CASERTA – Sono tante le persone che ancora oggi ricordano la tragedia del 23 novembre 1980. Una serata come tante finché la terra non cominciò a tremare. Le aree maggiormente danneggiate furono tutta l’Irpinia e una parte della Basilicata. Anche la provincia di Caserta, fino ad allora vera Terra di Lavoro, subì danni rilevanti. La televisione interruppe subito i programmi per raccontare quanto era accaduto: migliaia di morti e feriti. Nelle città distrutte tutti erano sfollati.
Dopo il terremoto l’Italia si tranquillizzò eccetto quelle persone che per mesi, forse anche anni, hanno vissuto senza una casa. Oggi, 22 novembre, vigilia di quel dramma, vogliamo ripercorrere alcune vicende estremamente importanti che da quel lontano 1980 continuano ad avere ripercussioni sulla Provincia di Caserta, vicende che hanno trasformato la Brianza del Sud prima in “terra di sfollati” e dopo in “Terra dei Fuochi“. Quel 23 novembre, infatti, segna l’ingresso ufficiale della camorra business in Terra di Lavoro.
Il fallimento della politica
Speculazioni edilizie, truffa ai danni dello Stato, corruzione, associazione mafiosa, queste le condanne attribuite a politici, ingegneri e imprenditori che sulle spalle della povera gente hanno riempito le loro tasche, speculando sulla sofferenza di chi ha visto crollarsi addosso il proprio tetto.
Negli anni si susseguirono diversi governi fino ad oggi, in cui, passata l’era del sisma, sono arrivati “i fuochi”, sempre per mano della camorra. Nuovi affari, nuovi investimenti illeciti, ma sempre con un solo risultato: la distruzione morale, economica, sociale e politica di questo territorio.
Tante manifestazioni, tante associazioni, tutti per lottare, purtroppo solo a parole, contro la distruzione di un sistema ambientale e culturale iniziata in quell’ormai lontano novembre 1980. Lo vedemmo all’epoca con la corruzione della politica, lo vediamo ancora oggi, soprattutto quando ci rendiamo conto che forse queste Associazioni pro legalità si sono politicizzate e quindi completamente allontanate da quei valori portanti volti alla protezione dei diritti di ogni singolo cittadino e dell’ambiente.
Terra dei Fuochi ma da sempre Terra Dimenticata
Non è una storia, si tratta di dati di fatto: il degrado che oggi tanto lamentiamo in realtà risale a molto prima. La Terra dei Fuochi, lo sappiamo ormai, è della camorra che l’ha consacrata tale proprio con il sisma del 1980. Alcune nostre indagini evidenziano come i miliardi stanziati post sisma dovessero essere distribuiti negli appalti che, secondo le indagini della magistratura, erano già stati decisi in partenza.

Nel dicembre dello stesso anno la camorra iniziò ad intimidire ed uccidere, perché i denari da dividere erano troppi e non bastavano per tutti. Tra boss iniziò la lotta spargendo sangue ovunque. Il Sindaco di Pagani (SA) Marcello Torre fu ucciso poiché era probabilmente scomodo per il sistema criminale che all’epoca vide come maggior esponente il boss Cutolo.
Negli anni ’80 la mentalità mafiosa dilagò in tutto il sud dando origine ad un monopolio criminale degli appalti, dove i soldi pubblici confluivano nelle tasche di pochi intimi per lavori, a volte inutili e spesso inesistenti, dai costi altissimi e in tempi di realizzazione lunghissimi. Dunque i soldi stanziati o sparivano o venivano utilizzati male.
Il progresso della camorra da palazzinara a Ecocamorra
Prima degli anni ’80 la camorra era alle prime armi nel casertano, potremmo dire. Negli anni ’90, di fatto, nasce una camorra più grande e abile ma prima di tutto più pericolosa. Una volta esauriti i fondi stanziati per le costruzioni edili si svilupparono le Ecomafie, artefici della Terra dei Fuochi. Dal nord partivano, fino al blitz della Polizia Provinciale di Milano, centinaia di camion al giorno diretti verso la Puglia, la Calabria e la Campania, che al loro interno contenevano oltre alla terra anche 178.000 metri cubi di rifiuti. Questa terra mischiata con immondizia per anni è stata e forse continua ad essere utilizzata per edificare.
Dunque c’è da dire ancora molto. Negli anni ’90 finisce il boom della camorra edile e inizia quello della camorra netturbina. Il business dei rifiuti, però, non è mai finito, sennò non ci troveremmo oggi a parlare di Terra dei Fuochi, la nuova denominazione del sud Italia ma specialmente della Campania e del casertano.
Terra di Tumori
Nel 21esimo secolo, quello che stiamo vivendo con il maggior numero di casi di tumore, vede, sempre nel casertano, un sistema camorristico ancora più aggiornato e al passo con i tempi. I siti di stoccaggio, quelli che recentemente hanno preso fuoco uno di seguito all’altro, causano dispersione di diossina nell’aria, permettono alla camorra di gestire miliardi di euro all’anno. Soldi che ogni mese vengono versati dai cittadini onesti nelle casse pubbliche e che puntualmente favoriscono quel circolo vizioso iniziato 38 anni fa.

La Provincia di Caserta, quella che ultimamente assomiglia ad una candelina, adesso è rientrata in un piano speciale per il contrasto agli incendi di immondizie e al traffico dei rifiuti. Misure di controllo applicate forse troppo tardi. 20 anni fa fu il boss di camorra casertano Carmine Schiavone a profetizzare “in esclusiva” ai giudici la diffusione del cancro tra gli abitanti delle zone di Casapesenna, Casal di Principe e Castel Volturno. Lì, lo sversamento di scorie radioattive e di oli melmosi ha causato la morte di troppe persone.
A Caserta pochi giorni fa si è riunito un Vertice di Governo tra il Ministro Salvini, il Ministro Di Maio, il Premier Conte e il Prefetto di Caserta per dare inizio proprio a quel famoso Piano per il controllo delle ecomafie. A questo vertice di governo ha partecipato, altresì, su richiesta del Prefetto Ruberto, una bambina ammalata di tumore e non quelle Associazioni di volontariato, che usufruiscono anche di fondi pubblici, per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Non hanno partecipato i medici in qualità di esperti del fenomeno. Il problema sanità, infatti, non è stato affrontato nel piano anti ecomafie.
L’assenza della politica locale

Nessuna traccia, intanto, al summit governativo, del Consigliere Regionale e Presidente della Commissione Terra dei Fuochi Gianpiero Zinzi ed del Consigliere Regionale e Presidente della Commissione Ambiente Gennaro Oliviero.
La “Marcia dei 30.000” e la contrarietà del centro-destra
Nessun paragone, poi, con la “marcia dei 30.000” del novembre 2013, quando tutte le associazioni della Provincia di Caserta, guidate dal Vescovo Mons. Angelo Spinillo, scesero in piazza per dire basta alla Terra dei Fuochi. In quell’occasione la politica casertana e in particolare il centro-destra si opposero in modo deciso alla manifestazione che i cittadini invece misero in atto con determinazione e profondo senso civico. Oggi, invece, di quella passione civile rimane solo uno sbiadito ricordo o forse una bambina, già penalizzata dalla vita e dagli eventi, chiamata, ingiustamente, a parlare di fatti più grandi di lei.
A questo punto ci chiediamo: basterà l’esercito a fermare la camorra nella nostra amata terra?; basteranno le forze dell’ordine a cambiare una mentalità ed un modo di gestire affari ormai sedimentato, come i rifiuti, nel settore pubblico e privato?
Noi non possiamo che augurarci di sì, ma solo perché vogliamo ancora credere nel riscatto di questa terra.