CASERTA. Vicenda cave, la FilCa Cisl chiede incontro urgente a De Luca, Bonavitacola e Marino

Al centro la questione lavoratori

CASERTA – Dopo il caos politico dei giorni scorsi che ha indotto la Giunta Regionale a ritirare l’articolo 4 del D.L. che ricordiamo prevedeva la proroga per le attività estrattive, iniziano ad emergere i primi problemi causati da tale decisione.

Con una nota scritta del 2 agosto 2019, la FilCa Cisl ha chiesto al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, al Vicepresidente Fulvio Bonavitacola e al Sindaco di Caserta Carlo Marino “un incontro urgente per esporre i gravi problemi occupazionali che ne deriverebbero in caso di mancata prospettiva per i lavoratori. Per altro anche dal punto di vista della tutela ambientale andrebbero adottate proposte per la riconversione ambientale dei siti allo stato non ultimata” .

E’ necessario, a questo punto, un’analisi più approfondita del caso soffermandosi su quello che e’ diventato un vero e proprio problema occupazionale e sociale.

Quando un rappresentante istituzionale, sia esso un Consigliere Regionale, un Sindaco, un Assessore o un Consigliere Comunale, decide di scendere in campo e intestarsi battaglie politiche come quella contro le  Cave, dovrebbe affrontare la questione in una prospettiva globale e non invece secondo segmenti pre-concettuali.

La chiusura delle Cave provocherà gradualmente ed inevitabilmente la perdita di numerosi posti di lavoro. Un lato, quello occupazionale, che dal nostro punto di vista merita sempre un ruolo di primo piano anche perchè non dobbiamo dimenticare che viviamo in una provincia dove il tasso di disoccupazione è molto più alto di quello della media nazionale. Ma procediamo con ordine.

La Giunta Caldoro, aveva rilasciato a tutte le attività estrattive della Regione Campania, e quindi anche alle aree interessate al Policlinico di Caserta, una concessione valida fino al 30/12/2020. Successivamente poi Vincenzo De Luca con legge regionale n.22 del 2017 aveva stabilito che le attività estrattive della intera Regione Campania fossero prorogate per ulteriori tre anni, eccezion fatta per le aree interessate al Policlinico di Caserta alle quali veniva autorizzato il prosieguo delle attività già autorizzate entro e non oltre il 30 giugno 2019 data prevista per l’apertura del Policlinico.

E così, mentre i lavori del Policlinico di Caserta rappresentano solo dei proclami destinati ad animare un cantiere edile praticamente morto, le attività estrattive adiacenti subiscono, rispetto alle altre imprese dello stesso genere in Campania, un doppio danno: ad esse, infatti, non solo viene negata la proroga triennale e, alle stesse, inoltre, vengono ridotti i termini della proroga concessa dalla Giunta Caldoro, ovvero dal 30 dicembre 2020 al 30 giugno 2019. Stiamo parlando di attività imprenditoriali con un congruo numero di lavoratori dipendenti alle quali la Regione comunica una chiusura anticipata di 18 mesi. Il tutto, lo ripetiamo, nel nome di un Policlinico che assume sempre di più le sembianze di una vera e propria cattedrale nel deserto.

Arrivati al 30 Giugno 2019 la Giunta De Luca, considerato che i lavori del Policlinico di Caserta erano, nonostante il crono-programma fissato, ad un punto morto, con l’ormai famigerato articolo 4 abrogava per le aree adiacenti al Policlinico di Caserta il termine del 30 Giugno 2019 e alle stesse aree veniva concessa una proroga a tempo indeterminato e comunque subordinata all’apertura del Policlinico.

Da tale proposta della Giunta Regionale è scaturito il tam tam mediatico della politica casertana che ha chiesto ed ottenuto dalla Regione l’abrogazione dell’ articolo 4. A questo punto viene spontanea una considerazione: se da una parte si può discutere sul contenuto dell’articolo 4 della Legge Semplificazioni proposto dalla Regione, dall’altra, crediamo, sia sacrosanto il fatto che, considerato la mancata apertura del Policlinico entro Giugno 2019, le Cave casertane possano rientrare nella concessione della Giunta Caldoro con termine 30 Dicembre 2020.