Caserta: Comparto bufalino, Zannini in campo a sostegno degli allevatori

Netta presa di posizione del consigliere regionale Giovanni Zannini, componente della commissione agricoltura, che scende in campo a sostegno degli allevatori chiarendo la sua posizione sul tema.

Caserta – La filiera bufalina rappresenta una delle filiere zootecniche più importanti a livello nazionale e la mozzarella di bufala campana, ad oggi, è il primo marchio DOP del mezzogiorno, il quarto prodotto a livello nazionale per produzione e il terzo tra i formaggi DOP, rappresentando quindi uno dei prodotti italiani più apprezzati e conosciuti in tutto il mondo. A tal proposito, circa il 18% della produzione totale viene destinata all’export soprattutto verso i paesi europei, ma anche verso Russia, Stati Uniti e Giappone. Negli ultimi anni si è verificato un significante incremento nella produzione e, in particolare, è stato appurato che nel 2018 l’aumento è stato del 5% rispetto all’anno precedente e del 30% rispetto all’ultimo triennio.

È quindi evidente l’impatto della filiera bufalina sull’economia italiana e soprattutto regionale. Si stima infatti che il PIL della Campania sia basato per il 16% circa sulla produzione di mozzarella di bufala, la quale a sua volta è concentrata per oltre il 60% solo nel casertano, con un impiego occupazionale di oltre 30.000 addetti.

Tuttavia il comparto bufalino, negli ultimi anni, è oggetto di speculazioni e di scarsa o cattiva informazione soprattutto riguardo malattie infettive quali brucellosi e tubercolosi che, purtroppo, colpiscono gli allevamenti con conseguente allarmismo generale e diffusione di fake news. È quindi necessario, dato il periodo storico cruciale che sta vivendo la filiera bufalina, fare chiarezza andando ad instaurare un dialogo trasparente tra tutti gli attori coinvolti nel comparto bufalino, partendo quindi dagli allevatori fino ad arrivare ai medici veterinari e le istituzioni.

L’Unione Europea richiede il risanamento degli allevamenti e nonostante diversi studi hanno evidenziato il deficit economico che comporta la presenza di animali malati in stalla , ancora si legge su qualche testata giornalistica di qualche amministratore che si oppone agli abbattimenti.

Il risanamento e l’abbattimento non sono sufficienti per tutelare economicamente il comparto bufalino. Ad oggi, per ogni capo abbattuto l’allevatore percepisce un indennizzo che, tuttavia, non tiene conto del mancato reddito causato dall’arresto di produzione di latte da parte dei capi infetti. Inoltre, non vengono tutelate ed aiutate economicamente quelle aziende indenni dalla malattie infettive, che vogliono tutelarsi e fare prevenzione. In merito alla prevenzione, è fondamentale applicare una corretta biosicurezza, che possa essere individuale per ogni allevamento e non standardizzata, considerando che le varie aziende bufaline sono estremamente eterogenee tra loro.
Stesso dicasi per l’applicazione del REGOLAMENTO UE 2017/625 del Parlamento Europeo e del consiglio del 15 Marzo 2017 , che garantisce il diritto alla difesa e al contraddittorio solo su alimenti e mangimi , no come si è voluto far credere anche sui capi di bestiame.

Un altro problema molto serio ma talvolta trascurato, è rappresentato dalla produzione e gestione dei reflui zootecnici. La loro scorretta gestione non può essere risolta semplicemente andando ad incrementare i fondi destinati agli organi preposti al controllo.Riteniamo che, anche in questo caso la regione deve mettere in campo dei fondi che possano finanziare azioni virtuose a basso impatto ambientale supportate da corsi che posdsano formare ed informare gli allevatori e gli operatori della filiera.
Bisogna entrare nell’ottica di un approccio che vada a prevenire e non a curare, andando quindi ad agire a monte prima che a valle.