di PASQUALE IORIO
Nei giorni scorsi , la direttrice Luigia Grillo, in una lunga intervista, ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica uno degli scandali più assurdi dei beni culturali del nostro territorio. Da tempo su questa storia infinita sta intervendo Paola Broccoli in modo documentato, ma spesso isolata ed inascoltata.
La ricollocazione del prestigioso Archivio di Terra di Lavoro – luogo centrale della nostra storia ed identità – sembrava avviata a soluzione. Finalmente sono stati trasferiti e collocati in locali prestigiosi della Reggia Vanvitelliana gli uffici amministrativi e la direzione.
Ma qui casca l’asino: quei locali per quanto belli sono ancora non del tutto agibili, a seguito di “una operazione monca” (come la definisce la stessa dott.sa Grillo) in quanto risultano ancora privi di linea telefonica e collegamento Internet. Mentre la grossa parte del materiale di domunentazione è ancora depositato nei vecchi locali (per i quali il Mibact continua a pagare un cospicuo canone di fitto. Alla faccia della spending revue!).
Inoltre, dopo oltre 25 anni dall’avvio dei lavori, in questi giorni scade le’ennesima proroga per la consegna del progetto di adeguamento. Mentre non risultano ancora chiari i tempi per la definizione dei lavori dell’Emiciclo nella ex Caserma Pollio, un cantiere infinito, i cui locali sono stati assegnati all’Archivio di stato nel lontano 1995.
E ciò avviene nonostante gli impegni solenni assunti in un incontro svoltosi in sede di Mibact in data 11 giugno.
E’ giunto il momento di fare chiarezza su questa storia infinita. Su questo aspetto potrebbero aiutarci anche alcuni esponenti del Mibact che hanno legami con il nostro territorio, a partire dal sottosegretario A. Cesaro e dallo stesso direttore M. Felicori, che è ben presente su tante altre storie e vicende culturali.
A tal fine come rete delle associazioni e cittadini consapevoli stiamo valutando di rilanciare l’iniziativa del Movimento pro Archivio, con un incontro pubblico alla ripresa di settembre, nel quale chiederemo un contributo di trasparenza e di responsabilità, in primo luogo da parte degli enti e delle istituzioni competenti (locali e nazionali).