di GIOVANNA PAOLINO
CASERTA. Anche ieri sera il territorio casertano e’ stato avvolto dalle fiamme : nel mirino del fuoco , questa volta, la collina di Casertavecchia .
” La lunga estate calda ” recitava un famoso film degli anno ’50 che raccontava di incendi e piromani in una cittadina americana .
Una lunga estate calda quella che ha colpito il territorio della Campania mortificandolo e bruciandolo nelle sue ferite piu’ profonde che non riescono a cicatrizzarsi e che, anzi, sono state acuite dalla scintilla intensa delle fiamme devastanti.
Sta di fatto che stiamo assistendo da cittadini impotenti – quasi come spettatori de ” Gli ultimi giorni di Pompei ” – ad una grave emergenza ambientale , ma anche politica e sociale, che coinvolge tutti in prima persona, nel futuro immediato e nel futuro prossimo.
A parlare con noi di questa ” rovente situazione ” e’ Renato Labriola, celebre Avvocato Casertano specializzato in Diritto Amministrativo e in Diritto e Gestione dell’Ambiente, che , nel corso della sua carriera , si e’ spesso trovato ad affrontare e a gestire problematiche legate all’emergenza ambientale , specialmente in provincia di Caserta.
Fra queste , una su tutte, la vittoria che l’Avvocato Labriola , legale rappresentante del Comune di Santa Maria La Fossa, ha riportato nei confronti dello Stato , condannato , nel 2016, dalla Quinta Sezione del Tar Campania , ad un maxi -risarcimento a favore dell’Ente Fossataro per la presenza dei rifiuti nella discarica Ferrandelle oltre il limite previsto: il riconoscimento di un danno ambientale, dunque, oltre al ristoro dovuto per la permanenza dell’immondizia all’interno della struttura oltre il limite fissato.
Oggi Renato Labriola e’ anche Consulente della Terza Commissione Speciale Regionale Terra dei Fuochi, Bonifiche ed Ecomafie, presieduta dall’Onorevole Gianpiero Zinzi.
” Dovremmo soffermarci su di un punto fondamentale che collega tutti gli incendi di questa estate in Campania – spiega Renato Labriola – . Come mai nella nostra Regione gli stessi vengono appiccati o in oasi protette , come il Parco del Vesuvio ed Oasi di San Silvestro , oppure in siti tipo la Expert o in altri vecchi siti di giacenza di ecoballe oppure la Centrale di Sparanise?”.
Con il consueto modo diretto e chiaro, Renato Labriola apre la porta ad una serie di ipotesi che potrebbero dare una interpretazione sconvolgente degli incendi appiccati nel corso di questa estate , non ultimo quello che ieri sera ha devastato la collina di Casertavecchia.
” Emergenza culturale o lucida strategia il cui fine non è difficilmente individuabile?”- ribatte l’Avvocato Labriola .
” Esiste un percorso parallelo fra gli incendi che in Campania hanno distrutto le Oasi naturali e quelli che hanno devastato i siti di giacenza di ecoballe -spiega- . Non dobbiamo dimenticare che la normativa vigente prevede lo stanziamento di fondi per il rimboschimento e la riqualificazione delle oasi naturali “.
In altri termini, l’incendio di un’Oasi naturale ha come conseguenza giuridicamente stabilita finanziamenti finalizzati al suo rimboschimento .
Gli incendi , dunque, potrebbero essere niente altro che lo strumento per realizzare speculazioni edilizie, appalti per manutenzione e rimboschimenti, assunzioni clientelari del personale forestale , coeme addetto agli spegnimenti e alla manutenzione, guardianie imposte, estensione delle superfici destinate, e come mero strumento di ricatto politico da parte della criminalita’ organizzata.
Ma non e’ tutto.
” Nel corso di questa estate – continua Renato Labriola – l’incendio si e’ palesato come la bonifica criminale per eccellenza : un mezzo per occultare cio’ che non dovrebbe mai essere portato a conoscenza dell’opinione pubblica e dell’autorita’ inquirente , un mezzo per fare spazio a discariche e ad aree in cui si potrebbe stoccare di tutto”.
L’incendio , dunque, brucia le discariche , ma bruciando alberi si ha piu’ spazio per potere scavare e creare nuove discariche.
” Non sono incendi naturali – arringa Labriola – .Gli incendi naturali si verificano di rado e con i fulmini. Ne’ si puo’ parlare di incendi per autocombustione , che non sono tipici di una vegetazione mediterranea , come quella dell’ambiente in cui viviamo”.
A tutto cio’ si aggiunge la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, voluta dal Governo Nazionale, mentre si rimane sconcertati dinanzi al modo in cui il Governo Regionale ha gestito il servizio antincendio boschivo.
” Credo che siamo dinanzi ad un vero e proprio disastro ambientale di dimensioni davvero preoccupanti – continua l’Avv. Labriola – che produrra’ i suoi nefasti effetti anche in seguito . Si pensi al materiale di risulta emerso con l’incendio del Parco Naturale del Vesuvio : con le prime piogge autunnali , questo materiale potrebbe provocare una frane e voragini, un ” effetto Sarno” , colate di fango che potrebbero riversarsi sul centro abitato”.
” E cosa dire poi delle esalazioni – aggiunge- – provocate dalla combustione del materiale di risulta? Un veleno invisibile si e’ impadronito del nostro territorio. Le sostanze incombuste, le sostanze nocive e quelle tossiche presenti nel fumo e nel suolo- sottosuolo sono una minaccia per le persone, per i beni materiali e per l’ambiente, non solo durante l’incendio, ma anche dopo. Una volta che l’incendio é stato spento, gas tossici continuano ad essere sprigionati dai materiali bruciati contaminando tutto cio’ che li circonda”-
” Ma cio’ che piu’ mi lascia perplesso in questa drammatica situazione – dice Renato Labriola – e’ il silenzio delle Istituzioni . A quanto mi risulta nessun Ente Locale o Territoriale , ne’ lo Stato hanno sporto denuncia contro ignoti per incendio doloso, danno ambientale e attentato alla salute pubblica aggravato dall’attivita’organizzata’ – Mi chiedo per quale ragione la Politica non e’ scesa in campo nell’interesse, vero , concreto, indifferibile , dei cittadini? Perche’ le Istituzioni non ha fatto quadrato con la Magistratura dimostrando di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini ? “-
” In questi giorni – conclude l’Avv. Labriola – gli unici interventi finalizzati ad una gestione concreta del problema sono stati quelli dell’Onorevole Gianpiero Zinzi, Presidente della Commissione Regionale Terra dei Fuochi. Per il resto , solo un assordante silenzio delle Istituzioni”.