CASERTA. Biodigestore a Ponteselice, il PD casertano si chieda perché ha perso le elezioni a Caserta

Biodigestore a Ponteselice, il PD casertano si chieda perché ha perso le elezioni a Caserta

CASERTA – Le elezioni politiche di domenica 4 marzo 2018 hanno segnato un crollo inimmaginabile del Partito Democratico in tutta Italia. Anche a Caserta il PD è quasi del tutto scomparso, mai così in basso in tutta la sua storia, superato, e qui si poteva anche immaginare, dal Movimento 5 Stelle, che ha sfiorato il 60 per cento delle preferenze, e da una ri-sorta Forza Italia che, all’indomani dell’arresto di Nicola Cosentino, sembrava essere sul punto di “esalare l’ultimo respiro”. In queste ore sui quotidiani nazionali e locali, nonché su tutte le emittenti televisive, ed esperti politologi, ex candidati trombati alla grande, nuovi eletti, si danno da fare per analizzare le cause della sonora sconfitta. Jobs Act, legge Fornero, eliminazione art. 18, innalzamento età di pensionamento, Buona Scuola, aiuti alle Banche e chi può ne ha più ne metta, vengono citati di essere alla base della sconfitta. A Caserta e nella immediata conurbazione (San Nicola la Strada, Casagiove, Caserta, San Marco Evangelista, Recale, Capodrise) il dato che deve invece essere additato come il principale elemento della sconfitta è il Sindaco stesso della Città capoluogo che si è intestardito nel voler costruire a pochi passi dalla Reggia ed a pochi passi dei comuni viciniori l’impianto di compostaggio con recupero di biometano da realizzare nell’area ASI località Ponteselice viale Enrico Mattei che avrebbe comportato l’esborso, da parte della Regione Campania, di ben 25mln. di euro. Ed anche il bando, pubblicato poche ora fa, da 1 milione 115mila euro per progettare l’impianto per lo smaltimento della frazione organica da 40mila tonnellate di rifiuti l’anno che verrà finanziato con fondi regionali per un importo totale di 26 milioni di euro e per i quali è stata già stanziata un’anticipazione da circa 2 milioni proprio per la progettazione, è alla base del grave malcontento che neppure il Commissario del PD casertano è riuscito a fermare. A nulla sono valse le proteste dai cittadini delle summenzionate Città, i cui sindaci si sono alleati per difendere il loro territorio da un simile sfregio ambientale. L’ultimo appello rivolto da Roberto Corsale, Sindaco di Casagiove, Angelo Crescente, Sindaco di Capodrise, Vito Marotta, Sindaco di San Nicola la Strada e Raffaele Porfidia, Sindaco di Recale, al Sindaco Marino risale a dicembre 2017 quando divulgarono un ulteriore appello: “Come sia possibile bandire la gara per la progettazione senza la individuazione della localizzazione è un mistero sul quale urge un po’ di chiarezza che esigiamo con forza dal Sindaco del Comune Capoluogo. Non consentiremo a nessuno di trascinarci in eventuali polemiche legate alla strumentalizzazione per le elezioni del prossimo quattro marzo. La nostra posizione infatti è chiara da tempo: riteniamo giusto completare il ciclo integrato dei rifiuti, ma la ipotesi di Ponteselice è assolutamente sbagliata. Faremo fronte comune, come abbiamo già fatto deliberando la nostra contrarietà all’unanimità, impugnando gli atti nelle sedi opportune, appena emergerà la possibilità tecnica e formale per farlo. Siamo dalla parte delle nostre Comunità. Sempre”. È dal 29 settembre 2016, cioè quando Marino approvò la delibera nr. 62, con la quale in un primo momento si indicava la località Lo Uttaro per costruirvi il biodigestore, che tutte le comunità che ruotano intorno alla Città capoluogo stanno protestando ma è come sbattere contro un muro di gomma. Un attento esame di coscienza, da parte di tutto il PD a cominciare dal livello regionale, provinciale e cittadino, deve innanzitutto toccare questo tasto che, per quanto doloroso, deve far riflettere e far assumere a ciascuno le proprie responsabilità.