Di Marco Natale e Alessandro Fedele
CASERTA – Sono dunque aperte le iscrizioni al PD in provincia di Caserta dal 5 novembre al 29 dicembre. Da due anni la segreteria provinciale del Partito Democratico di Caserta è commissariata, a seguito delle dimissioni del ex segretario provinciale Raffaele Vitale. Il Pd sta attraversando una fase “straordinaria” della sua gestione, iniziata esattamente a fine febbraio del 2016, aggravata anche dalla sconfitta delle ultime elezioni. Secondo quanto previsto dallo statuto nazionale, però, una situazione di necessità ed urgenza come questa doveva durare non più di sei mesi, sotto la guida di un commissario esterno.
Il motivo delle dimissioni dell’ex segretario sarebbero riconducibili al fatto che all’interno del pd casertano ci siano troppe anime ancora oggi in contrasto tra di loro, che continuano ad impedire una gestione unitaria. Secondo i Dem nazionali era necessario far arrivare una persona super partes. Per questo ruolo cosi delicato è stato scelto il senatore Franco Mirabelli. E anche su questa scelta ci sono molte perplessità, poiché il senatore Mirabelli conosce troppo poco la realtà casertana, perché uomo di origini politiche lombarde che tutt’ora continua in patria milanese il suo operato.
La politica del PD a Caserta è fatta davvero da tante anime. Una delle prime dichiarazioni di Mirabelli fu quella di “creare unità”. I fatti però sembrano dirci che non è riuscito a far diventare realtà ciò che si era proposto. Il PD provinciale rimane commissariato, con i politici locali che continuano ad operare ognuno per conto proprio, forse senza nemmeno una meta ben definita.
Adesso, nel momento in cui il PD Caserta si sta sgretolando a causa della mancata partecipazione collaborativa di tutti, seguendo un’unica linea di pensiero, si è arrivati ad organizzare un convegno con la partecipazione di suoi diversi esponenti quali ad esempio: Camilla Sgambato, Antonio Bassolino, Andrea Orlando, Pasquale Stellato, Immafederica Refuto, Vito Marotta, Ermanno Masiello, Dimitri Russo, Michele Masulli, Enrico Panini, Marco Sarracino, Andrea Cozzolino e in fine Matteo Donisi.
Tutti nomi da capogiro e nessuno con una nuova idea al momento. Infatti il Pd casertano da diversi anni non offre nessuna idea nuova, forse perché i suoi “leader” sono ancora troppo impegnati a farsi una guerra intestina, fatta di dimissioni, espulsioni e altro ancora che svaluta a pieno gli intenti morali di un partito che per anni ha tenuto duro contro centro destra, democristiani e populisti, ma che oggi si fa sopraffare da tutti questi.
Il commissariamento fin ora non ha unificato, bensì ha allargato ancora di più le fratture preesistenti. Ci troviamo comunque di fronte ad uno squilibrio generale, manifestato anche nei convegni come quello di oggi, 10 novembre, intitolato “Il confronto è ora“, fortemente voluto da Camilla Sgambato, recentemente uscita perdente dalle elezioni politiche, la quale oggi afferma di voler operare con il Pd per risolvere il problema “lavoro giovanile” e di voler ricompattare non il partito ma addirittura il centrosinistra. (Chissà allora se non si debbono ipotizzare, secondo le idee dell’ex onorevole Sgambato, accordi con i 5stelle.) Ma nel frattempo il PD casertano continua a svuotarsi.
Forse, anche in vista dei nuovi tesseramenti, questo convegno potrebbe servire da campagna elettorale interna per la Sgambato, che probabilmente aspira anche lei alla carica di segretario provinciale del PD.
Il problema del PD, dunque, è rinnovare la logica dei tesseramenti: non si può parlare di partito nazionale ed affidare a “potentati” locali la facoltà di iscrivere simpatizzanti e aderenti. Lasciare libertà alle sedi locali sulla gestione delle iscrizioni diventa un modo per circoscrivere l’elettorato interno al partito, facendo si che un prescelto venga eletto e che i voti non siano incrementati da quelli di nuovi iscritti, i quali potrebbero destabilizzare questo modo arcaico di fare politica.
Proprio nella linea dei tesseramenti, lasciata all’arbitrio e alle ambizioni di una classe dirigente decaduta, il Pd casertano e dunque anche quello nazionale, dimostra il suo grosso limite, ovvero l’incapacità di rinnovarsi, di coinvolgere nuovi strati di popolazione attraverso una politica unitaria. Quello che emerge attraverso il tesseramento è un partito che si auto-celebra, un PD che lascia la facoltà di decidere, in provincia di caserta, a potentati locali, ognuno dei quali spinto da interessi personali. In questo modo non si supera lo stallo del 4 marzo scorso, dove il M5S, in provincia di Caserta, ha fatto il pienone, e al quale adesso, in Terra di Lavoro, si sta affiancando una Lega che propugna un tesseramento a tappeto sul territorio, dove il feudatario di turno non esiste, bensì si tenta di coinvolgere la cittadinanza attiva.
Nulla di nuovo insomma. L’assenza di unità, più volte riscontrata, la si vede anche nel rapporto tra giovani e meno giovani del Partito. I GD, appunto, non sembrano essere diversi dai dinosauri che militano dall’altra parte. Anche i giovani dem rimangono “piatti” nelle idee e nel modus operandi. Se a livello nazionale la situazione è ampiamente critica, a livello locale qui a Caserta è assolutamente spaventosa e triste.