CASERTA, LICEO MANZONI. INTERVISTA A FRANCESCA NARDI, LA VOCE NARRANTE DELLA STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO. PARLA DI CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E DI STATO DEVIATO

CASERTA – Stamattina al Liceo Manzoni è stato presentato il libro “Codice inverso” di Francesca Nardi, una vera e propria voce narrante della storia del nostro territorio, oltre che un’ eccellente giornalista. Ad aprire le “danze” è stata la preside Adele Vairo, come sempre molto interessata al tema della legalità ed alle eccezionali ore di lezione tenute nella fantastica aula magna dell’istituto. A moderare l’incontro invece è stato il prof. Giancristiano Desiderio. Durante la mattinata ci sono state delle letture di alcuni passi tratti dal libro “Codice inverso”, a cura del prof. Massimo Santoro.

Questa l’intervista fatta proprio all’autrice di “Codice inverso” Francesca Nardi, che ha parlato di criminalità organizzata e di Stato deviato.

Scrivere un libro come “Codice inverso” in cui emergono fatti di cronaca che riguardano talvolta la criminalità organizzata, la corruzione del sistema è stata un’esigenza personale dell’attenta cronista o della donna, cittadina di questa terra?

“Ma io penso entrambe le cose. Come donna innanzitutto perché sono veramente tante ancora oggi le discriminazioni nei confronti delle donne, e poi ovviamente come giornalista. Personalmente il primo impatto è arrivato per caso, poi da lì è stata quasi un’esigenza scrivere”.

Partendo invece dal titolo del suo libro, cosa intende dire per Codice inverso?

“La mia intenzione è quella di sottolineare che tutto quello che possiamo vedere non è assolutamente come ci appare il più delle volte, e vale quindi la pena di vederlo al contrario. Per questo motivo codice inverso”.

Cosa ha significato per lei aver potuto incontrare persone invischiate con la camorra, ad esempio la famiglia Schiavone?

“Come giornalista è stata ovviamente un’opportunità irripetibile, unica che altri non hanno avuto. Quindi sicuramente un motivo di orgoglio giornalistico. Però da donna ciò che mi ha spinto ad avere un dialogo con queste persone è stata senza ombra di dubbio la mia incessante fame di conoscenza, quel desiderio profondo che mi spinge sempre alla ricerca della giusta verità”.

Esiste una ricetta giusta per combattere la criminalità organizzata?

“No! Non si può parlare di ricetta, perché la criminalità non è una cosa che si accende e si spegne con una ricetta. La criminalità, non ti accorgi di assorbirla dappertutto . Ed è per questo che io dico che a volte mi spaventa più una borsa firmata che non un coltello”.

“Codice inverso” raccoglie  molte “verità di Stato”. Verità che fanno comodo ed altre un po’ meno. Ecco mi verrebbe da dire, la storia si deve conoscere anche quando può risultare piuttosto scomoda. E’ d’accordo?

“Assolutamente si. Per me la storia si deve conoscere per quello che è, e deve essere scritta da scrittori assolutamente asettici. La storia non deve mai essere manipolata, non deve essere la solita storia del vincitore che poi in effetti è l’unica che siamo portati a leggere”.