CASERTA, ALDIFREDA. La svolta per palazzo De Gregorio: entro 10 ottobre il Vincolo di Interesse storico-artistico

di Alessandro Fedele

CASERTA – Inizia il nostro viaggio tra i gioielli architettonici dell’epoca borbonica del nostro territorio casertano.
La prima meta che vi proponiamo è la frazione del Comune di Caserta: Aldifreda. Vogliamo parlarvi di uno dei palazzi più antichi di Caserta che fa angolo con via Gennaro Tescione e via Giulio Antonio Santorio. Si tratta di Palazzo Leopoldo De Gregorio, almeno così intitolato quando nel lontano 1755 fu conclusa l’opera di edificazione.
Di Leopoldo De Gregorio si sa tutto ma non si sa niente. Non si sa dov’è nato, o meglio sembrerebbe sia nato a Messina, ma si sa dov’è morto, a Venezia nel 1785, dopo aver ricevuto un ultimo incarico dal Re. Dell’infanzia non si sa nulla, ma della carriera diplomatica si sa tutto. Fu impiegato a Napoli come contabile presso la Casa Commerciale dei Berretta fino al 1746, quando Re Carlo di Borbone lo chiamò per affidargli alcuni incarichi. De Gregorio aveva il titolo di Marchese di Vallesantoro e di Squillace. Carlo di Borbone volle nominarlo prima di tutto Ministro delle Finanze, poi Segretario di Stato e Tenente Generale degli Eserciti. Quest’ultimo incarico, andato male, gli costò l’esilio. I suoi incarichi risalgono al 1759, quando seguì Carlo III che in Spagna divenne Re. A Madrid Leopoldo De Gregorio provocò una grave insurrezione popolare causata da alcune disposizioni da lui emanate in qualità di Comandante degli eserciti.
Esiliato dallo stesso Re per ciò che era accaduto, fu richiamato a Corte qualche anno dopo, e qui fu nominato Ambasciatore del Re di Spagna a Venezia, dove poco dopo morì.
A Caserta, come in Sapagna, il Ministro e Marchese De Gregorio lasciò un’eredità popolare. Il palazzo che ancora oggi è in piedi nel pieno centro cittadino era di sua proprietà. Re Carlo volle che la sua residenza fosse molto vicina alla Reggia. Affidò il progetto di costruzione al più grande Architetto dell’epoca, noto in tutto il mondo, Luigi Vanvitelli. Per quanto il palazzo sia una stupenda e perfetta opera architettonica, il Vanvitelli cita De Gregorio nel suo epistolario diverse volte, ma in nessun caso dimostra di avere alcuna stima nel nobil uomo.
Nel volume “I Borboni di Napoli” di Harold Acton, al capitolo IV, si legge esplicitamente quanto segue: “Squillace – nome attribuito a De Gregorio – era un siciliano di origine oscura, che aveva cominciato la sua intraprendente carriera come contabile di una ditta commerciale […]. Carlo rimase colpito dal suo spirito di iniziativa. Nel 1746 gli dette l’incarico delle dogane, poco dopo lo nominò Ministro delle Finanze“. Nel 1741, con il Concordato, alcune proprietà della Chiesa venivano tassate. “Con un decreto dopo l’altro, attaccò i diritti ed i privilegi papali fino a tal punto che Re Carlo gli ordinò (a Tanucci, segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri) di desistere. Ma Tanucci era infaticabile e doveva immischiarsi in ogni cosa; il suo merito principale era l’aver diminuito spese inutili. Squillace aveva fatto credere a Carlo che il suo tesoro fosse inesauribile, mentre Tanucci ridusse le spese del Re da 324.000 a 169.685 ducati all’anno […]“.
Comunque il palazzo di de Gregorio di Squillace ad Aldifreda passò, dopo la sua morte, nelle mani di diversi proprietari. Da Squillace a Ferdinando I, poi a privati vari fino ad oggi, ma dell’ultimo proprietario ci riserviamo di non citare il nome per la sua privacy.
In una lettera di Vanvitelli indirizzata al Re si legge: “io come Arch.to del Re Unico in Caserta co’ miei aiutanti, ne ho dato il disegno, così nelle fornaci, così nella Vaccaria, così nel Casino di Squillace, così nella fabrica ultimamente fatta alla Segreteria di Stato […]“.
Ci si chiederà, vista la storia che si cela dietro un edificio di tale valore, se gli Enti preposti alla conservazione del patrimonio artistico-culturale possano o siano già intervenuti. Ebbene si. L’edificio vanvitelliano, il cui progetto prevedeva una piccola corte comunicante con un grazioso giardino che poi venne trasformato in fabbrica di fiandre, entro il 10 ottobre di quest’anno riceverà il Decreto di Vincolo, ovvero la Notifica di Interesse Storico-Artistico del MiBACT. Si tratta, dunque, di una nota positiva per la Città di Caserta, dal momento che il palazzo signorile che non ha ancora il così detto “vincolo” permetterà all’attuale possidente di ricevere fondi per la ristrutturazione e il mantenimento. Inoltre con la Notifica di Interesse S.A. si impedisce a chiunque di modificare lo status quo del fabbricato, preservandolo al patrimonio culturale della Città di Caserta.