nel corso dell’incontro saranno esposte pitture di G. Del Prete. La VI^ Crociata Fu la cosiddetta “Crociata dello scomunicato”, in quanto Federico II si era impegnato col Papa, nel momento della sua incoronazione, a guidare una Crociata per la riconquista di Gerusalemme (in ciò seguendo le gesta del suo illustre predecessore, Federico Barbarossa), ma – vuoi per mancanza di motivazioni, vuoi per delle pressanti altre incombenze – non si era mai deciso a farlo in concreto, finché il Papa perse la pazienza e lo scomunicò. Le vicende sono complesse, ma, comunque, in un modo o nell’altro, Federico di Svevia si convinse ed andò, pur scomunicato, a riconquistare Gerusalemme. Questa volta, però, in luogo di una conquista violenta, riuscì ad entrarvi per mezzo di un accordo col sultano egiziano che allora aveva titolarità nel dominio di Gerusalemme: al-Kâmil. Non piacque al Papa (Gregorio IX) che il successo arridesse a colui che aveva condotto una Crociata senza che il Papato ne fosse stato direttamente il promotore, anche se, alla fine, si riconobbe il suo successo: questo portò al Patto di San Germano (1230), che tolse l’interdetto papale all’imperatore svevo. Come si sa, i contrasti erano su “chi” dovesse – in ultima istanza – decidere su alcune prerogative “legali”, pertanto il Papa rinnovò la scomunica (1239), per cui si parla delle due scomuniche. Viste da molte ottiche diverse, queste particolari vicende occorre però guardarsi d’interpretarle secondo le mode culturali del proprio tempo: per esempio, nell’Ottocento, e in parte del Novecento ancora, le si vedeva come lotte fra “stato nazionale” e “prerogative papali”, quando invece non si trattava del particolarismo nazionale versus l’universalismo della Chiesa, quanto, piuttosto, di due universalismi in conflitto, che poi è una delle cause, profonde, della crisi del Medioevo, dell’ “Autunno del Medioevo” che sarebbe seguito, e del sorgere – poi, dopo – delle “nazionalità” degli stati particolari, che, a loro volta, non erano ancora “i nazionalismi” dell’Ottocento e Novecento, nel nostro momento storico risorgenti.