CASERTA – Reclutavano giovani nigeriane nel Paese d’origine facendole arrivare in Italia dopo aver compiuto un rito “magico” grazie al quale le obbligavano a prostituirsi per restituire il debito. Quattro persone sono state arrestate questa mattina dagli agenti della Squadra mobile di Catania perché sono ritenute responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di sfruttamento della prostituzione. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa il 2 marzo 2019 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania, nei confronti di Helen Ihama, 42enne, intesa “Helen”, arrestata a GRICIGNANO DI AVERSA (Caserta); Eddy Ihama, 36enne, inteso “Daddy”, arrestato a FRIGNANO (Caserta); Epios Amolwi, 31enne, intesa “Infoma”, arrestata a FRIGNANO (Caserta); Juliet Eghianruwa, 25enne, intesa “Agadda” e “mamma di Destiny”, arrestata a CASAPESENNA (Caserta).
Gli arrestati sono responsabili, a vario titolo, in concorso con altri soggetti allo stato non identificati in Nigeria e in Libia, del delitto di tratta di persone pluriaggravato dalla transnazionalità del reato, dall’aver agito in danno di minori, esponendo le persone offese a un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (avendo fatto loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali, che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti, esponendole a un altissimo rischio di naufragio) nonché dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di sfruttamento della prostituzione.
L’indagine ha preso avvio dalle dichiarazioni di una giovane nigeriana che all’epoca dei fatti era minorenne; dopo essere stata sottoposta al rito esoterico ju-ju, si era impegnata a ripagare il debito di ingaggio pari a circa 20mila euro e aveva lasciato la Nigeria, attraversato la Libia ed era arrivata in Italia a luglio del 2016. Gli investigatori di Catania sono riusciti a identificare la “madame” e ad appurare che il caso non era isolato poiché la donna aveva reclutato altre connazionali già “messe a reddito” facendole prostituire su strada; la “madame” aveva anche il controllo di numerose “postazioni lavorative” nella provincia di Caserta. La donna concedeva le postazioni sulla strada a connazionali, in cambio di un corrispettivo mensile in denaro pari a circa 100 euro: la postazione veniva chiamata “Ugbo” ovvero “il terreno”, ad indicare proprio i pochi metri di strada assegnati per reclutare clienti.
L’indagine ha consentito, inoltre, di identificare gli altri indagati, alcuni dei quali legati alla donna da rapporti di parentela o affinità, come il fratello e la moglie di quest’ultimo; entrambi svolgevano la stessa attività nel settore della tratta di esseri umani ed erano in costante contatto con la parente anche per commentare l’andamento dei reciproci affari. I quattro indagati dono stati individuati nelle rispettive abitazioni dagli agenti della Squadra mobile di Catania, in collaborazione con quelli di Caserta e sono stati associati al carcere di Caserta disposizione dell’autorità giudiziaria.