di Alessandro Fedele
CASERTA – Qual’è la verità sul dissesto bis che tiene banco in questi giorni nella discussione politica e nell’opinione pubblica? Innanzi tutto non sono i debiti contratti dalle amministrazioni precedenti a quella Marino, ma il rigetto della Corte dei Conti che ha avuto come oggetto il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale. Questo piano deve tenere conto di tutte le misure necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate e deve contenere la puntuale ricognizione, con relativa quantificazione, dei fattori di squilibrio rilevati. Il piano dunque deve essere caratterizzato dalla adeguatezza dei mezzi rispetto ai fini stabiliti, deve essere cioè congruo e perciò contenere la puntuale ricognizione da parte dell’ente locale dei fattori di squilibrio rilevati, dell’eventuale relae disavanzo di amministrazione risultante dall’ultimo rendiconto approvato ed eventuali debiti fuori bilancio.
Bisogna dire che il Comune di Caserta, già dalla Commissaria Prefettizia Marigrazia Nicolò, succeduta al Sindaco Del Gaudio, è ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale successivamente alla dichiarazione di dissesto dichiarato dallo stesso Del Gaudio nel 2011.
È stata la stessa Corte dei Conti a dichiarare in camera di consiglio del 6 dicembre 2017 che il Comune di Caserta ha già posto rimedio ad una situazione di squilibrio finanziario per la quale non erano sufficienti le misure degli articoli 193 e 194 del TUOEL, aderendo alla procedura di riequilibrio finanziario plureinnale di cui all’articolo 243 bis ed approvando un piano su cui la Commissione per la stabilità finanziaria per gli enti locali ha relazionato alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti. A questo punto è proprio la corte dei conti che riconosce come l’Ente “è dovuto ricorrere pertanto ad una misura straordinaria, per sanare uno squilibrio finanziario, ben prima della stima del potenziale impatto sul bilancio derivante dalla ricaduta delle passività non finanziabili con la massa attiva”.
Ma non è tutto, il 13 marzo 2017 la Corte dei Conti affermava in ordinanza: “…il piano del comune di Caserta appare conforme ai contenuti richiesti dalle disposizioni normative di riferimento ed alle indicazioni contenute nelle Linee guida elaborate dalla Corte dei Conti che vanno lette alla luce dell’evoluzione normativa dell’armonizzazione contabile e dei recenti interventi normativi…”.
Nel 2017 il Comune, in una nota inviata al Ministero dell ‘Interno, sosteneva che ” è fondato il timore che, concludendosi l’originaria procedura di dissesto, il consistente carico dei crediti rimasti insoluti per mancata accettazione della transazione e per mancata capienza della massa attiva, determinando altresì la riviviscenza delle procedure esecutive, in una situazione già gravemente precaria, giungerà a compromettere irrimediabilmente il programma di riequilibrio finanziario, determinando un nuovo dissesto”. Da queste parole si evince la preoccupazione dell’Amministrazione Marino circa un possibile dissesto bis non imputabile ad una incapacità gestionale.
Il Ministero replicava che la situazione prospettata dall’ente trovava tutela normativa con due diversi strumenti: o il pluriennale oppure misure straordianrie per il pagamento integrale della massa passiva della liquidazione, anche in deroga alle norme vigenti, comunque senza oneri a carico dello Stato. Il Comune di Caserta aveva già posto rimedio a questa situazione di squilibrio con il famoso piano di riequilibrio pluriennale.
Il PRFP presentato dal Comune si sviluppa su di un arco temporale di dieci anni: dal 2016 al 2025 e si articola come segue: obiettivo di riequilibrio determinato alla data del 31 dicembre 2105. è quantificato in complessivi euro 24.690.119,24 e corrisponde ad un disavanzo formale che l’Ente intende ripianare in 10anni. Tale disavanzo assume la seguente articolazione:
- 6.786.178,84 euro, quale disavanzo 2015 (Amministrazione prefettizia);
- 2.985.628,62 euro, quale quota di disavanzo 2014 (amministrazione Del Gaudio) da ripianare in 3 anni;
- 4.525.457,44 euro, quale debiti fuori bilancio già riconosciuti quasi interamente con delibera prefettizia;
- 9.115.854,34 euro, quale disavanzo sostanziale per fondi vincolati da ricostituire;
- 1.281.00,00 euro, quale sanzione per mancato rispetto per patto di stabilità 2013 (Amministrazione Del Gaudio.
Tale massa passiva deve essere incrementata di un importo annuo pari ad 842.584,39 euro che afferisce alla quota annuale, trentennale, di maggiore disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui come da delibera di giunta comunale del 30 maggio 2015. Il PRFP prevede altresì l’accesso al fondo rotazione per l’importo di euro 20.000.000,00 euro. È chiaro che l’attuale amministrazione si è trovata a gestire procedure finanziarie e amministrative precedenti.
Sta di fatto che il piano di requilibrio è stato rigettato dalla Corte dei Conti che non ha riscontrato una corrispondenza tra il piano previsto e quello proposto. Il Comune dal canto suo, in questo periodo, ha ricavato maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, ha ridotto le spese discrezionali, ha ridotto le rate di mutui dovute alla rinegoziazione dei prestiti con la cassa Depositi e Prestiti, ha ridotto le spese del personale con il prepenzionamento di 96 dipendenti (eseguito il 30 dicembre 2016), ha diminuito la corresponzione dell’aggio al concessionario di circa 1.500.000,00 euro all’anno, a seguito di apposita gara per la riscossione di parte dei tributi comunali.
Cosa significa per la città di Caserta il rigetto del PRFP da parte della Corte dei Conti? Non è una dichiarazione di secondo dissesto. Eppure, per quanto l’Ente Comune tenti un accantonamento di 1.945.811,94 rimane la volontà della Corte dei Conti di far dichiarare al Sindaco Marino il dissesto, perché il pacchetto disastro bis dovrà essere firmato dai Consigieri che chiaramente non ci penseranno su due volte a porre la loro firma onde evitare di dover sborsare di tasca propria le cifre contestate dalla Corte.
Attualmente la massa attiva ammonta a oltre 134milioni di euro, dati che dimostrano come l’attuale Amministrazione stia procedendo in modo virtuoso. Un eventuale dissesto bis andrebbe ad incidere sulla messa in asta di tutti i beni comunali da Palazzo Acquaviva (valutato per 38milioni di euro), Palazzo Castropignano, Complesso di Sant’Agostino, questi sono solo alcuni esempi. Ancora in bilico i posti di lavoro dei dipendenti del comune che potrebbero essere inseriti in una lunga graduatoria che li smisterebbe in altri Comuni con migliori possibilità economiche nel raggio di 50km da Palazzo Castropignano.